La crisi economica ha quasi paralizzato tutto e tutti. Siamo qui, in attesa della catastrofe finale. Eppure, qualche segno positivo si scorge. Piccolo, ma cӏ. Di Giovanni Ariola
Stamane il silenzio in Istituto è più grave e cupo anche per il colore del cielo plumbeo che filtra dai vetri delle finestre e mette in cuore “un’uggia greve e amara” (Diego Valeri). Non è stata una buona settimana quella appena terminata.
È accaduto di tutto: la crisi economico-finanziaria che monta senza tregua, la stasi politica, la guerra civile in Libia con l’uccisione alquanto barbara e molto poco civile del rais Gheddafi (meritata e giusta per i tanti crimini commessi ma “il modo ancor m’offende”), la sregolatezza delle condizioni climatiche sempre più accentuata specialmente nel passaggio da una stagione all’altra (zone afflitte da prolungate siccità, altre flagellate da venti turbinosi, altre ancora colpite da nubifragi devastanti). Si aggiunga la tristezza, uno struggimento sottile nell’anima, per la morte del poeta Andrea Zanzotto che ha colpito di più perché è avvenuta pochi giorni dopo i festeggiamenti per i suoi novanta anni.
– Ogni volta che in biblioteca – osserva il prof. Eligio – passo davanti allo scaffale delle riviste, ho una stretta al cuore nel vedere su molte di esse sempre la stessa copertina e nel leggere la stessa data. Le nostre belle riviste (e penso alla rivista Lingua Nostra, che è ferma al Fasc. 3-4, del Sett.-Dic. 2010) nelle quali confluiscono il frutto prezioso di studi e ricerche del fior fiore degli intellettuali italiani e stranieri! Ormai molte non vengono più inviate, da quando per la riduzione drastica del finanziamento degli Enti pubblici, non sono stati rinnovati gli abbonamenti.
– È quello che proviamo un po’ tutti – concorda il prof. Carlo – Alcuni editori hanno deciso di mandare ancora qualche numero gratis anche senza abbonamento, ma non durerà, lo sappiamo, perché le stesse riviste hanno problemi di bilancio e non possono permettersi a lungo tali atti di generosità. Qualche altro editore ha pensato di pubblicare sul proprio sito alcuni articoli che si possono leggere gratuitamente.
– Leggevo l’altra settimana sul giornale – interviene il prof. Geremia – una notizia a dir poco sconvolgente…In Gran Bretragna, a causa della crisi e soprattutto dei tagli operati dal governo di David Cameron alla spesa pubblica, rischiano la chiusura numerose biblioteche tra le quali quella fondata da Marck Twain nel 1900. A nulla è valsa finora la petizione inoltrata da famosi scrittori quali Alan Bennet, Philip Pullman, Zadie Smith e molti altri per impedire questo fatto che getta discredito sull’intero paese; la petizione è stata respinta dall’Alta Corte…
– È il caso di dire – commenta il prof. Eligio – se Atene piange, Sparta non ride…
– Cari amici – interviene il prof. Carlo – sono veramente stufo di queste geremiadi quotidiane (lamentazioni insistenti, ossessive)…ti chiedo scusa, caro Geremia, se uso e un poco abuso del tuo nome biblico… mi piacerebbe che di tanto in tanto non parlassimo solo di sventure, ma anche di qualche evento positivo…
– È difficile di questi tempi trovarne – dicono quasi in coro i colleghi.
– Il fatto è che siamo come stregati dalla fenomenologia del negativo che esercita su tutti noi un fascino morboso e finisce per paralizzare tutte le nostre facoltà mentali. Se consideriamo ad esempio questa crisi economica mondiale…è come se l’intero pianeta sia stato pietrificato da una misteriosa e diabolica Medusa…è un generale piangersi addosso, un attendere tremebondi la catastrofe finale, invece di mettersi a sedere intorno a un tavolo e cercare i rimedi per risalire dal baratro in cui stiamo sprofondando
– Tra il dire e il fare – incalzano i colleghi.
– Almeno tentare…Per quanti giorni si è continuato a parlare dei violenti che hanno rovinato la manifestazione di protesta degli indignati del 15 ottobre scorso, e addirittura esponenti di maggioranza e opposizione si sono trovati d’accordo nell’invocare provvedimenti punitivi da adottare, ma poco o niente si è detto e nemmeno credo si è pensato circa le azioni, le iniziative, gl’interventi da attuare per arginare e in qualche modo avviare a risoluzione questa idra velenosa politico-finanziaria che ci sta dissanguando.
– Hai ragione – concorda il prof. Eligio – ci vorrebbe una decisione coraggiosa e nobile da parte di tutti i paesi del mondo e in ciascun paese da parte di tutte le forze comunque contrapposte di realizzare un periodo simile all’anno sabbatico di biblica memoria in cui si risuscitasse un personaggio che oggi è ridotto a uno spettro derelitto e impotente, sto parlando del BENE COMUNE, al quale sacrificare tutti o parte dei propri interessi personali.
– Ci vorrebbe – aggiunge il prof. Geremia – un soprassalto di resipiscenza, di dignità e di senso del dovere per mettere da parte remore ideologiche, calcoli di partito e di interessi elettorali per adottare interventi adeguati, dolorosi ma necessari. Avere il coraggio, ad esempio, di chiedere sacrifici a tutti, in misura proporzionale, a chi ha dieci chiedere uno, a chi ha cento, dieci, a chi ha mille, cento e così di seguito…
– E chi non ha manco ll’uocchie pe chiagnere (= non ha neppure gli occhi per piangere – conclude il prof. Carlo – lasciarlo in pace, anzi aiutarlo a sopravvivere…Detto così è un po’ semplicistico, ma è il minimo che si possa immaginare…Intanto, bisogna riconvertirsi ad una forma mentis prima di tutto fiduciosa, che è diversa da un ottimismo superficiale, facilone e sterile, poi anche attiva e propositiva…si tratta di una decisione interiore di diventare un ricercatore…di possibilità lavorative e quindi di mezzi di sussistenza…
E prima ancora saper individuare nella realtà circostante in mezzo ai tanti segni e segnali negativi anche quelli positivi…Voglio raccontarvi la mia giornata di domenica scorsa, 16 ottobre. Ho partecipato alla manifestazione organizzata da Gino Sansone con il titolo suggestivo di “L’albero della poesia”, in difesa del parco della Floridiana (Vomero –Napoli) e simbolicamente dei polmoni di verde di tutte le città del mondo. L’evento ha voluto ricordare anche significativamente l’anniversario della nascita di Virgilio (15 ottobre del 70 a.C.). Tutti i poeti che hanno aderito all’iniziativa hanno offerto una loro poesia che è stata stampata, plastificata e appesa ad uno degli alberi secolari del parco e poi.. davanti a questo sventolio di fogli sulle ali di un venticello leggero e solare, una recita collettiva di versi…le parole libere di una città che vuole sopravvivere e vivere meglio.
Sempre domenica nel pomeriggio sono stato al Parco Ventaglieri (Napoli) di cui, confesso, non conoscevo l’esistenza, e che si estende nella zona a nord di Piazza Montesanto, poco distante da Piazza Dante, e sale su verso fin quasi a Piazza Mazzini. È stata una passeggiata piacevole e ho appreso che il parco ha assunto l’appellativo di “sociale” perché di esso si stanno prendendo cura i cittadini del luogo, confluiti in varie associazioni che collaborano con la Seconda Municipalità. Lungo il cammino si potevano acquistare e gustare presso le numerose bancarelle prodotti biologici di stagione esposti nelle “Piazze dell’economia solidale”; si ascoltava intanto musica suonata da vari gruppi musicali e i versi recitati da “Poeti in erba”, ma anche si potevano ammirare e godere qua e là scorci di paesaggio di sicuro incanto. Questi segni positivi dimostrano che si può invertire la rotta, veleggiare verso lidi di un mondo più umano e vivibile…
– Mi stupisce il tuo metagramma utopistico, questo, diciamo così, acritico passaggio da questi pochi segni innegabilmente positivi a veri e propri sogni di una palingenesi universale…
– Sarà perché sono reduce della lettura di Zanzotto e quindi caricato poeticamente … Si dice che, quando muore un poeta, si spegne una stella in cielo. Io dico che, quando muore un poeta, diventa più viva in terra la luce della sua poesia e più grande diventa la nostra capacità di coglierne la bellezza e il suo misterioso messaggio,…. A rileggerlo, ti riempi di una strana energia, di una voglia di partecipare attivamente alla sfida che è sempre la vita.
Ascoltate questi versi: “Tristissimi 25 aprile/ morti in piedi, sull’attenti/ al cimitero/ qualche osso perso per la strada/ nel sole sfacciato freddo…./5 pianeti occorrono alla fame dei terrestri/ terroristi in favore della/ pletora/ ma il re degli scemi governa/ ma il re degl’ipocriti/ da cent’anni siede avvitato al seggio degli idiotitani/ SULLA STRADA DEL MURO// La stoltezza che circola si palpa/ come un vento/ i vecchi partigiani/ si perdono coi loro alzaimer/ i vecchi ex-internati/ nei loro post-ictus/ tutto è perso o/ sotto malocchio/ al gatto Uttino hanno/ mozzato la coda/ Nulla so del filmato/ sulle ceneri già lontane/ del ragazzo Turra/ massacrato in Colombia/ Non parlatemi più/ Ma nelle immondizie/ troverò tracce del sublime/ buone per tutte le rime” (da Andrea Zanzotto, “Conglomerati”, Mondadori, 2009,pp41-42).
(Fonte foto: Rete Internet)






