Somma Vesuviana. Se un bar attacca frontalmente gli Uffici comunali

Data:

La revoca dell’autorizzazione ad occupare il suolo pubblico ha scatenato lo sdegno del bar in piazza. Oggi, si paga l’eccessiva leggerezza con cui fu rilasciato il permesso.

“Vergogna!!!Uffici burattini mandano a casa dieci famiglie”. Questa la scritta, a caratteri cubitali, che da ieri troneggia sull’insegna del Bar Giulia in piazza Vittorio Emanuele III che, dopo aver subito la rimozione coatta della padana e delle fioriere, in segno di protesta ha abbassato le serrande. Prima un manifesto in bella vista e, poche ore dopo, un lungo striscione che non poteva non attirare la curiosità di numerosi passanti che, ad alta voce, si sono chiesti: “Chi sono i burattini e chi i burattinai?” “Chi ha permesso che 10 persone perdessero il lavoro?” “Chi sono i responsabili?”.

In realtà la travagliata storia dell’imprenditore Leonessa risale a circa tre anni fa, ovvero da quando agli inizi del 2011 presentò all’ufficio commercio, diretto dall’architetto Monica D’Amore, la richiesta di occupazione del suolo pubblico adiacente al bar, ubicato nella centralissima piazza Vittorio Emanuele III, nei pressi di un incrocio, di fronte ad una scuola e a due passi dal Palazzo Comunale. L’ufficio di competenza, in collaborazione con l’ufficio di polizia municipale, diretto a quel tempo da Vincenzo Di Palma, cercò di soddisfare le richieste dell’imprenditore e autorizzò l’occupazione del suolo pubblico e poi, per un periodo limitato a 90 gg, l’istallazione di un gazebo.

Immediatamente, anche ai non addetti ai lavori, balzarono agli occhi le criticità di quell’autorizzazione, con una struttura che andava oltre i limiti previsti e sporgeva troppo al centro della strada. Tra l’altro, l’occupazione del suolo e le relative autorizzazioni concesse confliggevano con una ordinanza sindacale, la numero 137, che nel regolamentare la circolazione della piazza ordinava di “istituire il percorso pedonale e di rimuovere tutti gli ostacoli lungo tutto il percorso e per una lunghezza di metri 1,20 attigua al marciapiede”. Fatto sta che all’imprenditore, che aveva già pagato l’oneroso canone richiesto, fu ordinato di rimuovere l’enorme gazebo e di ridimensionare l’occupazione del suolo.

Da allora, sotto gli occhi di tutti, si è assistito ad un continuo montare, smontare, restringere e misurare gli spazi occupati, finchè , a distanza di quasi tre anni, lo stesso ufficio che aveva concesso le autorizzazioni pochi giorni fa ha respinto il rinnovo delle stesse, ordinando la rimozione ad horas dei manufatti, attrezzature e pedana di mq 55 antistante l’esercizio commerciale in questione. L’ordine di rimozione era stato notificato il 16 maggio e, di fronte alla resistenza dell’imprenditore, ieri pomeriggio è intervenuta la polizia municipale che ha provveduto alla rimozione coatta a spese dell’impresa esercente. A questo punto, la risposta dell’imprenditore è stata la serrata corredata dal manifesto e dallo striscione di accuse verso chi ha trasformato un “piccolo salotto del gusto, in un campo di battaglia”.

Tra il detto e il non detto, l’imprenditore lascia intendere chiaramente che qualcuno dovrà assumersi la responsabilità della perdita del posto di lavoro di dieci famiglie. L’argomento sarà certamente al centro della contesa elettorale che vede contrapposti Allocca e Raia.
(Fonte foto: Facebook)

ARTICOLO CORRELATO

Condividi notizia sut:

I più letti

Chi ha letto questo articolo ha letto
Articoli correlati

Terzigno, Ferragosto sicuro: intensificazione dei controlli di prevenzione incendi boschivi

Riceviamo e pubblichiamo   In vista dei prossimi giorni di ferie...

Tufino /Marigliano. Controllo ispettivo presso agenzia di onoranze funebri: chiusura e sanzioni

A seguito di un controllo ispettivo effettuato dalla Polizia...

Somma Vesuviana, lettera in redazione : “La cittadella scolastica senza fognature?”

Riceviamo e pubblichiamo In questa ardente e infuocata estate voglio...