Dopo la sentenza Eternit monta la sete di giustizia tra i familiari dei 320 lavoratori dell’impianto chimico deceduti per cancro.
“I nostri sono morti di serie B, ecco perché non abbiamo avuto giustizia”. Carmelina Tozzi, 68 anni, è la vedova di Francesco Tozzi, operaio della Montefibre morto di cancro negli anni Novanta. Come Carmelina ammontano a centinaia le vedove dei lavoratori del grande impianto chimico di Acerra, 320 operai uccisi dal cancro secondo la denuncia depositata quindici anni fa nella procura di Nola. Addetti che per molto tempo hanno convissuto con le sostanze nocive presenti nel processo di produzione: amianto, paraxinolo, metanolo, etilenglicole, acetato di cobalto, acetato di manganese, acetato di metile, acido acetico.
Ma l’elenco delle sostanze è molto più lungo. A ogni modo al processo sono state ammesse soltanto le posizioni relative a 82 morti sospette. Una prima scrematura che ha seminato tanta delusione. Quindi, dopo sei anni di dibattimento, il 27 luglio scorso, la doccia ghiacciata: la montagna di carte, perizie e fascicoli ha prodotto il più classico dei topolini. Ecco la sentenza di primo grado: un anno e otto mesi di reclusione per cinque ex direttori della fabbrica e per due medici aziendali. Un verdetto che ha gettato tante famiglie nello sconforto. Un dato sugli altri: la condanna per omicidio colposo dei dirigenti e dei medici della Montefibre è stata comminata per la morte di un solo operaio, l’unico lavoratore, deceduto per un mesotelioma causato dalla presenza di amianto in fabbrica, per il quale il tribunale ha riconosciuto lo status di vittima della scorretta e consapevole condotta aziendale.
I dirigenti della Montefibre sono stati assolti, sia pure con formula dubitativa, per la morte di altri 82 operai uccisi da tumori polmonari o laringei. Intanto l’Appello è stato fissato al 5 novembre, a quasi un anno e mezzo di distanza dal primo grado. Cosa che ha fatto indignare l’avvocato Diego Abate, legale delle famiglie degli operai morti. Abate ha sporto denuncia alla procura di Napoli. “Posso solo dire che il fascicolo di primo grado è rimasto fermo per sei mesi nella cancelleria del tribunale di Nola, in modo inspiegabile – lamenta l’avvocato – e ora i termini prescrizionali sono vicini. Si, è vero – conclude il legale – ci sono reati di serie A e reati di serie B, processi di serie A e di serie B”. Nel 1998 avevano sporto denuncia contro la Montefibre i parenti di 320 operai deceduti per cancro.
Poco dopo il pubblico ministero della procura di Nola, Giuseppe Cimmarotta, ha aperto l’inchiesta. Il processo è iniziato nel 2007. Al centro del dibattimento era finita la posizione di soli 83 dipendenti. Ma la commissione scientifica nominata dal tribunale ha stabilito, al termine di una serie di lungaggini, che soltanto 6 operai sarebbero morti a causa della presenza di amianto in fabbrica. Quindi il verdetto di condanna, emanato per la morte di un solo lavoratore.




