Sant’Anastasia. Il successo della Gatta Cenerentola

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Al Metropolitan una versione originale de “La Gatta Cenerentola”. Il maestro De Simone in prima fila ad applaudire la compagnia la Cabala, diretta dall’artista Fabio Fiorillo.

Arte, energia, sensualità della napoletanità e della vesuvianità. Ritmi, speranze, sogni. Ovvero “La Gatta Cenerentola”, il capolavoro del maestro Roberto De Simone che, venerdì sera, al teatro Metropolitan di Sant’Anastasia, ha voluto assistere al “Concerto della Gatta”, spettacolo che porta la firma dell’artista Fabio Fiorillo, chitarre, flauto , percussioni, violoncello e voci di talenti vesuviani e non solo per portare in scena il fior da fior della Gatta Cenerentola. Uno spettacolo originale e coinvolgente che, senza allontanarsi troppo dal testo originale, ha posto l’accento sull’oralità, mirando all’essenzialità e alla sobrietà dell’opera del maestro De Simone, che si è detto “felice di essere qui, contento di vedere che è nata questa nuova tendenza a valorizzare l’oralità dell’opera rispetto al testo scritto”.

Fabio Forillo, nella sua prima esperienza di regista, insieme alla compagnia la Cabala, è riuscito così a portato in scena la passione, la freschezza, e il calore della cultura e dell’arte partenopea nonché il talento vocale e teatrale di tanti giovani nati all’ombra del Vesuvio. Straordinaria l’interpretazione della scena del rosario e travolgente quella delle ingiurie tra la perfida matrigna e le lavandaie al momento della prova della scarpetta. Una prova che metterà alla prova un quartiere, che spazzerà via ‘a raggia e a giulusia per lasciare spazio a “chi si chiamm ammor”, alla giovane umile e sporca di cenere, la giovane che sarà riconosciuta da tutti come riggina della città, di quella città, Napoli, dove tutto è possibile.

Superba l’interpretazione della prima voce femminile nella scena della lavandaia che racconta di aver sognato il re: in sala, in un silenzio irreale, sotto gli occhi attenti del maestro De Simone, la voce calda e sensuale di Maria Marone, accompagnata da un ritmo arcaico e ossessivo, ha travolto il pubblico in uno spasmo emozionale incredibile. A semicerchio, uniti, all’unisono: i giovani artisti prendono le sembianze de ’O munaciell, ra zengar, e surdat, e femmeniell, e lavannar, o rre e a reggina: l’antica favola degli anni ‘70 si colora di nuovo e diventa un canto ritmato e appassionato. Un canto senza tempo e senza confini.

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