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San Sebastiano, il restauro di Cappella Cianciulli: un sogno che diventa realtà

Sabato sera, in località San Domenico, è stata aperta al pubblico e alle orazioni la cappella di San Vito Martire, già conosciuta come cappella Cianciulli. Commenti ed emozioni del redattore.

Ieri sera ho vissuto un momento di felicità, fugace come la tipologia di sentimento impone ma intenso e per questo duraturo nel tempo. Ieri sera a San Domenico, antico rione sansebastianese, è stata inaugurata la cappella dedicata a San Vito Martire, restaurando l’antica cappella Cianciulli, ultima vestigia delle antichità locali.

Dicevo della mia felicità; non è che mi ci voglia molto per rallegrarmi, sono pur sempre un tipo sempliciotto ma devo ammettere che ieri, in un clima quasi primaverile per lo scirocco e per un inverno tutt’altro che rigido, c’era un’atmosfera di festa e pareva di stare in famiglia, una famiglia allargata in senso lato. Una festa di quelle che si facevano una volta in casa o ancor meglio nelle curtine, prima che ci si chiudesse nel proprio spazio privato come oggi accade e prima che fossero in auge i locali ad hoc, prima che la festa dovesse assomigliare a un programma televisivo per esser tale e non a un qualcosa di più semplice ma più intimo e collettivo allo stesso tempo.

Ero felice perchè, pur trovandomi fuori casa, fuori dalle protettive mura domestiche e dal diretto abbraccio dei miei familiari, mi sono comunque sentito in famiglia, e d’improvviso la piazzetta antistante l’edificio sacro, tirata a lucido per l’occasione e piena di persone, era diventata il salone di casa, pieno di amici e parenti, era la mia festa ma era anche la nostra festa, la celebrazione di noi tutti, era il sancire l’appartenenza alla comunità di San Sebastiano.

La cappella di San Vito è un bene ritrovato, era un tesoro sepolto, prezioso non solo per il suo valore storico ma soprattutto per quello sociale, comunitario. Il rischio era quello che potesse finire come molte delle antichità del nostro paese, distrutte, in nome di un frainteso progresso oppure depredate o svilite con altre meschine funzioni. Invece no, per fortuna ci sono state persone come Bernardo Cozzolino che seguendo la paterna e testarda linea di principio ha saputo insistere nel salvaguardare questo patrimonio dimenticato. Dobbiamo quindi anche a lui se questo sogno è divenuto realtà. Così come la trasversalità dell’evento ha fatto sì che una volta tanto il paese fosse un tutt’uno per questa realizzazione e una volta tanto concordo pure con padre Enzo che l’ha sottolineato.

All’apertura ufficiale della porta è stato bello e allo stesso tempo toccante, vedere gli anziani, seduti, spesso affranti dal tempo, commuoversi per vedere rivivere le immagini del loro passato, di quando forse bambini scorrazzavano lì, intorno ai piedi di altri anziani, e come altri bambini facevano ieri sera la stessa cosa. Ieri sera, appunto, il tempo, a Sebastiano, per una volta, non è stato lineare ma circolare e siamo tornati, per qualche ora e almeno con la fantasia, là da dove eravamo venuti, dalle nostre origini rurali e visceralmente legate ai ritmi della nostra terra.

A conclusione di questa personalissima ed emotiva visione della cerimonia, voglio volgere il ricordo a Mimmina, al secolo Sebastiana Gelsomina Cennamo, istitutrice di generazioni di sebastianesi, immagine di altri tempi, di un paese laborioso che le lasciava i figli per andare a lavorare in campagna, un paese dalla dura tempra contadina ma con lo sguardo sempre volto in avanti, a quello che sarebbe diventato, il luogo rappresentativo del Vesuviano. Per questo, ora, per andare avanti, dobbiamo volgere lo sguardo indietro, alle nostre origini, alle nostre radici, per rivalutare un territorio fin troppo umiliato e sfruttato in malo modo, ed è questa la strada da seguire, è questo il nostro progresso.

Mimmina aveva un sogno anche lei, voleva che la cappella non sparisse nell’oblio, che non fosse distrutta dal tempo e dall’incuria o chissà da quale altro utilizzo e riuscì a realizzarlo e a far sì che l’ultimo proprietario la donasse alla parrocchia del nostro paese che l’ha salvaguardata fino all’odierna consacrazione. Il tutto in cambio solo di un ricordo, il ricordo del suo nome nel giorno della sua riapertura. Grazie Mimmina!

CARRELLATA FOTOGRAFICA 

 VIDEO INTERVISTA A BERNARDO COZZOLINO

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