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Saviano e Corona: attenti a quei due

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In questo Paese si ha un continuo bisogno di santi, eroi e di uomini in qualche modo esemplari, che gratifichino la nostra corroborante e condivisa ignavia, giustificata dalla troppa luce da loro riflessa e da un’ipocrisia trasmessa col latte materno.

In questi giorni pre-elettorali si sente di tutto di più, e l’isteria da scranno abbassa le difese immunitaria della decenza, inondando l’etere con i liquami della demagogia.

C’è ad esempio chi comincia a smontare il personaggio Roberto Saviano, che sta passando da martire dell’anti-camorra a denigratore delle campane virtù, e che malgrado Fazio e la tv, incomincia a perdere tutta la sua forza evocatrice, in verità poco supportata da altra nobile letteratura e in attesa che ci offra un’immagine aggiornata della Camorra che dal suo Gomorra in poi, ha già più volte cambiato faccia.

E poi c’è lui, Fabrizio Corona, un balordo che più non si può. Un tatuato dal dubbio gusto estetico ma dalla purtroppo stereotipata immagine di bello e maledetto e che di maledetta c’ha solo l’arroganza di chi si sente al centro dell’attenzione mediatica; un po’ come quei calciatori dalla parola più facile del goal e che sfruttano la ribalta televisiva per dire ciò che vogliono e senza assumersene responsabilità alcuna; tanto ci sarà sempre il solito giornalista sportivo (e non!) a parargli il culo, perché anche questo porta ascolti, incassi e aderenze politiche.

I mezzi di comunicazione di massa creano mostri e li creano proprio perché devono essere mostrati, perché devono essere venduti, e lo fanno tanto rapidamente così come quanto tanto rapidamente li abbattano, rifacendosi così di una perduta verginità, persa in virtù di una assolutoria e onnipresente economia. Di Corona non ho nessuna pietà, è un balordo che ha giocato a fare il duro ed è fuggito via come un coniglio quando ha temuto di fare in carcere la fine di Lele Mora! Non merita nessuna pietà, anche se ci sono tanti altri delinquenti come lui ancora a piede libero e con reati a carico più gravi, non merita pietà alcuna o certamente non più di quella concessa ad altri signor nessuno.

Il fatto di esser stato prontamente catturato da un’azione di polizia internazionale ha scandalizzato molti, anche perché un certo tipo di stampa, come ha spesso fatto sul personaggio in questione, ci ha ricamato molto sopra, creando un eroe stile Hollywood e che in molti, soprattutto tra i giovani, hanno visto come vittima più che un carnefice. Ma questo non diminuisce assolutamente la gravità delle sue imputazioni. Si noti che lo squallido personaggio, idolo di un certo pubblico femminile per il suo addome scolpito, non è certo tra i più edificanti, è stato infatti condannato per estorsione, spaccio di banconote false, bancarotta fraudolenta, aggressione, corruzione, ricettazione, diffamazione a mezzo stampa, evasione fiscale e per quel che può valere, anche per infrazione al codice della strada.

È ovvio che tutto ciò, da una ventina d’anni a questa parte, potrebbe risultare motivo di vanto per qualcuno, e non di vergogna come imporrebbe la reiterazione di un reato e invece no! Il James Dean del 2013 a rischiato di divenire un nuovo martire della malagiustizia ma s’è solo ghiacciato il fondoschiena fermo in un valico alpino, s’è fatto beccare in Portogallo, e in pompa magna è stato ricondotto alle patrie galere promettendo quello che oggi definiremmo un sequel della sua squallida storia.

Già in molti, come accennato, hanno provato a enfatizzare il caso di questo delinquente, non ultimo Vittorio Feltri su Il Giornale, stigmatizzando il ruolo dei giudici malefici, giustificando e minimizzando le imputazioni di Corona, in favore ovviamente del suo datore di lavoro, che se non altro, contrariamente a Corona e con simili carichi pendenti, sembra non facesse il paparazzo ma il primo ministro di questo paese, con ben più alte e onerose responsabilità.

Ma Corona, come Saviano, ha anche le fisique du role, l’uno aveva infatti costruito sapientemente un’immagine da bello e dannato dei nostri tempi, un fisico costruito in palestra, mai abbandonata finanche il giorno della rocambolesca fuga, e disponeva di un vasto compendio di tatuaggi, occhiali e t-shirt d’ordinanza per chi vuol dare l’immagine di duro latino, quella che tanto piace in Italia e purtroppo anche all’estero e non lesinando ammiccamenti a un marketing tutto rivolto al culto della sua personalità. L’altro invece dallo sguardo smunto, pallido e mite, quello di chi combatteva per i diritti della sua terra, interpellato come un santone per ogni cosa riguardasse le questioni a sud del Garigliano, ha invece il fisico di Che Guevara, gli manca solo la folta chioma ma è speculare, per sfruttamento dell’immagine, a Corona, è l’idolo di tutti coloro che vorrebbero ma non possono, è il vate delle masse sinistrorse che si lavano la coscienza osannandone, in maniera acritica, ogni parola, ogni gesto, in pratica un messia!

Non disprezzo Roberto Saviano, anzi gli sono grato per aver sottolineato quei mali della mia terra fin troppo sottaciuti, se non addirittura negati, dall’ipocrisia e dal malaffare. Ciò che non sopporto è proprio l’idolatria di chi cerca in lui, come in Fabrizio Corona, il capro espiatorio sull’altare dell’ignavia disfacendosi delle proprie responsabilità. Usando un qualcuno o un qualcosa che si possa usare come la matta delle carte, menzionandolo con i suoi ipse dixit, o come un santino da esporre alla prima occasione e per poi sostituirlo con una nuova carta, un nuovo idolo e con la stessa indecenza.
(Fonte foto: Rete Internet)

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