L’associazione antiracket di Portici ha festeggiato giovedì i suoi cinque anni. Presenti gli esponenti principali dell’anticamorra campana. Insieme per parlare di futuro, tra resoconti e proposte.
“Oggi, in rapporto ad anni fa, è più semplice denunciare.” Esordisce così Lino Busà, Presidente nazionale di S.o.s. Impresa, all’incontro di giovedì avvenuto nella storica Villa Savonarola di Portici, un incontro per tirare le somme sui primi cinque anni dell’Associazione antiracket e antiusura, gestita dal suo Presidente Sergio Vigilante.
Oggi è più semplice denunciare. Un concetto importante, una definizione innovativa che nasce dopo l’impegno profuso in questi anni da questo Sportello che ha già aiutato tante persone. All’incontro hanno presieduto anche i comandanti delle forze dell’ordine a dimostrazione di una sinergia importante e necessaria, tra le forze della sicurezza e l’Associazione porticese. Uno staff al servizio gratuitamente per Portici e per i paesi circostanti. Le denuncie infatti, provengono anche da altre città della nostra regione. Oltre a Sergio Vigilante e Lino Busà, c’erano anche il Commissario nazionale antiracket e antiusura Giancarlo Trevisone e il Commissario regionale antiracket e antiusura Franco Malvano, che insieme hanno fatto un resoconto degli ultimi anni e hanno fatto luce sugli ambiti di intervento necessari per il futuro.
E’ stato un incontro importante quello di giovedì, un incontro che con cui è possibile edificare nuove basi per la costruzione di quella muraglia protettiva e insormontabile entro cui proteggere le vittime del racket dal crimine organizzato. In questi ultimi anni l’Associazione ha accumulato 33 denuncie e 60 arresti, ponendosi inoltre come parte civile nei procedimenti penali. Coadiuvato da una rete di esperti e di legali che seguono le vittime psicologicamente e giuridicamente nell’intero procedimento, questo gruppo di sostegno ha messo in chiaro prima di ogni altra cosa che i prossimi passi dovranno indirizzarsi verso la riduzione dei tempi biblici per l’acquisizione dei risarcimenti economici.
Tempi troppo lunghi che sfavoriscono la tempestività degli interventi, rallentando la nuova vita degli imprenditori che hanno denunciato. Questi attori sociali, dopo aver messo in pratica il loro coraggio, devono essere sostenuti anche alla fine del procedimento legale, affinché possano reinserirsi nel sistema commerciale con tranquillità e con i capitali necessari. Il rischio è quello dell’isolamento di queste vittime, con le imprese che non potrebbero poi riuscire a lavorare. Tanto sostegno è già presente e funzionante, va soltanto collaudata la macchina della tempestività per il risarcimento economico. I presenti all’incontro hanno proposto inoltre un’altra idea importante:
Occorre investire su queste imprese, creare specifiche corsie preferenziali per chi ha denunciato, allontanandoli da contesti burocratici difficili da abbattere. La nuova stagione della lotta al crimine organizzato terrà da subito conto della necessità di creare un’immagine positiva dell’antiracket, per evitare che questi imprenditori dopo la denuncia vadano a lavorare altrove. Assodato il successo dell’assistenza alle vittime, ora va agevolata la tempestività dei risarcimenti. Chi denuncia deve poter restare nella propria terra d’appartenenza, senza investire o trovare capitali altrove, senza nessun timore e con stimoli economici immediati e gratificanti.
La strada è quella giusta ma le denuncie sono ancora poche, così come ha specificato Giancarlo Trevisone “Nel 2011 in Campania ci sono state 48 denuncie per estorsione e 54 per usura”, ecco quindi un nuovo invito: maggiore sensibilizzazione sul tema. Soprattutto nelle scuole, con la creazione sempre più intensa di un’etica della responsabilità. “Ciascuno faccia il proprio dovere!” prosegue Trevisone. “Vanno abbattuti i tempi lunghi della burocrazia nelle pratiche della prefettura, sensibilità sociale e legalità partecipata devono essere i motori con cui creare una nuova concezione culturale”. E’ lo Stato quindi che con i suoi rappresentanti deve costituirsi sempre parte civile nelle cause contro le mafie ed è nelle scuole che bisogna alimentare quest’etica della responsabilità.
L’attenzione dei giovani sul tema è fondamentale per la realizzazione di questa nuova cultura. “La repressione non basta, bisogna colpire i patrimoni delle famiglie camorristiche, distruggere l’economia della camorra. L’attuazione rapida delle leggi deve servire anche a togliere i capitali con cui operano questi gruppi nel tessuto sociale campano”. Colpire i patrimoni è il monito proposto da Franco Malvano, chiarendo ulteriormente il concetto secondo cui i tempi vanno velocizzati sia per il risarcimento dei danni alle vittime, sia per estirpare i capitali economici delle famiglie camorristiche.
A concludere l’incontro è Lorenzo Diana, storico gladiatore della lotta alle mafie, che ha ribadito l’importanza di diffondere il messaggio secondo cui denunciare è importante e fondamentale, così come distruggere definitivamente il fenomeno dell’usura, continuando nella lotta, poiché l’usura è un’attività economica ricchissima, un investimento fondamentale e fruttuoso per la camorra. Se anni fa a occuparsi dell’usura c’era soltanto qualche commissario di caserma, oggi esiste una rete di sostegno attiva che ha cambiato molto la situazione in Campania, ma va fatto ancora tanto per estinguere il problema.
Un disagio presente che viene ricordato quotidianamente dalla cronaca, non ultimo, l’episodio dell’agguato camorristico in cui ha perso la vita venerdì il ventunenne Vincenzo Masiello. Un fenomeno che ci ricorda quanto ancora c’è da fare, e quanto sia importante per il nostro futuro, continuare a lottare, senza abbassare la guardia. Mai.
(Fonte foto: Rete Internet)

