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Raffaello Sanzio e Napoli, un binomio dimenticato

Tra le città che vantano il privilegio di possedere opere del grande Raffaello c’è, o meglio, c’era anche Napoli. Ecco quali capolavori del maestro urbinate si potevano un tempo ammirare in città.

Quando si parla di Raffaello non può che venire in mente Roma. Nell’Urbe infatti il maestro lasciò i suoi più grandi capolavori, le Stanze Vaticane, le Logge, gli affreschi della Farnesina. Eppure, sono centinaia le opere raffaellesche sparse in tutto il mondo. Una di queste, la cosiddetta “Madonna del Pesce” (foto), così chiamata perché il piccolo Tobia, sulla sinistra, regge in una mano il celebre pesce, si trovava un tempo nella Basilica di San Domenico Maggiore, nel cuore della città partenopea.

La tavola, trasportata su tela nel corso del XIX secolo, fu realizzata dal pittore urbinate intorno al 1514 per conto di Giovanni Battista del Duce. Nel 1524 l’umanista napoletano Pietro Summonte, nella sua Lettera a Marcantonio Michiel, la descrive ancora nella chiesa domenicana, nell’attuale Cappella di Santa Rosa da Lima, dove era stata destinata dal del Duce. Sotto la dominazione spagnola la “Madonna del Pesce” fu tuttavia distaccata e, nel 1644, portata all’Escorial, in Spagna. Oggi l’opera è custodita a Madrid, al Museo del Prado, a circa 2000 km dal luogo per cui fu creata.

Ovviamente, non si cercherà qui di rivendicare il quadro, regolarmente portato in patria dagli eredi della dinastia spagnola che, al tempo del prelevamento della tavola dalla chiesa napoletana, vantava il possesso di tutto ciò che era nell’allora Vicereame di Napoli, loro legittima proprietà. Una storia come tante e motivo per cui le opere dei grandi maestri italiani sono oggi sparse in tutto Europa o nel resto del mondo. D’altronde anche l’Italia vanta tutt’ora opere di importanti maestri stranieri, regolarmente entrate in possesso degli eredi degli originari committenti e infine dello Stato italiano.

Resta comunque un po’ di amaro in bocca, sapendo che a Napoli sarebbe stato possibile ammirare un’opera di questo calibro. Non che in città manchino capolavori, le opere di Simone Martini, Masaccio, Botticelli, Caravaggio, Tiziano, senza parlare di quelle dei grandi maestri del Barocco romano e napoletano, sono sufficienti a considerare il capoluogo campano un’importante capitale dell’arte internazionale, ma, perduti gli affreschi di Giotto in Castel Nuovo e Santa Chiara, il dipinto di Raffaello avrebbe certamente contribuito a sottolineare il un ruolo fondamentale che Napoli ha sempre ricoperto negli sviluppi artistici italiani ed europei.

Ben venga quindi che le opere d’arte siano, anzitutto, patrimonio dell’umanità, ma la loro storia e il loro legame con la collocazione originaria non vanno dimenticati. Nessuna opera può difatti essere letta senza tener conto del contesto per cui o in cui essa è stata creata. Anche Napoli merita dunque di legarsi al nome di Raffaello e di figurare tra le grandi capitali del Rinascimento artistico italiano. La “Madonna del Pesce”, inoltre, non è la sola opera napoletana del genio urbinate; a Raffaello si deve anche il “Ritratto di Dona Isabel de Requesens”, Viceregina di Napoli, realizzato dal maestro, per la corte partenopea, intorno al 1518.

Il quadro, attualmente al Louvre di Parigi, dove è giunto in seguito alla regolare donazione fatta dalla dinastia spagnola a quella francese, è un altro straordinario capolavoro che arricchisce oggi, ulteriormente, la già prestigiosa collezione del celeberrimo museo parigino. Non sarebbe male, potreste pensare, se l’opera tornasse a Napoli. Il turismo è infatti una delle risorse economiche più importanti, anzi, forse la più importante risorsa economica del nuovo millennio; vantare opere d’arte (il turismo culturale è, soprattutto in Italia, un business in costante crescita) vuol dire tanto, specie per una città come Napoli, la cui cattiva fama tiene lontano sempre più turisti.

Il fatto è che la distribuzione delle opere d’arte, apparentemente iniqua, dipende tutta da questioni di proprietà spesso molto discutibili, ma comunque difficili da eludere. È pur vero che un’opera di Raffaello, da sola, non basterebbe a risanare il turismo partenopeo; tuttavia, per ovviare al problema, non è necessario rivolgersi a San Gennaro. Quello che la città offre, troppo spesso sconosciuto al grande pubblico, basta a conferirle prestigio e a fare del capoluogo campano uno dei poli turistici più accattivanti del Paese.

Il sindaco de Magistris vuole lanciare una nuova immagine di Napoli, ma quello che non è chiaro è che l’immagine c’è già, va solo estesa al grande pubblico. Non ci credete? Chiedetevi quanti di voi sapevano che a Napoli c’erano opere di Raffaello.
(Fonte foto: Rete Internet)

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