Emma Pezzella, di Caivano, è disperata. 47 anni, marito e quattro figli, tutti disoccupati, è in cassa integrazione dal 2009, da quando è stata trasferita dalla Fiat di Pomigliano al nuovo reparto di Nola. Che non è mai entrato in funzione .
Cosa fanno i suoi figli e cos’è accaduto a suo marito?
“Ho quattro figli. Due si sono diplomati all’istituto alberghiero ma non riescono a trovare lavoro. Un altro ha 14 anni e va a scuola all’ Itis di Caivano. Poi c’è l’ultima, è una bambina. Ha 8 anni e va alla scuola elementare. Mio marito, Giuseppe Savino, ha 46 anni ed è un operaio. E’ stato licenziato quattro anni fa. Lui è un marmista ma non ha trovato più lavoro. Dopo che è stato licenziato ha avuto un grave infarto. Ora è un cardiopatico disoccupato e senza pensione”.
Si è rivolta ai sindacati, è iscritta a qualche organizzazione?
“Sono stata iscritta prima alla Uilm e poi allo Slai Cobas. Ma allo Slai solo per necessità. Poi mi sono cancellata e adesso non sono iscritta più a nessun sindacato. Non credo più nei sindacati. Ci hanno venduti e ancora adesso lo fanno”.
Prima di andare nel nuovo impianto di Nola dove lavorava?
“Sono un’operaia rcl, a ridotte capacità lavorative. Ho lavorato per 15 anni nella catena di montaggio della Fiat. Poi mi hanno assegnato la mansione di cambista. Quindi sono andata sulla pista di collaudo e infine sono giunta nella preparazione, nel reparto 159 linea b5. Sono in Fiat da 24 anni quasi”.
Cosa pensa di tutto quello che sta succedendo alla Fiat di Pomigliano e nel suo indotto?
“Sono allibita. Perché ci sono ragazzi che non hanno famiglia e stanno lavorando mentre padri e madri come me, con famiglie numerose da mantenere, se ne devono stare a casa. Poi sono arrabbiata perché ci sono tanti iscritti ai vari sindacati che stanno lavorando e poi m’incazzo di più perché vedo operai iscritti alla Fiom che non hanno voluto firmare il contratto Panda ma che stanno lavorando lo stesso. Sì è vero, loro hanno fatto causa per discriminazione. Ma mi sento trattata ingiustamente lo stesso. E’ uno schifo totale. Ecco cosa penso: i sindacati invece di proteggerci si combattono tra loro col risultato che abbiamo perso tutti credibilità”.
Come vive, a quanto ammonta il suo salario della cassa integrazione?
“Io non ce la faccio più. Arrivo al 15 del mese che non posso più mangiare. Mi sono indebitata con gli strozzini e devo pagare”.
Gli strozzini?
“Sì. Non mi vergogno a dirlo. La Fiat deve sapere che ci siamo anche noi del reparto logistico di Nola. Io sto cercando un lavoro da domestica ma non trovo nulla. La scuola di mio figlio mi chiama perché non ho potuto comprare i libri per i miei figli. Coma mamma mi sento una nullità. Ho pensato tante volte di togliermi la vita ma non l’ho ancora fatto perché penso ai miei figli. Sono andata all’assistenza sociale che però mi dice sempre le stesse cose. Non ce la faccio più. Voglio lavorare, devo assolutamente lavorare ! Il mio stipendio è di circa 1200 euro al mese ma ho dei debiti sulla busta paga e anche quelli fuori busta, con gli strozzini. Le bollette, la casa, il cibo: è tutto molto caro perché in famiglia siamo sei persone. Ecco tutto, grazie”.
P.s.: Signora Emma, noi tutti le dobbiamo dire grazie, per il suo coraggio di tirare avanti onestamente. Nonostante tutto.


