Gli “80 sono anni di violenza e di effimero. Malavita e terrorismo non conoscono tregua. Sono gli anni della strage di Bologna e dello scandalo P2.
Di Ciro Raia
Gli anni “ottanta” si presentano con una caterva di avvenimenti, i cui risvolti non possono essere ancora letti in una prospettiva storica. Mancano molti documenti, ancora tenuti segreti, mancano alcuni anelli di congiunzione importanti, mancano le analisi a posteriori che spaziano su tempi lunghi e legano fatti, personaggi, comportamenti, piccole emozioni.
Gli anni “ottanta” sono anni strani, anni di sconvolgimenti totali, di stragi, ma anche di effimero. In Italia si aprono con apprensione e dolore per la morte di Pietro Nenni, un padre nobile della patria, e quella di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, ammazzato dalla mafia il 6 gennaio 1980. Quindi, le morti eccellenti proseguono con la violenta azione delle B.R., che uccidono il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet, il giudice Guido Galli, il procuratore capo della Repubblica di Salerno, Nicola Giacumbi, il dirigente della Digos, Alfredo Albanesi, il consigliere regionale della Campania, Pino Amato.
Sempre gruppi terroristici, poi, ammazzano il generale dei carabinieri Errico Galvaligi ed il giudice Mario Amato. La violenza mafiosa elimina, invece, Gaetano Costa, procuratore capo di Palermo; la camorra, da parte sua, si macchia del delitto del sindaco di Pagani, cittadina in provincia di Salerno, Marcello Torre. Ma la strage che fa più impressione è quella consumata alla stazione di Bologna, dove, alle 10,25 del 2 agosto, una bomba provoca 85 morti e 203 feriti tra i viaggiatori in attesa di treni. Già il 28 agosto la Procura del capoluogo emiliano emette 28 ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra, tra i quali Francesca Mambro, Giuseppe Valerio Fioravanti, Aldo Semerari.
Alla guida del governo si alternano i democristiani Francesco Cossiga (a capo di un tripartito DC-PSI-PRI) e Arnaldo Forlani (a capo di un quadripartito DC-PSI-PSDI-PRI).
Il 23 novembre 1980 una violenta scossa sismica riduce in macerie gran parte dell”Irpinia e del Napoletano. Interi paesi sono completamente rasi al suolo; si contano oltre 6.000 morti. Nel 1976 un terremoto di forte intensità aveva colpito il Friuli: i morti erano stati circa 1000 e moltissimi i centri distrutti. In Irpinia, così come era già avvenuto nel Friuli, sono stanziati ingenti fondi per la ricostruzione, ma i risultati ottenuti evidenziano una forte frattura tra il Nord ed il Sud. A molti, infatti, l”opera di ricostruzione avviata in Irpinia appare come un tributo da pagare al sistema politico-clientelare vigente nel Sud.
C”è grande fermento nella classe operaia. Scioperi e cortei degli operai FIAT –l”industria automobilistica ha annunciato la cassa integrazione per 78.000 dipendenti- paralizzano la città di Torino. Enrico Berlinguer, segretario del PCI, in un intervento ai cancelli del Lingotto e di Rivalta si spinge a dire che “il PCI sosterrebbe gli operai anche se scegliessero la forma di lotta più estrema”.
A maggio del 1981 la presidenza del consiglio annuncia di aver ricevuto, dai giudici di Milano, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, l”elenco di 962 presunti affiliati alla loggia massonica P2 (Propaganda 2) di Licio Gelli. Ci sono imprenditori e sindacalisti, militari, uomini di cultura, di spettacolo e della politica, tra cui spiccano i nomi di Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo, Fabrizio Cicchitto, Enrico Manca, Gaetano Stammati, Beniamino Finocchiaro, Michele Sindona, Franco Di Bella, Duilio Poggiolini, Angelo Rizzoli, Roberto Gervaso, Alighiero Noschese, Roberto Calvi, Vittorio Emanuele di Savoia, Vito Miceli, Pietro Longo, Artemio Franchi.
La maggioranza dei politici è composta da democristiani e socialisti. Silvana Mazzocchi così scrive su La Repubblica: “[:] ministri e deputati, senatori della Repubblica, ma anche funzionari di partito, ambasciatori, sindaci, imprenditori, industriali, giornalisti, scrittori, sindacalisti, commissari di polizia:I documenti sequestrati a Gelli sono stati definiti una miniera:a Palazzo Chigi è iniziato un vero terremoto”. Tra le carte di Gelli emerge un documento, il Piano di rinascita democratica, che chiarisce tutti gli obiettivi della P2, tra i quali: controllo della Magistratura da parte del Governo, opposizione alla linea di collaborazione col Pci, abolizione dello Statuto dei Lavoratori, riforma della Costituzione, attenta vigilanza sui partiti e sui sindacati, attraverso la sistemazione di uomini di fiducia nei posti nevralgici delle predette organizzazioni.
Viene istituita una commissione parlamentare, presieduta da Tina Anselmi, che nel 1984, concludendo i propri lavori, scrive “la P2 ha svolto opera di inquinamento della vita nazionale, mirando ad alterare in modo spesso determinante il corretto funzionamento delle istituzioni, secondo un progetto che mirava allo snervamento della democrazia”.
E il terremoto politico non manca. Infatti, il presidente del consiglio dei ministri, Forlani, preoccupato della notorietà dei nomi e dell”appartenenza politica degli stessi, tiene nascosta la lista per ben due mesi ed è costretto, per questo, a dimettersi.
Al suo posto è incaricato di formare il nuovo governo il senatore repubblicano Giovanni Spadolini. È la prima volta che un laico sostituisce un democristiano alla guida del governo. Durante il dibattito sulla fiducia al nuovo esecutivo, il segretario del PSDI, Pietro Longo, uno degli iscritti alla Loggia P2, attaccando violentemente la magistratura, propone che la stessa debba essere controllata dal governo. Attacchi alla magistratura vengono portati anche da Bettino Craxi (PSI) e Flaminio Piccoli (Dc).
(Fonte foto: Rete Internet)

