Manifestazioni davanti alle discariche, cortei, videoclip, flash mob. Ieri mattina la città delle fabbriche è stata monopolizzata dalla protesta di duemila studenti, in lotta contro il biocidio. FOTOGALLERY
Avrebbero potuto farne a meno restando a casa, avrebbero potuto approfittare delle occupazioni per dormire fino a tardi. E invece no. Contro disastro ambientale e abbandono delle scuole i giovani di Pomigliano e dintorni danno prova di un senso di responsabilità capace di far impallidire chiunque. Alle otto del mattino gli studenti lasciano il liceo classico scientifico Imbriani, occupato da giorni. Percorrono a piedi la provinciale vicina, che collega Pomigliano con Acerra. Marciano in stile militare, battendo la cadenza, fino a piazzare un presidio con tanto di striscione tra una discarica abusiva e il sito comunale di trasferenza dei rifiuti.
La “monnezza” è lì, a un tiro di schioppo dalla loro scuola. Sono determinati questi ragazzi. Determinati e organizzati. Sul posto girano un video che finisce nella fornace di Youtube. La clip si chiama “Cento passi al degrado” , titolo che ricorda quello del film sull’assassinio di Peppino Impastato, martire di mafia. L’abitazione di Peppino si trovava a cento passi da quella del suo carnefice, il boss Gaetano Badalamenti. Nel caso i cento passi sono quelli che separano scuola e abitazioni di Pomigliano da quella che i ragazzi considerano comunque una morte sicura. Lenta, ma pur sempre una morte: il biocidio. “Camorrista: e se tuo figlio si ammala ? “, uno dei tanti striscioni-choc preparati dagli studenti.
Quindi, alle nove e trenta, duemila ragazzi di tutti gli istituti superiori della città delle fabbriche si ritrovano davanti alla stazione principale della circumvesuviana. Ci sono tutti, quelli dell’Imbriani, degli altri due licei di Pomigliano, il Cantone e il Serao, del professionale Europa, dell’Itis Barsanti. Col sorriso nei volti e il tumore nei polmoni “, la scritta piazzata in testa al corteo. ” Ci siamo coordinati, la motivazione principale è il disastro ambientale, ma anche l’abbandono della scuola da parte delle istituzioni “, spiegano quasi in coro Manuel Meladri, Gianluigi Renzi, Alessandro Conelli, Tania Perna. ” Sono fiera di quello che abbiamo creato: potevamo starcene a casa e invece siamo qui “, puntualizza orgogliosa Fiorella Ciccarelli. E’ proprio un fiume in piena. Un’onda che da Napoli a tutto l’hinterland non vuole fermarsi. Dal ponte della vesuviana si nota la marea degli studenti.
Dopo aver attraversato il centro della città il corteo si ferma sotto le mura del municipio. I ragazzi si accovacciano davanti all’ingresso del comune. Scatta il flash mob: tutti a tossire. Mimare la tosse come segnale di cancro, tosse come l’abbandono a cui si è costretti da troppo tempo. La protesta è organizzata nei minimi dettagli. Nessuno urla, nessuno si abbandona a facili insulti. Forse perciò l’appello alle istituzioni, locali e non solo, sembra far più rumore. ” Tutto questo ci dà energia, mi sento di aver fatto qualcosa di importante per tutti noi, qualcosa di veramente utile “, il sorriso stampato sul volto di Marilia Fico, una delle ragazze impegnate nella ribellione civile contro l’inquinamento, contro la morte invisibile che continua a uccidere.




