Il maltempo sferza gli stand della nona sagra del capretto anastasiano, l’interessante evento organizzato dalla Pro loco Sant’Anastasia. Non solo un evento per buongustai, ma anche un contesto per discutere sulle problematiche del territorio.
Ieri mattina, a Sant’Anastasia, c’è stata la terza giornata della sagra del Capretto. Nella piazzetta antistante la stazione della Circumvesuviana sotto il severo sguardo di alcuni edifici d’epoca, c’erano una decina di stand di prodotti tipici e in particolare, come era immaginabile, quelli delle macellerie che esponevano quei poveri animaletti in cerca di una tavola da allietare. C’erano gli artigiani che esponevano i loro prodotti ma anche lo stand del Pacioli uno dei più importanti istituti polispecialistici dell’area settentrionale del Vesuvio. Alunni e docenti, stoicamente attendevano ai pochi visitatori che la fredda e piovosa mattinata ha concesso.
Altro momento d’interesse della sagra è stata la conferenza stampa sulla Terra dei fuochi organizzata anch’essa dalla pro loco anastasiana. Dopo la premiazione di alcune scuole che hanno partecipato a un progetto di rivalutazione del centro storico, si è dunque passati alla conferenza stampa che più che altro è stata un convegno sul territorio. In effetti tra il pubblico, folto nonostante il clima da tregenda, mi è parso che l’unico giornalista fossi io, o per lo meno l’unico che ha sentito il bisogno di intervenire in quanto tale. Dietro il tavolo c’erano invece il presidente della pro loco, l’imprenditore Piccolo, il vulcanico medico e attivista Antonio Marfella e il giornalista e scrittore Francesco de Rosa.
Inutile dire che il culmine dell’incontro è stato l’intervento di Marfella che con la sua accattivante oratoria ci ha indicato la strada da seguire per non perdere capre e cavoli. Secondo il medico non tutto è perduto come vorrebbe qualcuno mostrando i nostri cavoli marci, e le potenzialità dei nostri prodotti sono ancora tali da poter riguadagnare il mercato perso in questi ultimi tempi. Il territorio è ancora integro, poichè gli indicatori biologici ce lo confermano, le api producono ancora miele e questo è indicativo oltre che positivo. Presentando un calendario a scopo benefico, dove venivano rappresentate le corsie dell’Istituto Pascale di Napoli, il medico si augurava di vedere il prossimo anno un calendario privo di sofferenza ma pieno della speranza della riconversione no food dei terreni realmente contaminati.
Interessante è stato anche l’intervento di Michele Piccolo, proprietario della nota catena di supermercati e sponsor della manifestazione. Lui, come Marfella e gli altri intervenuti, si è mostrato propenso alla tracciabilità dei prodotti campani provenienti da terre non contaminate, perorando così la causa del prodotto locale ma affermando tra l’altro qualcosa che mi ha meravigliato, l’assenza della camorra in questi processi. È risaputo che la delinquenza organizzata è stata parte integrante dello scempio del territorio e non solo dal punto di vista ecologico ma tarandone anche lo sviluppo economico e sociale e quindi ci è sembrato strano sentire in un pubblico consesso e dalla bocca di un imprenditore che la mafia non c’era più!
Ovvio che decido di chiedere chiarimenti al Signor Piccolo e innanzitutto gli chiedo se ho ben capito. L’imprenditore chiarisce che in base alla sua esperienza passata, dopo l’esser stato più volte avvicinato dal racket, era riuscito a liberarsi da quell’angustia, denunciando l’estorsione. Plaudendo il suo coraggio ho però rinnovato la mia perplessità sulla diffusione territoriale di tale fenomeno delinquenziale. Michele Piccolo insiste, sostenendo che casi di pizzo sul territorio di Sant’Anastasia non ce n’erano ma ribatto che la logica delinquenziale della camorra si può manifestare sotto vari punti di vista e che il suo pur lodevole esempio non poteva essere esaustivo per il contesto territoriale ma a questo punto già sentivo alle mie spalle chi annuiva a un fuori tema di questo mio intervento e per evitare di arrivare dove non volevo, desisto nella discussione; non sapevo che la legalità si dovesse osservare a compartimenti stagni! Per fortuna è intervenuto il Dottor Marfella, al quale pure avevo fatto una domanda e che spiega che tutti e due avevamo ragione perchè cercavamo di giungere allo stesso risultato ma seguendo strade diverse, il concetto era leggermente diverso ma il freddo incalzava, l’appetito pure e si è sciolta la seduta e tutto è finito lì. Almeno così sembrava!
Saluto e m’avvio all’auto, ma un uomo dall’aspetto bonario mi chiama facendo capire che voleva parlarmi, si presenta a me come un imprenditore, sostenendo che anche lui aveva avuto richieste d’estorsione, e mi dice che erano pesci piccoli e che aveva risolto tutto rivolgendosi a un ex pesce grosso. Io dico che capisco la sua situazione e che però non potevo fare a meno di notare con tristezza che non ci si rivolgeva più alle forze dell’ordine e che lo si faceva invece alla stessa delinquenza o a quello che era stata e che di certo questo non era sinonimo di legalità e che non faceva altro che confermare quello che io temevo, un territorio, in buona parte, nelle mani della delinquenza organizzata.




