Continueranno a dirci che stanno facendo di tutto per salvare Pompei, ma se non esiste ancora una soluzione forse è perchè nessuno vuole seriamente occuparsi di uno dei siti archeologici più grandi del mondo.
Interessi politici, eccessiva burocrazia, lo spettro della camorra, il disinteresse culturale, quante altre motivazioni non salveranno Pompei? Quanto altro tempo dovrà passare prima che il problema venga affrontato seriamente? Il mondo ci invidia un grandissimo sito archeologico e noi cosa facciamo? Facciamo in modo che crolli pezzo dopo pezzo attraverso un’impietosa moviola della deficienza umana. Cantieri aperti, crolli quotidiani, affreschi rovinati. Questo scempio va avanti da anni e nessuno interviene, ogni volta che avviene un nuovo crollo ci bombardano di nuove promesse. “Eccoli i fondi!” “Sta arrivando la soluzione!” “Eccoli i soldi, stanno qua, li vedete?” e il gioco delle tre carte prosegue in una teatralizzazione di buoni intenti. Alla fine nulla cambia. Nulla.
E’ una canzone che ascoltiamo ormai da anni, il ritornello è sempre lo stesso e i provvedimenti restano sempre promesse lontane. Forse l’indignazione della gente comune dovrebbe iniziare a farsi sentire con più insistenza. Pompei viene distrutta una seconda volta, se nella prima la lava donava a Pompei l’immortalità artistica, negli ultimi anni l’unica eruzione è stata quella dell’indifferenza. Forse dobbiamo far sentire di più la nostra voce, la voce della gente comune, gridare con veemenza un’assurdità che viene costantemente zittita dopo qualche settimana dai crolli. Nessuno venga a dire “stiamo prendendo provvedimenti!”, ora noi crediamo soltanto ai fatti. Il 23 ottobre del 2011 il sociologo Amato Lamberti scriveva: “Pompei continua a crollare. Le precipitazioni atmosferiche diventano sempre più violente. Se non si decidono a coprire l’intero sito, magari con una tettoia di pannelli solari, i nostri figli visiteranno le macerie della città sepolta da Vesuvio. I cinesi l’esercito di terracotta mica lo tengono alle intemperie!”.
Sono passati anni da questa dichiarazione e non è cambiato nulla, non è praticamente cambiato nulla. D’altronde stiamo parlando del solito paese delle assurdità, la solita nazione ridicola con i soli amministratori ridicoli. Il disinteresse resta tale, pensiamo poi alla notizia pubblicata da “La Stampa” in cui viene tristemente specificato: “Nel 2011 i francesi erano pronti a investirli per salvare il sito archeologico. Ma chiedevano controlli anti camorra sugli appalti. L’Italia non fornì garanzie. Ora si pensa a una fondazione internazionale “Pecunia non olet”, disse l’imperatore Vespasiano al figlio Tito, che gli rimproverava l’intenzione di tassare l’urina raccolta dalle latrine. La pipì puzza, disse Tito. Il denaro no, fu la risposta, e ci sono voluti poco meno di duemila anni perchè una massima tanto apprezzata trovasse disprezzo nella spiantata Italia della crisi.
All’inizio del 2011 il più grande consorzio francese di multinazionali, Epadesa della Dèfense, offrì circa duecento milioni di euro al restauro di Pompei, e dopo un anno e mezzo di tribolazioni non se ne fece nulla. La storia si affacciò sui nostri quotidiani e come arrivò sparì, fra stupore e un po’ di indignazione”. Dobbiamo arrabbiarci e non abbassare la guardia, poichè ogni nuovo crollo a Pompei sarà l’ennesima dimostrazione che questo paese non può proteggere nessuno, nemmeno se stesso.
(>Fonte foto: Rete internet)



