Il sindaco a uscente a “Lo Smeraldo” spara a zero sull’avversaria: “Hanno tentato di aprire il mercato delle vacche chiamando tutti i miei più stretti collaboratori, gli stessi che oggi sono qui con me”. La competitor Raia, invece, passeggia tra la gente.
«Le mani sulla città» è un vecchio film (1963) di Francesco Rosi. Uno di quei film che chi sceglie l’impegno civile non può non ricordare, tanto è vero che la pellicola, ambientata a Napoli ma a rappresentare il malcostume di qualsiasi città italiana, è citata in un altro film, «I cento passi», sulla vita di Peppino Impastato.
Ha scelto dunque una citazione, il candidato sindaco, e primo cittadino attuale, Raffaele Allocca, per lanciare il j’accuse all’avversaria del ballottaggio, Paola Raia. Ieri sera, al complesso «Lo Smeraldo», circondato dalla sua gente, dai leader delle sue sei liste e da una folla che in questa campagna elettorale ancora non si era vista, nemmeno alle sue manifestazioni. Mauro Polliere, Antonio Granato, Giuseppe Di Palma, Giuseppe Sommese, Salvatore Di Sarno, Antonio Parisi, Sergio D’Avino, Gennaro Bottino, Pasquale Auriemma, molti di loro hanno portato un saluto chiedendo un ultimo sforzo agli elettori. La platea è stata poi tutta del sindaco uscente che per una volta non si è fossilizzato sull’elenco delle opere fatte, ma è passato all’attacco. Diretto, pesante, mirato. «Vogliono mettere le mani sulla città».
«Hanno dato il via al mercato delle vacche chiamando i miei più stretti collaboratori, gli stessi che ora sono accanto a me, hanno chiamato tutti, senza decoro, senza dignità, mettendo in atto una persecuzione». «Noi non siamo vacche, ma nemmeno iene o sciacalli, non abbiamo nulla da vendere». Chiusa la parentesi «animalista», il sindaco uscente si concentra sullo slogan della sua avversaria e prende la mira coinvolgendo anche un alleato della Raia, consigliere regionale Udc, Carmine Mocerino. «Dicono che c’è una ventata di nuovo, che l’aria sarà più pulita – incalza Allocca – io dico invece che c’è qualcosa di antico e di sporco che risale a quando il “terzo mercante del Tempio” (e qui cita, con nome e cognome Mocerino) era sindaco, alleato con le persone che oggi sostiene.
Si dimise e se ne andò, non ha mai spiegato perché. Era entrato in conflitto con gli alleati? Io non faccio pettegolezzi o illazioni come loro, racconto fatti: mi smentiscano». Allocca continua ironizzando sull’esito del primo turno: «Il presidente della Regione, consiglieri regionali, onorevoli, persino la Santanché e per cosa? Siamo dieci a zero, lo hanno deciso gli elettori che un modesto sindaco che ha ben amministrato fosse più di dieci punti sopra ad uno schieramento di forze simile». Si definisce «sindaco impiegato» interrotto dagli applausi: «Sono al vostro servizio, millantano, denigrano, la mia competitor ha persino detto che io mi vendo l’acqua, dicono che non abbiamo fatto nulla per le periferie, ma loro non le conoscono le periferie di Somma. La mia competitor ha detto di voler spostare l’isola ecologica, il nostro vanto, invidiato da tutti i comuni vicini».
Non fa l’elenco di opere di rito il sindaco Allocca in veste di candidato ma un po’ di risultati non rinuncia a snocciolarli, uno in particolare: «Quando siamo arrivati a Palazzo Torino le casse erano vuote, ora ci sono 7 milioni e 400 mila euro, questo è l’indice di una sana amministrazione». L’appello finale è chiaro, nell’intervento di Allocca che pure alla fine, a dieci giorni dal voto decisivo, fa crescere i toni e dice: «Non fermeranno la nostra marcia trionfale, noi siamo nati vincenti e lunedì 10 giugno saremo a Palazzo Torino, non riuscirà il tentativo di scippo, non consentiremo loro di rubare la città, di metterci sopra le mani e gestire la casa comunale in modo affaristico. Hanno fatto i conti senza l’oste. E l’oste sono io».
Mentre Allocca arringava la «sua» folla, Paola Raia sceglieva ieri il contatto diretto con i cittadini, con una passeggiata iniziata in via Napoli e via Marina terminata in serata al Casamale. Sul suo profilo Facebook la candidata scrive: «Abbiamo ascoltato tutti i cittadini, uno ad uno, questo significa prendersi i problemi della gente, ascoltarla anche per mezz’ora. Non siamo amanti delle poesie, ma dei fatti che possono cambiare questa città».


