Mimmo Mignano, operaio licenziato dalla Fiat, parla dei tafferugli di ieri a Città della Scienza e della sospensione del concerto nell’area del museo, distrutto a marzo da un incendio doloso.
Voi Cobas della Fiat cosa ci facevate a Bagnoli?
“Abbiamo prima partecipato al corteo alternativo per le strade del quartiere e poi ci siamo diretti verso Città della Scienza in ordine sparso”.
Ma quali intenzioni avevate?
“Volevamo salire sul palco del concerto per spiegare a tutti in poche parole la vertenza Fiat, che cosa significa per gli operai, per migliaia di famiglie e per i tutti i lavoratori: occupati, disoccupati precari”.
Quindi cosa è successo?
“Quindi non appena ci siamo avvicinati al perimetro di Città della Scienza alcuni poliziotti ci hanno subito riconosciuti come operai della Fiat protagonisti di tante lotte: ci hanno immediatamente bloccato”.
E cosa vi hanno detto?
“Che lì dentro non potevamo entrare, ma noi gli abbiamo fatto notare che volevamo soltanto lanciare un messaggio dal palco. Loro però sono stati irremovibili, evidentemente avevano ricevuto l’ordine dai sindacati stessi. Si sono frapposti tra noi e l’area del concerto”.
Per cui voi attivisti Cobas di Pomigliano siete rimasti bloccati…
“Sì. Allora abbiamo gridato una serie si slogan contro i sindacati confederali e abbiamo parlato con la gente che entrava per spiegare la nostra gravissima situazione”.
E poi?
“E poi abbiamo contestato un sindacalista, il quale ci ha risposto. Il battibecco è durato qualche minuto. Intanto gli studenti, i precari dei movimenti, erano riusciti a penetrare alla spicciolata nell’aera del concerto e a portarsi sotto il palco”.
Quanti potevano essere?
“Alcune centinaia, 300 persone penso, come minimo”.
Ha assistito allo sfondamento delle transenne, al parapiglia col servizio d’ordine dei sindacati e con i poliziotti?
“No, lo ripeto, siamo rimasti bloccati dai poliziotti all’uscita. Abbiamo fatto soltanto in tempo a vedere la gente che andava via”.
Le cronache ci raccontano di persone impaurite, di gente che scappava con i figli, di anziani e bambini in fuga…
“Ho visto gente uscire ma ho visto soprattutto i poliziotti che ci sorvegliavano darci le spalle per poi entrare nella zona dei tafferugli. A quel punto siamo entrati anche noi”.
E cos’ è successo?
“Ci siamo portati davanti ai manifestanti. Avevamo di fronte i poliziotti in assetto antisommossa. E’ stato convenuto di farmi parlare dal palco. Ma ho incontrato l’opposizione totale di tutti i sindacati. Quindi è subentrato un nuovo accordo: avrebbero dovuto parlare un operaio della Irisbus e un altro del reparto confino della Fiat di Nola. Anche questa trattativa è andata in fumo”.
E’ stato a questo punto che hanno deciso di sospendere il concerto?
“No. Hanno fatto vari tentativi ma la contestazione è stata così forte che non si poteva sentire la musica. Il concerto è stato sospeso dopo una mezz’ora. Anche noi di Pomigliano abbiamo contestato, ovviamente. Siamo stati parte integrante della contestazione, gli organizzatori di quella manifestazione”.
Ma secondo lei è stato giusto aver fatto annullare il concerto del primo maggio a Città della Scienza?
“Il primo maggio non e un’occasione per concerti e festini di piazza. E’ un momento sacro in cui devono essere discussi in pubblico i gravissimi problemi del lavoro, che soprattutto a Napoli sono terribili. Dal più piccolo imprenditore alle più grandi aziende qui da noi la parole d’ordine è sfruttamento e abolizione del sindacato che tuteli davvero i lavoratori. Questo si deve sapere. Basta con i concerti e con le festicciola costose. Si deve tornare a parlare seriamente di lavoro e di salario e soprattutto si deve agire concretamente per far stare meglio la maggioranza che soffre”.
Dopo che gli organizzatori hanno dichiarato la sospensione del concerto cosa avete fatto?
“Abbiamo deciso di tenere un’assemblea improvvisata lì in mezzo, col megafono. E quindi abbiamo tenuto un altro corteo da Città della Scienza fino alla cumana di Bagnoli”.






