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Sant’Anastasia. “L’isola ecologica nei pressi della scuola è una scelta poco felice”

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Abbiamo rivolto una serie di domande all’ing. Giovanni Maione, che lavora nel Nord Italia e per lavoro ha la responsabilità di gestione di ben sedici isole ecologiche.

Le roventi polemiche legate alla realizzazione dell’isola ecologica a Sant’Anastasia, impongono una riflessione necessariamente lontana dai clamori delle proteste e delle rivendicazioni. Una sorta di osservazione “pedagogica” dei fatti, che aiuti a capire bene, innanzitutto, cos’è e a cosa serve l’isola ecologica, ma anche ad individuare le responsabilità primarie che hanno acceso oltremisura i rapporti tra l’Istituzione comunale e i cittadini di Sant’Anastasia che ne contestano l’azione politica.

Ne abbiamo parlato con Giovanni Maione, ingegnere, giornalista scientifico, docente in materia di rifiuti presso enti della PA, funzionario di azienda pubblica di gestione integrata che per lavoro ha la responsabilità di gestire e controllare sedici isole ecologiche in comuni del Nord Italia. Giovanni Maione, inoltre, è Amministratore del forum permanente sui rifiuti: http://sistri.forumattivo.com

Che cos’è un’isola ecologica?
Si tratta di aree presidiate ed allestite e se ne trovano in quasi tutte le città d’Italia, variamente denominate: isole ecologiche, stazioni ecologiche, centri di raccolta, piattaforme ecologiche, riciclerie, ecocentri,…
In buona sostanza, sono piazzali recintati aperti al pubblico e dotati di contenitori più o meno grandi destinati a ricevere, in giorni ed orari prestabiliti, rifiuti per i quali non esistono circuiti ordinari di raccolta: legno, metalli, ingombranti, ramaglie, pile, olio, toner, …. Tutto qui.

Quale soggetto ne autorizza la costruzione?
Allo stato attuale vige una parziale sovrapposizione normativa, per effetto della quale esistono, in concreto, due strade per realizzare una struttura di questo genere. La procedura ordinaria prevede una richiesta di autorizzazione assoggettata al potere discrezionale della Regione o della Provincia delegata con legge regionale. In alternativa esiste la possibilità, in capo all’ente locale, di approvare il progetto con atto interno, usualmente una delibera di giunta o un’ordinanza sindacale. E’ evidente che quest’ultima procedura, che consente di risolvere la faccenda “in casa”, è molto più snella e meno problematica, essendo subordinata unicamente al rispetto dei requisiti tecnici fissati da un apposito decreto ministeriale e dalla conformità allo strumento urbanistico.

Cosa pensa della vicenda relativa alla realizzazione dell’isola ecologica di Sant’Anastasia?
Pur senza entrare nel merito politico, una riflessione, purtroppo, si impone. Ho sentito parlare di diffide legali, di comitati, di forze dell’ordine schierate, di un sindaco che cambia la localizzazione di un progetto già approvato,… Gli anglosassoni la chiamano sindrome NIMBY (letteralmente “non nel mio giardino”), ed è un fenomeno generalmente associato alla scelta di siti per l’ubicazione di impianti ad elevato impatto ambientale come termovalorizzatori e discariche. Assistere a dispute così animate per la costruzione di un’infrastruttura che non desta alcun allarme sanitario quale un’isola ecologica denota, negli amministratori e nella popolazione, un livello di cultura ambientale davvero minimo.

Il sito individuato è idoneo ad ospitare un’isola ecologica?
Conosco la zona e devo dire che la scelta è poco felice. La realizzazione di un’isola ecologica in quel contesto impone, pertanto, una serie di misure di mitigazione.

Quali?
L’area deve essere destinata in via esclusiva al conferimento diretto di rifiuti da parte dei cittadini. Spesso, infatti, le stazioni ecologiche vengono impiegate in supporto alle attività di raccolta porta a porta, come aree intermedie di travaso. Ne deriva un sovraccarico della struttura, utilizzata oltre la propria capacità nominale, con impatti non trascurabili da rumore e traffico veicolare. Deve essere inoltre esclusa sia la ricezione della frazione organica putrescibile (che è causa di molestia olfattiva), sia dei rifiuti indifferenziati (vietata per legge, ma è importante che la comunità sia informata e vigile). Giova ricordare, infine, che le zone prossime a tali impianti possono diventare punti di attrazione per abbandoni di rifiuti al di fuori degli orari di apertura. Va posto, pertanto, in carico al gestore dell’isola ecologica l’obbligo di sollecita rimozione e ripristino dei luoghi. Naturalmente si tratta di valutazioni tecniche prettamente personali.

É importante realizzare un’isola ecologica nel comune di Sant’Anastasia?
Assolutamente sì. L’isola ecologica è un presidio di civiltà ed uno strumento indispensabile per evitare che tutta una serie di rifiuti recuperabili prendano la via della discarica. In primis i rifiuti elettrici ed elettronici, che contengono sostanze pericolose ed ai quali è legato anche un discorso di natura economica sul quale dovrebbero svolgere un’opportuna riflessione amministratori ed opinione pubblica. Un frigorifero, per esempio, dal 2010 costa ad un cittadino anastasiano 15-20 euro in più rispetto ad un cittadino di Somma Vesuviana, perché deve sostenerne due volte i costi di smaltimento: al momento dell’acquisto, in quanto previsto dalla legge; ed al momento in cui se ne disfa perché, non essendosi il comune dotato di aree idonee, non sarà possibile affidarlo ai sistemi collettivi organizzati dai produttori e gravati dall’obbligo di ritiro gratuito. Se la disputa sulla localizzazione dell’isola ecologica dovesse portare alla perdita del finanziamento pubblico, l’azione di questa giunta si connoterebbe anche di responsabilità erariali di questo tipo.
(Foto generica, fonte Internet)

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