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Il Nord che vuole dare lezioni al Sud farebbe bene ad aprire l”armadio, scoprirebbe un ossario! Ma l”aria che tira non è buona e il codice di comportamento dei pubblici dipendenti sembra un documento di quando c”era Lui:

Caro Direttore,
in giro per lavoro, in una bella serata di quasi estate, ho avuto modo di assistere alla presentazione di un romanzo in una piccola e spocchiosa città del centro-nord. Puntualità nell”orario stampato sulle locandine, ambiente arioso, bel pubblico, presentatori scrupolosi e: autore (con relativo contesto di azione del volume) meridionale. Mi dirai: cambia qualcosa? Sì e come! Ad un iniziale panegirico, affettato e stucchevole, dell”autore ha fatto seguito un malcelato bisogno di presentare un sud (con la sua gente) arrendevole, cialtrone e senza speranza.

C”era come una necessità irrefrenabile di chiedersi (e darsi le relative e scontate risposte): in quale terra esiste l”imbroglio continuo, la corruzione, se non nel Mezzogiorno d”Italia? Dove, se non in quel martoriato territorio, si costruisce abusivamente, nasce l”inquinamento o c”è la vocazione alla superficialità? Tutto, e non per caso, avviene al sud, in quella sorta di gironi infernali pullulanti di ladri, di furbi, di uomini e donne senza dio, di imbroglioni senza speranza di potere infine uscire “a riveder le stelle”. Ma il sud mica è solo gomorra!

Capirai, Direttore, a questo punto che il dramma del tanto auspicato federalismo non sarebbe tanto nella sperequazione delle risorse quanto nelle mentalità (posso dirlo?) separatiste (o pseudoperbeniste) di molte persone. Partiamo da un ricorrente falso storico. Ti assicuro che la società “di sopra” è tale e quale a quella “di sotto”. C”è un uguale disfacimento dei costumi, un uguale cattivo funzionamento della scuola, un insistente ricorso al calcolo ed all”utile come pratica di vita consolidata. Sì, è vero, il Sarno lo abbiamo inquinato noi, ma il Po chi l”ha inquinato? Noi siamo i soliti ladri di galline che si fanno prendere con le mani nel sacco; altri, però, sono gli storici “mariuoli” ad aver fatto la storia d”Italia degli ultimi cinquant”anni!

Cosa fare, quindi, in simili occasioni? Mostrare nervi saldi, non cadere nella rete delle provocazioni e costruire un ragionamento, che confuti, con dati di fatto, i gratuiti e stucchevoli luoghi comuni sul Mezzogiorno d”Italia. “Sopporta, cuore: più atroce pena subisti/ il giorno che l”indomabile, pazzo Ciclope mangiava/ i miei compagni gagliardi, e tu subisti, fin che l”astuzia/ ti liberò da quell”antro, che già di morire credev”, (Omero, “Odissea”, XX).
La marcia su Roma partì (e parte ancora oggi) da Milano; dalla capitale meneghina sono partiti anche i maggiori sostenitori della Loggia massonica P2 di Licio Gelli. L”attuale capo del governo, per esempio, aveva la tessera numero 1816. Ma che fa? Abbiamo la memoria corta. I nostri vicini di casa possono anche ammazzare i bambini, siamo sempre disponibili a perdonare.

Ma non perchè abbiamo la vocazione al perdonismo. No, non è questo! È maggiormente perchè siamo distratti, non ci importa molto di quello accade intorno a noi; siamo superficiali, egoisti, calcolatori e indifferenti verso tutto e tutti. E, intanto, tutto intorno monta il regime. Nemmeno tanto in silenzio. Anzi con azioni chiare, fortemente volute e dichiarate. Si mette il bavaglio alla stampa, alla magistratura, ai pubblici dipendenti, alla contestazione, a tutte le libertà. Ma che fa, chi se ne importa? Ora che l”estate batte alle porte, è d”uopo pensare solo alle vacanze; poi, a settembre, si vedrà.

Così, la mia collega di Groppello Cairoli dice che andrà a rilassarsi per un paio di settimane in Tunisia; molti giovani di mia conoscenza sono indecisi cosa scegliere tra le notti in Spagna e un viaggio alle Canarie; dicono che ne hanno bisogno e i loro genitori devono sostenere qualunque sacrificio per consentire loro di riposarsi. Il meritato riposo per chi non si stanca! Sembra quasi un ossimoro pubblicitario!
Caro Direttore, come ricorderai, nell”autunno del 1931, solo dodici professori universitari, su oltre milleduecento, rifiutarono di giurare fedeltà a Mussolini. Pochi pazzi, nell”immaginario collettivo, che ebbero il coraggio di prendere una posizione assolutamente scomoda. Tutt”altro!

“S”attendono l”ostracismo sociale e la solitudine umana a cui il loro gesto li sta consegnando. E tuttavia –per chi ha seguito per qualche tratto le loro esistenze- sopravvive la certezza che un “no” forte e chiaro come quello che hanno pronunciato non possa essere proferito senza una segreta gioia. Quella che si sperimenta disaccostando la propria vita dagli altri, riapprendendo a custodirla solo da se stessi.”, (Giorgio Boatti, “Preferirei di no”, Einaudi, 2001).

In questi momenti di grande confusione, quasi da ultimi giorni dell”impero, gira, sui tavoli di tutte le amministrazioni pubbliche, il codice di comportamento dei dipendenti. Nei tredici articoli, tra l”altro, si legge che ogni dipendente pubblico deve conformare la sua condotta al dovere costituzionale di servire la Nazione; che ciascun “servitore dello Stato” non deve chiedere o accettare regali; non li deve nemmeno offrire i regali, tantomeno a un sovraordinato; non deve partecipare all”adozione di decisioni o attività che possano coinvolgere interessi propri o di familiari; non deve usare attrezzature o materiali pubblici a fini privati; in ogni comunicazione, deve adottare un linguaggio chiaro e comprensibile.

Forse che a qualcuno vengono in mente fatti o personaggi della recente storia d”Italia?
Sai, Direttore, a volte, mi chiedo se gli articoli di quel codice siano mai stati letti dai nostri amministratori, nazionali e locali! A volte, poi, mi sorprendo a pensare che nel caso si rendesse obbligatorio un giuramento di fedeltà a un capo, forse, ci sarebbe fatica ad arrivare a dodici coraggiosi dissidenti. Ovviamente, di questi tempi, i destinatari del giuramento non sarebbero milleduecento ma in numero fortemente esponenziale!

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