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Scuola. Una firma per salvare la Storia dell’arte

Dopo lo scempio della riforma Gelmini, ecco la rivolta degli insegnanti. Una petizione per ripristinare la Storia dell’arte tra le materie scolastiche. Che ne sarà di questo “Bel Paese”?

La Storia dell’arte è scomparsa dalla scuola. Non c’è più. Ecco tutto. A deciderlo è stata la riforma scolastica lanciata dal ministro Gelmini nel 2010, che ha ridotto o eliminato del tutto le ore dedicate a questa disciplina in diversi indirizzi delle scuole secondarie superiori. Ebbene si, nel Paese della Sistina e del Colosseo, di Botticelli e di Caravaggio, l’arte è stata espulsa dalle scuole. Così per migliaia di studenti, anche dei licei classici, Leonardo e Michelangelo non saranno che nomi propri di persona. “Cose da cloaca”, avrebbe detto Garibaldi, cose che succedono solo da noi.

Eppure, a pochi anni dalla “mattanza” gelminiana, insegnanti e storici dell’arte hanno deciso di insorgere. Sul sito www.firmiamo.it è possibile aderire con una firma elettronica alla petizione Ripristiniamo Storia dell’arte nelle scuole, un’iniziativa lanciata per rivolgere un appello al ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. L’intento è, ovviamente, quello di spingere l’attuale ministro a rivedere la riforma e reinserire l’arte tra le materie scolastiche. Anche perché, come spiega sul sito la creatrice dell’inserzione Emanuela Colantonio, in passato si era persino cercato di inserire lo studio della Storia dell’arte nelle scuole primarie. Paradossale dunque la parziale o totale cancellazione della disciplina dalle scuole superiori.

Inoltre, come scrive sempre la Colantonio, “nel Paese dei Beni Culturali per eccellenza, impedire ai ragazzi di maturare una adeguata conoscenza del proprio patrimonio storico-artistico significa ostacolare una formazione culturale degna di questo nome, ma anche impedire la formazione di quel senso civico che tutti noi auspichiamo e che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura”.

L’eliminazione di una disciplina come la Storia dell’arte, aggiungerei, non è solo un oltraggio al patrimonio culturale nostrano, per cui, è altamente probabile, gli studenti non avranno in futuro alcun rispetto, ma soprattutto uno duro colpo al sistema scolastico italiano che, con questa scelta, si dimostra ancora legato ad una mentalità pressoché ottocentesca che predilige lo studio della Letteratura a discapito delle altre, pur importanti, discipline umanistiche.

Perché se è vero che “leggere è il cibo della mente”, è anche vero che, nell’ottica della storiografia moderna, lo studio della Letteratura è perfettamente comparabile e complementare a quello dell’Arte, attraverso cui è possibile ricostruire, in modo altrettanto specifico, lo scenario storico e il pensiero del tempo. Come dire che la Divina Commedia merita più studio della Cappella Sistina? La soppressione o la riduzione delle ore dedicate alla Storia dell’arte nelle scuole italiane è quindi sintomo soprattutto di un’ignoranza istituzionale che fa davvero rabbrividire.

La cosa assurda è che questa scelta sia stata presa proprio qui, in Italia, considerata da secoli la patria dell’arte, dove il turismo culturale è nato e dove il turismo culturale può davvero essere un volano per l’economia. Così, se da una parte la politica italiana continua a parlare di investimenti nella cultura, dall’altra sono gli stessi politici a negare alle generazioni future lo studio dell’arte. Un paradosso che non ha spiegazioni, se non in quel continuo atteggiamento ipocrita delle istituzioni nostrane che fa solo uscir dai gangheri, per non dire altro.

In attesa di un miracolo del ministro Carrozza, non ci resta che sperare che gli studenti di oggi, cittadini degli anni futuri, continuino nonostante tutto a preservare e valorizzare la storia. Perché la Bellezza è anzitutto un valore e l’Arte una delle massime espressioni dello spirito umano. Denigrarla è da beceri, ma ignorarla è follia. Cosa ne sarà del “Bel Paese” se la Bellezza scompare dalle scuole?
(Fonte foto: Rete Internet)

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