Per l’Associazione nazionale dei comuni italiani è fuorviante parlare di sbalzo delle aliquote deciso a livello locale: “Quando si parla di imposizione immobiliare, la trasparenza da parte dei Comuni è massima e si attiene alla prescrizioni di legge”.
“Nessun balzo aliquote deciso dai Comuni”: è quanto affermato dall’Anci a proposito della Tasi, Tassa sui Servizi Indivisibili, l’imposta comunale istituita dalla legge di stabilità 2014, che riguarda i servizi comunali rivolti alla collettività, come ad esempio la manutenzione stradale o l’illuminazione comunale.
La grande novità della Tasi è che il soggetto passivo non è solo il proprietario dei fabbricati, compresa l’abitazione principale, le aree scoperte e le aree edificabili, ma anche l’affittuario che verserà solo una parte del totale compresa fra il 10% ed il 30% secondo quanto stabilito dal Comune nel regolamento della Tasi. “Quando si parla di imposizione immobiliare, la trasparenza da parte dei Comuni è massima e si attiene alla prescrizioni di legge. Riguardo poi le aliquote stabilite dalle singole amministrazioni, non si è assistito ad alcun ‘balzo’ deciso a livello locale, ma alla naturale conseguenza delle scelte imposte dal Governo e dalla legge”, precisa l’Anci rintuzzando:
“I Comuni hanno l’obbligo di indicare i servizi indivisibili con i relativi costi all’interno del regolamento della Tasi ma non di determinare quanto del costo di ciascun servizio venga finanziato con il gettito. La norma parla di indicazione dei servizi e dei costi in modo analitico, ma non indica le modalità di esposizione dei dati, che è auspicabile siano uniformati, per non dar luogo a malintesi nella lettura dei dati stessi”.
Riguardo poi le scelte dei Comuni in materia di aliquote Tasi, “l’analisi delle decisioni – prosegue la nota dell’ANCI – deve considerare che la legge stabilisce che la Tasi nel suo complesso debba compensare il gettito dell’Imu sull’abitazione principale abolita; che il Governo e il Parlamento hanno fatto la scelta di non mantenere nella Tasi le agevolazioni di base sull’abitazione principale (come invece accadeva con l’Imu); che i Comuni hanno subito begli ultimi tre anni tagli di risorse per oltre 8,5 miliardi, ai quali si aggiungono i circa 9 miliardi di vincoli del Patto di stabilità. I tagli sono stati solo in parte compensati dalla maggiore pressione fiscale, resasi obbligata per fornire un ulteriore contributo alla finanza pubblica e garantire i servizi essenziali ai cittadini”.
Per l’Associazione, indi, non si può parlare si balzo delle aliquote deciso a livello locale: “Anche in questo caso – conclude Anci – l’autonomia dei Comuni ha fortemente risentito delle imposizioni e delle restrizioni di finanza operate a livello centrale”.
(Fonte foto: Rete Internet)


