L’associazione impegnata nella battaglia circa l’individuazione del sito dell’isola ecologica cittadina presenta il dossier che ricostruisce la tormentata vicenda e auspica una nuova fase di confronto.
All’indomani dell’ordinanza del Consiglio di Stato che ha sospeso la sentenza del Tar con cui si rigettava il ricorso cittadino contro la decisione di delocalizzare in via Petrarca l’isola ecologica, l’associazione NeAnastasis ripercorre dai suoi inizi la problematica vicenda dell’isola ecologica, originariamente prevista in via Gramsci, con l’urgenza di fare chiarezza sui termini e le motivazioni della protesta fin qui condotta, a fronte di una comprensione deviata dei fatti, che ha portato quasi ad una frattura interna alla stessa città, e nella convinzione che, pure tra molte difficoltà, una soluzione condivisa sia ancora possibile.
Se i recenti sviluppi legali della vicenda riportano di fatto tutto alla situazione precedente, lasciando in concreto aperta la strada agli interventi in zona Romani, la possibilità di procedere ad un’azione non condivisa da tutta la cittadinanza sembra slittare a questo punto sul piano delle responsabilità personali. «Certo che il sindaco può tenere aperto il cantiere – tuonano dall’Associazione – ma in questo caso dovrà prendersene la responsabilità, non come politico, ma come uomo». «Naturalmente – precisano – noi auspichiamo che non sia questa la scelta del sindaco e che si arrivi finalmente a ragionare: non è più possibile dividere il Paese mettendo gli uni contro gli altri. Forse, nonostante tutto delle soluzioni sono ancora possibili, bisogna però avere il coraggio di mettersi in discussione, di cercarle, condividendole con il Paese».
E alla base della scissione che il Paese ha vissuto va riconosciuta senz’altro una sostanziale incomprensione sulle ragioni della battaglia condotta da due anni, troppo spesso interpretata semplicisticamente come presa di posizione ideologica contro la realizzazione di un’isola ecologica in sé, che oggi motiva la ricostruzione documentata della vicenda, prodotta dall’Associazione attraverso il dossier intitolato “La democrazia violata: la verità negata sull’isola ecologica”. «Deve esser chiaro – sottolineano per tanto – che noi siamo in favore dell’isola ecologica, la riteniamo un’opera necessaria, ma non la si può fare privilegiando gli interessi di pochi e mortificando quelli di molti: su questo riteniamo di dover pretendere che ci sia chiarezza, confronto, discussione civile».
Sono, questi ultimi, due dei temi su cui poggia l’azione di Ne Anastasis, che contesta la designazione del sito in via Petrarca in quanto sostiene sia avvenuta «secondo una logica spiccatamente clientelare», per assecondare interessi particolari, altrimenti intaccati dalla originaria localizzazione dell’isola ecologica, determinando già, con il ritardo accumulato rispetto al primo piano, alcune ripercussioni economiche visto che «l’isola ecologica poteva essere realizzata con fondi provinciali ed essere operativa già da due anni» e che «alla luce dei tagli sulla spesa pubblica non è chiaro se, quando e come la Provincia finanzierà quest’opera: il rischio che l’isola ecologica possa diventare un’altra opera incompiuta come la villa comunale è molto concreto».
«Nell’ordine dei valori – sentenziano – la legalità non è seconda alla necessità dell’isola ecologica».
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