Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Antonio Leonida dell’Associazione Azione Civile, che precisa a chi va attribuito il merito della ricostruzione dell’Asilo Croce Rossa.
San Giuseppe Vesuviano – Ad ottobre dello scorso anno, a pochi giorni dalle elezioni comunali, alla presenza di pochi intimi, la dottoressa Cinzia Guercio della Commissione Prefettizia (che di lì a poco sarebbe andata via), inaugurò l’ex Asilo Croce Rossa. Presenti ed emozionati coloro che nel 1990 si opposero, rischiando la loro incolumità personale, all’abbattimento della struttura. L’Asilo rappresenta l’unico monumento storico del paese ristrutturato, anche se col tempo record di 22 anni.
Oggi, però, piovono le primegeniture di coloro che si vanterebbero di aver fatto rinascere la struttura a nuova vita. L’ex amministrazione Ambrosio perchè avrebbe iniziato l’iter per i lavori di rifacimento. La commissione Prefettizia perchè avrebbe avviato e vigilato sui lavori stessi. E non poteva mancare l’attuale ammnistrazione Catapano che, addirittura con un colorato manifesto, affisso a iosa, per le strade cittadina, si vantenterebbe di non ben precisati meriti per la riapertura dell’Asilo Croce Rossa.
La travagliata storia di questo bel manufatto in “stile liberty”, la cui destinazione d’uso è quella soprattutto dell’educazione dell’infanzia, inizia con il suo abbandono da parte delle suore “cappellone”, che lo avevano avuto in gestione fino alla fine degli anni ’60. L’Asilo Croce Rossa fu eretto, nel cuore del paese, in seguito all’eruzione vulcanica del 1906, fu inaugurato nel 1910 dalla duchessa Elena d’Aosta. La struttura e l’attiguo giardino è di proprietà del Comune di San Giuseppe Vesuviano.
E proprio l’allora amministrazione comunale con la delibera n.13 del 5 settembre 1990 ne decretò il definitivo abbattimento. Fu così che ebbe inizio una strenua battaglia da parte delle associazioni culturali sangiuseppesi, in primis il Gruppo Ecologico Vesuviano presieduto da Raffella Miranda. “Ricordo chiaramente – spiega Leonida Ambrosio, allora vice presidente del Gev – che con uno stratagemma riuscì ad avere copia dei progetti, tenuti occultati da tecnici ed amministratori, e che sentenziavano la riduzione ad un cumulo di macerie dell’ex Asilo Croce Rossa. E con un successivo ‘blitz’ ci presentammo il giorno previsto per l’inizio dei lavori con una grossa scavatrice per bloccare l’accesso alla strada. In questo fummo coraggiosamente supportati dagli scudi umani rappresentati dai membri delle associazioni sangiuseppesi, tra cui la Fidapa di Lilia Ambrosio”.
Allora erano stati stanziati una prima tranche di due miliardi di lire per far sorgere una scriteriata palazzina ultramoderna, in via Croce Rossa. Oggi si apprezza ancor più il coraggio per la mobilitazione di quei cittadini, basti pensare che ufficio tecnico e amministrazione comunale di allora erano talmente certi della loro decisione da ignorare ben tre note, nel 1990 contrarie all’ abbattimento, inviate dalla Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici.
Adesso l’Asilo dovrebbe essere riportato all’antico splendore, “entro dicembre saranno ultimati i lavori al giardino e alla parte che dovrà ospitare la biblioteca comunale”, aveva promesso la dottoressa Guercio. Conservati gli antichi pavimenti e le lapidi, queste ultime ristrutturate a cura del pittore e scultore sangiuseppese Luigi Franzese. Emozionatissimi i presenti, come quegli anziani ex alunni che in quel luogo hanno trascorso la loro infanzia.
Antonio Leoniida





