Presso l’aula magna del plesso di via S. Aloia è stato presentato il libro dello scrittore e giornalista “Giancarlo Siani. Passione e morte di un giornalista scomodo”. Attiva la partecipazione degli alunni all’evento.
Incontri con l’autore al Liceo Scientifico-Classico "E. Torricelli" di Somma Vesuviana. Ieri mattina, mercoledì 19 dicembre 2012, si è svolto l’incontro-dibattito con lo scrittore e giornalista Bruno De Stefano, che per l’occasione ha presentato ad una interessata platea di alunni il suo libro "Giancarlo Siani. Passione e morte di un giornalista scomodo".
Ad aprire i lavori è stato il preside del Liceo sommese Sabato D’Agostino il quale ha tracciato un breve profilo del giornalista de Il Mattino ucciso nel 1985 a soli 26 anni: «Siani era un ragazzo che aveva messo l’anima e purtroppo anche il corpo nel suo lavoro ed è morto perché aveva avuto il coraggio di raccontare le cose che aveva scoperto sulla camorra, la stessa camorra che negli anni ha ucciso un consigliere di Ottaviano nel 1980 (Domenico Beneventano del PC, ndr). L’altra notte, invece, è stato arrestato un ex candidato sindaco di Ottaviano (Pasquale Ciccarelli, ndr) perché ritenuto vicino ad un clan locale. Purtroppo tanta parte della politica di questa Nazione è collusa con la criminalità organizzata. È altresì importante caldeggiare incontri-dibattiti come questo, perché c’è la possibilità per tutti, specie per i ragazzi, di ragionare su cose che spesso a scuola sono lontane mille miglia e di potersi esprimere e confrontare».
Il professore Sergio D’Avino ha invece introdotto l’autore del libro il quale ha subito sottolineato il fatto che la decisione di scrivere di Siani è nata perché «la sua storia è interessante ed è stata trattata finora male. Il giornalista è stato ucciso non dalla camorra ma da Cosa nostra e la sua è la storia di un italiano perbene, un idealista morto perché faceva il proprio dovere senza l’intenzione di combattere contro la camorra. Fu, inoltre, ammazzato non per quello che ha scritto ma per quello che stava per scrivere sull’intreccio tra camorra e politica», ha affermato il giornalista professionista di origini sommesi commentando il suo desiderio di restituire al giornalista ucciso la sua dimensione di uomo:
«Troppo spesso si è voluto quasi santificare un uomo che ha fatto solo il suo dovere di cronista, dimenticando che da giovane di 26 anni quale egli era, amava la vita e rispettava il suo ruolo senza presunzioni. Siani non era un eroe, è solo capitato in una congiuntura sfortunata. Il libro è necessario perché è una vera e propria ricostruzione dei fatti accaduti mentre gli altri sono a metà tra il romanzo e la realtà. Lo stesso film "Fortapasc" è un’interpretazione di quella che fu la vita di Siani, pieno di situazioni e persone suggestive ma non vicine alla realtà del giornalista».
«I colpevoli della morte di Siani sono stati identificati, ma la verità delle circostanze della sua uccisione sono ancora nascoste; del resto, come accade tutt’oggi, ci sono notizie che è meglio non dire o ignorare perché gli editori sono spesso vicini ai potenti di turno: manca, dunque, la volontà intellettuale di fare ciò che un vero giornalista dovrebbe fare – ha continuato De Stefano – Il giornalista di Torre del Greco era l’anello debole di una catena di interessi che l’ha schiacciarlo, un ambiente del quale egli aveva fiducia, senza sospettare del groviglio di interessi politici, imprenditoriali e malavitosi di cui questo era costituito».
Il giornalista professionista che negli anni passati si è occupato in particolare di cronaca nera e giudiziaria ha poi risposto alle numerose e pungenti domande dei ragazzi presenti in sala, come quelle sul rapporto Stato-criminalità organizzata e sulle soluzioni da adottare per cambiare la realtà. «Il compromesso stato-mafia è sempre attivo e dopo 27 dall’assassinio di Siani, notiamo che la realtà non è cambiata. Lo Stato tratta tutti i giorni con la criminalità organizzata ed in alcune zone esso non ha vinto la battaglia sia perché in parte è inadeguato e sia perché la mafia è diventata oggi un’azienda che dà lavoro» ha affermato De Stefano concludendo il proprio intervento rivolgendosi direttamente ai ragazzi:
«Oggi avete gli strumenti per combattere la battaglia perché avete la possibilità di confrontarvi e siete più svegli delle generazioni passate. Voi giovani siete sì il futuro del domani ma è responsabilità di noi adulti darvi il buon esempio ed indirizzarvi su ciò che è lecito fare oppure no».






