Le finalità, quelle culturali, vengono annullate dagli articoli che confermano chiaramente l’intento di destinare la struttura per aste, tombolate, catering e quant’altro. Proposte ed approvate in consiglio alcune modifiche alla bozza.
Il Castello D’Alagno e la sua destinazione d’uso: da oltre sei mesi non si parla d’altro nella piazza della cittadina sommese e sui social network. La sinistra per Somma, le associazioni culturali, ambientali e sociali del territorio, Legambiente, la federazione per la sinistra, la fabbrica di Niki, il Forum dei giovani, storici e tanti altri cittadini e blogger locali per la prima volta hanno fatto fronte comune per accendere un faro sulla questione, fino a formare il comitato “Restituiamo il castello d’Alagno alla città”. L’intento del comitato è quello di vigilare sull’uso e l’utilizzo che l’amministrazione intende fare della storica ed affascinate struttura che, ristrutturata con fondi europei, è finalizzata ad ospitare una biblioteca , un museo e laboratori didattici. Tra gli intendimenti dell’attuale amministrazione, invece, c’è anche quello di farne un luogo per cerimonie di lusso e feste private per fare cassa.
In realtà dagli intendimenti ai fatti il passo è stato piuttosto breve: mentre la città era in attesa dell’inaugurazione della maestosa e storica struttura, l’assessore alla cultura, dimenticando le promesse e le rassicurazioni fatte al comitato, autorizzava infatti l’utilizzo del Castello per una festa privata. Da qui l’indignazione generale del comitato e dei partiti dell’opposizione, che sulla questione hanno presentato in consiglio comunale diverse interrogazioni al primo cittadino e all’assessore Coppola. Non solo. Sempre dai banchi dell’opposizione, a firma dei Popolari per il Buon Governo, la richiesta di mozione di sfiducia dell’assessore Coppola, richiesta firmata finanche da un consigliere di maggioranza, Riziero Esposito. Intanto, il comitato ha continuato ad incontrarsi, a fare proposte e ad attivarsi per il volantinaggio in piazza al fine di far conoscere i fatti e far compilare un questionario. In uno degli ultimi incontri, il comitato ha fatto sapere di aver presentato un esposto alle autorità competenti e che, probabilmente, ci sono anche gli estremi per una denuncia.
Nel frattempo, l’assessore alla cultura fa girare la bozza di regolamento che da lì a pochi gironi sarebbe passata in consiglio per l’approvazione. Una bozza dove le finalità, quelle culturali, vengono annullate dagli articoli successivi che confermano chiaramente l’intento di destinare la struttura per aste, tombolate, catering e quant’altro. Prima del Consiglio comunale, il prof Mimmo Parisi lancia anche un appello a tutti i consiglieri in difesa di un bene comune dei cittadini di Somma Vesuviana, chiedendo di valutare e riflettere sulle proposte del comitato. Un appello inascoltato: il regolamento viene votato ed approvato e al sfiducia all’assessore viene respinta. Qualche speranza sul regolamento arriva comunque dai Popolari del Buon Governo che propongono ed ottengono almeno la modifica di due emendamenti relativi all’istituzione di un albo dei fornitori per quanto riguarda il catering e il criterio di turnazione degli stessi.
Sempre dai popolari del Buon Governo e nello specifico da Vittorio De Filippo viene presentato alla V commissione (bilancio e turismo) e alla II commissione( cultura) una relazione con alcune interessanti osservazioni sulla bozza di regolamento presentata in consiglio. Osservazioni che l’assessore Coppola pare abbia accolto per la stesura definitiva del regolamento.
Di seguito le osservazioni del consigliere De Filippo.
“…valorizzare e promuovere il patrimonio culturale…”: in tal modo si esprime il Regolamento in esame, nella individuazione delle finalità e degli intenti che il Comune si prefigge di perseguire con l’adozione della proposta di delibera de qua. Tuttavia, la struttura stessa del Regolamento e la specifica attenzione che il medesimo pone rispetto a taluni argomenti (cerimonie private, tombolate, aste, operazioni a premio e “fundrising”) sembrano svelare inconfutabilmente diversi obiettivi, che, chiaramente, mal si conciliano con la destinazione intrinseca del Castello e con le dichiarazioni di intenti al contempo enunciate.
È palese che non può attribuirsi il carattere culturale e promozionale del territorio a specifiche attività, quali quelle tendenti alla organizzazione di tombolate, aste, cerimonie a uso privato e di raccolta fondi; certo l’esigenza di finanziare un tal tipo di struttura è evidente, ma altrettanto chiaro che il tutto non possa trasformarsi in un indebito utilizzo dell’immobile, la cui valenza culturale, nonché storica è assolutamente indubbia. Inoltre, la natura giuridica stessa del Regolamento, inteso come atto formalmente amministrativo, ma sostanzialmente normativo (in senso lato per quel che concerne gli Enti locali), non si adatta con la volontà del testo in esame di specificare minuziosamente le più volte citate attività; allo stesso modo non si rinviene la motivazione per cui, prima si rimanda a determinazioni della giunta ai fini della quantificazione delle tariffe per il relativo utilizzo (giustamente) e, successivamente, si decide, riguardo la fissazione delle spese di istruttorie (€ 100,00) e per l’espletamento di attività strumentali alla concessione (€ 170,00), di fissare uno specifico importo (erroneamente).
A tal proposito, sarebbe opportuno, prima che si procedesse ad alcuna determinazione in ordine alla quantificazione del costo per la utilizzazione, di verificare, attraverso la compilazione di un “business plain”, il preciso ammontare dei costi di manutenzione annui necessari per il Castello; in tal modo, infatti, qualsivoglia decisione circa le previsioni di entrate sarebbe supportata da elementi oggettivi ed eviterebbero future manovre di aggiustamento, se non eventuali bancarotte. Appare chiaro, al fine di rendere effettivamente fruibile nel corso degli anni l’immobile in parola, che allo stesso si garantisca una propria autonomia gestionale e finanziaria, alla luce delle sempre più esigue risorse economiche riservate agli Enti locali. Sarebbe, in effetti, utopistico immaginare che il Castello possa essere totalmente finanziato, per la relativa manutenzione, dalle casse comunali; allo stesso modo, appare certamente più realistico ritenere che la immensa struttura possa disporre di proprie entrate per far fronte alle ordinarie esigenze economiche.
Proprio l’aspetto finanziario/gestionale, meritava, da parte del Regolamento de quo, una maggiore attenzione, in quanto elemento centrale, nonché fondamentale, per garantire l’utilizzo concreto del Castello. Viceversa, oltre a trascurare una siffatta problematica e specificarne minuziosamente altre, il testo in esame, contrariamente ad una politica di razionalizzazione dei costi, prevede addirittura la possibilità di ricorrere al “reclutamento del personale”, senza, tuttavia, chiarire in che termini e secondo quali modalità procedere; al contrario, sarebbe auspicabile il ricorso, da parte dell’Ente, a forme di volontariato ed a convenzioni con associazioni, Enti pubblici e privati, scuole ed università per far fronte, ad esempio attraverso il tirocinio formativo, alle evidenti esigenze di personale che richiede il Castello (guide turistiche).
Chiaramente, tale aspetto meritava una più approfondita analisi, che, anche questa volta è mancata assolutamente; ciò nonostante, in maniera contraddittoria (ma non è l’unica), il Regolamento ha tenuto a puntualizzare la necessità di specifiche competenze in capo al futuro personale, chiedendo, in particolare ed in maniera immotivata, conoscenza nel campo della psicologia (???). Non si rinviene, inoltre, motivazione alcuna per cui prevedere, all’art. 14, la possibilità per l’Ente di stipulare convenzioni ad hoc con soggetti terzi per effettuare l’attività di riscossione degli oneri concessori relativi all’utilizzo del Castello, nonché di vigilanza e pulizia; invero, senza dimenticare che i predetti servizi sono già appaltati dal Comune (conseguentemente potrebbe essere più vantaggioso nell’eventualità rinegoziare con i soggetti già affidatari i contratti per estendere i medesimi alla struttura in parola), il ricorso allo strumento convenzionale sic et simpliciter appare, in relazione alle suddette attività, quantomai elusivo rispetto al principio della evidenza pubblica.
D’Altra parte, anche in altre occasioni il presente Regolamento appare “distratto” riguardo le regole dell’affidamento a terzi di beni e servizi; in effetti, all’art. 20, nel prevedere il ricorso ad operatori esterni per l’attività di catering e di noleggio di sedie, tavoli ed ombrelloni, in maniera generica e frettolosa sancisce il solo possesso dei requisiti di legge da parte di questi ultimi e la assoluta discrezionalità da parte dell’amministrazione nella procedura selettiva. L’importanza dell’argomento, avrebbe sicuramente meritato una maggiore attenzione; sarebbe stato auspicabile, infatti, prevedere minuziosamente, così come fatto in altre circostanze, le regole ed i passaggi necessari (ad esempio attraverso la realizzazione di un albo) per il reclutamento degli operatori da parte del Comune.
Tali determinazioni non possono essere delegate alla Giunta o al Responsabile di servizio di turno, non solo per questioni squisitamente legate all’attribuzione ex lege di competenza, ma anche per ragioni di opportunità politico/amministrativa. L’argomento della destinazione e delle forme di utilizzo del Castello, attesa la sua importanza, merita una discussione approfondita da parte di tutte le forze politiche e civili, da svolgersi all’interno del Consiglio comunale, il quale è l’unico organo deputato, in quanto rappresentativo della volontà popolare, a prendere ogni decisione al riguardo.




