Oltre ottocento i partecipanti all’evento che si è svolto al Palazzo delle Arti di Napoli dal 21 al 23 settembre. Molto partecipati i dibattiti sui vari panel proposti, tra i quali quello inerente il giornalismo precario. LE FOTO
É terminato il "Festival del Giornalismo Giovane", la manifestazione dedicata a tutti gli under 35 che lavorano o aspirano a lavorare nel giornalismo e nella comunicazione, organizzata da Youth Press Italia (l’associazione nazionale dei giovani giornalisti).
All’evento, che si è svolto dal 21 al 23 settembre presso il Palazzo delle Arti di Napoli, hanno partecipato ben 800 giovani provenienti da diverse città d’Italia e sono stati loro i veri protagonisti della kermesse, partecipando attivamente ai diversi panel in programma ed animandoli con i loro interventi. La sala posta al terzo piano del PAN è stata invasa dai giovani giornalisti per tre giornate, durante le quali si sono dibattuti diversi temi quali il giornalismo scolastico e universitario, il giornalismo di frontiera ed antimafia, la lotta al precariato e l’accesso alla professione argomento, quest’ultimo, che ha sancito la chiusura dell’intera kermesse.
Per l’occasione, il giovane presidente di Youth Press Italia, Simone d’Antonio, ha introdotto i diversi relatori di questa tematica, tra i quali ricordiamo, oltre a Paolo Butturini, segretario di Assostampa Romana e Valeria Callicchio di Errori di Stampa anche Enzo Iacopino, presidente Ordine dei Giornalisti, presente a tutti e tre i giorni del Festival, che ha additato gli editori come «i veri nemici dei giornalisti» e ha affermato che «i cittadini devono sapere chi paga cifre ridicole ad articolo e se li coinvolgessimo, vinceremmo la nostra battaglia». Sulla stessa lunghezza onda del presidente Iacopino si è inserito Roberto Natale, presidente FNSI, per il quale bisogna «togliere agli editori il potere quasi smisurato sull’informazione» ed auspicare che «l’accesso alla formazione avvenga solo con lo studio».
L’onorevole Enzo Carra ha, invece, parlato dell’eurocompenso, che serve ad ancorare il corrispettivo per i collaboratori esterni, freelance e precari dei giornali, a parametri tali per cui il loro lavoro non sia pagato meno della media dei giornalisti contrattualizzati. «Il testo della legge è già stato trasmesso a Palazzo Chigi e non credo ci siano grosse difficoltà per l’approvazione – ha chiosato il deputato dell’UdC – Il lavoratore va trattato da uomo e non da schiavo ma questo non deve valere solo per il mondo del giornalismo ma per tutte le categorie lavoratrici del nostro Paese». Un’alta affluenza di giovani si è registrata in particolare per il dibattito che si è svolto sabato 22 settembre su "Giornalismo precario: la situazione in Italia e nel Mezzogiorno", organizzato dal Coordinamento Giornalisti Precari della Campania e da Errori di Stampa.
A moderare l’incontro è stato ancora Simone d’Antonio che ha introdotto Ciro Pellegrino, del Coordinamento campano, il quale ha subito "dato i numeri": «Un anno fa presentai un’indagine sul nostro settore in Campiania ed è venuto fuori che il 66% di giornalisti sono precari ed il 23% senza occupazione ma i numeri sono in aumento nel corso di questi mesi e c’è anche molta gente che ha rinunciato a fare questo mestiere. Purtroppo abbiamo a che fare con una realtà sconfortante: giornali che non assumono, siti web e giornali che non pagano, concorsi in RAI che non vengono mai fatti e l’informazione manipolata».
Pellegrino si è scagliato contro gli assurdi e miseri compensi ad articolo «3-5 euro quando ci sono», contro i pensionati che tolgono spazio ai giovani, contro i giornalisti garantiti che «non capiscono il senso della battaglia dei precari» ed in particolare contro la Regione Campania ed i gruppi politici. «La politica ha i fondi per la comunicazione ma i giornalisti lavorano in nero. In questi giorni ho ricevuto diverse mail con tremendi racconti: addirittura una persona mi ha detto che voleva suicidarsi. Dobbiamo fare massa comune, dobbiamo consegnare ai colleghi che verranno un mestiere più chiaro. Non abbattiamoci e diciamo di no a tutto questo sistema. La dignità non vale 3 euro».
Al dibattito erano presenti anche Amalia De Simone e Valerio Ceva Grimaldi che hanno raccontato le loro agghiaccianti testimonianze. La giornalista del "Corriere della Sera" è un’ex cronista de "Il Mattino" dal quale ha ricevuto una richiesta di risarcimento danni da 52mila euro, per un articolo sui beni confiscati nell’area vesuviana. «Il Mattino non ha imparato molto dall’esperienza di Giancarlo Siani – ha affermato la De Simone – Ho sempre creduto fino alla fine alla promessa di assunzione e ho fatto causa al giornale per me stessa, per la mia dignità. Il Premio Siani, inoltre, verrà consegnato nella sede del Mattino. Quanta ipocrisia!». Il vicedirettore del quotidiano ecologista "Terra", ha raccontato di stipendi arretrati, due mesi di sciopero, e di aver pagato lui le bollette del telefono nella redazione: «Agli editori non interessava nulla se non i profitti, hanno sfruttato 20 persone e distrutto un sogno».
Valeria Calicchio di Errori di Stampa, che riunisce i giornalisti precari romani, ha ricordato l’esistenza della Carta di Firenze, documento che tutela i cronisti d’Italia ed attaccato l’editore Carlo De Benedetti (gruppo "L’Espresso") «il quale una volta disse che i giornalisti lo dovrebbero solo ringraziare perché gli dà visibilità ma si dovrebbe vergognare perché un giornalista professionista non vuole visibilità per sé stesso ma lavora per fare informazione, dare notizie, e per questo lavoro deve essere adeguatamente ripagato e tutelato. Voi ragazzi dovete respingere queste prese in giro: agitatevi, studiate, non fatevi prendere per i fondelli e se non vi pagano allora piegate le braccia». Il presidente dell’ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, ha assicurato la massima disponibilità per ogni tipo di aiuto ed ha fatto un appello ai giornalisti con il contratto:
«Schieratevi al fianco dei precari!». Al meeting era presente anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris che ha dichiarato testuale: «Mi impegno di vigilare sui contratti e gli incarichi dati dall’amministrazione ai giornalisti e affinché sia presto sbloccata la situazione di un bene confiscato assegnato al Coordinamento, che purtroppo non si riesce ad occupare a causa delle minacce ricevute in zona. Il lavoro del giornalista è simile a quello del magistrato: per avere un’informazione autonoma, è necessario essere liberi ed è importante far consolidare i diritti nel mondo dell’informazione. Ci sono ragazzi che scrivono per un euro rischiando la pelle e pezzi di casta. C’è bisogno di un’informazione più libera e plurale nel nostro Paese».

