Mobilitazione tra Napoli e Pomigliano. Sotto la Regione hanno manifestato un centinaio di operai Slai Cobas e Fiom. E alla Fiat i Cobas hanno messo a segno un blocco simbolico. Nel picchetto anche don Peppino Gambardella. Video e foto
“Non possiamo stare a guardare mentre questi ci ammazzano: Maria è viva e vuole che combattiamo”. Vittorio Granillo, leader locale degli autorganizzati dello Slai Cobas vomita parole molto dure all’indirizzo della giunta regionale della Campania.
Alle undici del mattino un centinaio di operai, in gran parte militanti e simpatizzanti dello Slai, ma anche della Fiom, sono riuniti davanti all’ingresso del palazzo della presidenza della giunta campana, Santa Lucia, pieno centro turistico di Napoli. L’atmosfera è di quelle molto tese. Bandiere rosse al vento si manifesta per Maria Baratto, l’operaia 47enne del reparto logistico Fiat di Nola, cassintegrata da anni insieme ad altri 300 colleghi. La donna qualche giorno fa si è tolta la vita nel suo alloggio di Acerra. Terribili i particolari del tragico gesto. Per uccidersi Maria si è inferta una serie di coltellate all’addome.
“Vogliamo sapere quanto la Regione ha speso per la Fiat, e vogliamo saperlo subito”, avverte Granillo. “Siamo con voi, siamo con tutti voi per sostenere questa lotta”, aggiunge Franco Percuoco, responsabile provinciale della Fiom per il settore automobilistico. Accanto a Granillo e a Percuoco c’è Arcangelo De Falco, operaio Fiat e militante dei metalmeccanici Cgil ma, soprattutto, fratello di Eddy De Falco, il piccolo commerciante di Casalnuovo che si è suicidato dopo aver subito una multa di 2000 euro dagli ispettori del lavoro. Da brivido il suo interrogativo: “Quanti suicidi ancora dobbiamo aspettarci prima che questi facciano qualcosa?”. La folla preme sotto la Regione. Granillo e Percuoco hanno chiesto un incontro con la giunta Caldoro.
Dopo due ore la tensione si stempera: l’assessore al Lavoro, Severino Nappi, convoca un tavolo per il prossimo 10 giugno nella sede del suo assessorato. Oggetto: gli interrogativi sullo sviluppo occupazionale e produttivo della Fiat di Nola e di Pomigliano. “Ma già nei prossimi giorni organizzeremo altri importanti appuntamenti: la rinascita del movimento operaio deve partire da qui”, chiude Granillo. Poco dopo l’una la tensione a Santa Lucia lascia lo spazio al sereno, almeno quello climatico. Rabbia che si stempera proprio quando comincia un altro momento di mobilitazione, quello che davanti al varco principale della Fiat di Pomigliano vede impegnati gli attivisti Cobas del comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat, alcuni giovani dei centri sociali e un gruppo di attivisti del Movimento Disoccupati Organizzati di Acerra.
Una dozzina di persone in tutto. Ma è un’iniziativa che si riempie di significato perché trova un sostenitore molto particolare, don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di Pomigliano, meglio conosciuto come il prete degli operai. “Non potevo non essere qui – afferma, tono pacato ma deciso, il sacerdote – quello che è successo è terribile: come seguace di Gesù devo stare accanto a chi soffre”. E’ un attimo. Mimmo Mignano, licenziato Fiat, Rosario Monda e Marco Cusano, due cassintegrati del Wcl, stendono lungo il varco carrabile un lungo striscione. E Don Peppino li aiuta: si piazza sulla strada accanto a loro, nel picchetto, anche lui striscione nei pugni. Il blocco è immediato: si forma subito una lunga fila di auto zeppe di operai che si apprestano a raggiungere la catena di montaggio per il secondo turno di lavoro.
Poi però interviene la polizia e il picchetto si scioglie senza colpo ferire: nessun incidente. “ Mai più morti“, dice don Peppino dal megafono. “Per il momento è stato solo un picchetto simbolico”, precisa Mignano. Un quarto alle due: anche a Pomigliano torna la calma. Ma la sensazione è quella della tregua armata.


