Somma, la tammurriata in una tesi di laurea

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Sabato 22 giugno in piazza Vittorio Emanuele III l’evento, poi tutto il pubblico sarà invitato ad unirsi alle danze.

Una tesi di laurea su una delle più antiche tradizioni sommesi: la tammurriata. Roberta D’Amore, la prima studentessa della città a laurearsi in discipline coreutiche (dal greco: arte della danza corale) presso l’Istituto di Alta Cultura «Accademia Nazionale di Danza» di Roma, donerà sabato 22 giugno alla sua città natale il proprio elaborato « ‘O Ball’ ‘ncopp o’ tammurro», analisi della tammurriata sommese attraverso le teorie di Doris Humphrey, Rudolf Laban e Émile Jaques – Dalcroze: un laboratorio metodologico».

L’evento, organizzato dall’associazione culturale “Sikinnis” con il patrocinio del Comune di Somma Vesuviana, si terrà in piazza Vittorio Emanuele III alle ore 18.00. Alla donazione interverranno la Professoressa Cristina Caponera, docente presso l’ Accademia Nazionale di Danza; Mariangela Parisi, vicepresidente dell’associazione culturale «Sikinnis»; Domenico Angrisani dell’associazione culturale «Il Torchio» e Aurelio Cerciello, direttore della biblioteca comunale di Somma Vesuviana. Farà seguito l’esibizione delle allieve dell’Accademia Vesuviana di Danza, diretta da Rosalba Cesare, accompagnate dalla Paranza del Torchio.

La perfomance è il risultato finale del lavoro di ricerca e di metodologia su cui è stato incentrato il lavoro di tesi ed è il frutto della collaborazione tra Roberta D’Amore e Domenico Angrisani, architetto impegnato da anni nella promozione delle tradizioni coreutico- musicali locali tramite il laboratorio di «danza sul tamburo» tenuto presso Il Torchio. L’originale lavoro, che affronta l’analisi coreutica delle tammurriate sommesi, è un omaggio alle radici della cultura locale. Per la prima volta le tammurriate, generalmente studiate dal punto di vista musicale, sono indagate sotto l’aspetto gestuale e del movimento, applicando le teorie di pensatori della danza contemporanea di inizio novecento.

«Radici», il titolo della coreografia presentata, evoca la volontà di coniugare tradizione e innovazione, promuovendo l’idea di un accademismo contaminato dal folclore della cultura locale. Al termine dell’esibizione, l’intero pubblico sarà chiamato ad unirsi alla tammurriata per riscoprire un’idea di danza intesa come linguaggio collettivo.

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