Emorragia di voti nel Pd, che però resta il primo partito. Ma il Pdl cala di più e scende al terzo posto. Intanto anche all’ombra delle grandi fabbriche trionfa il M5S. Delusione Rivoluzione Civile: 3-4 %. Peggio Vendola: 2-3 %.
I partiti della sinistra non hanno fatto breccia nemmeno a Pomigliano, vale a dire in pieno territorio operaio, dove ci sono le fabbriche più grandi della regione, nell’epicentro dello scontro sindacale e politico tra la Fiom e la Fiat.
Un conflitto caratterizzato dall’arrivo qui, in un tripudio di folla, il 3 febbraio scorso, di Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile che aveva schierato in pole, nella lista Campania 1, Antonio Di Luca, cioè proprio uno dei 19 operai della Fiat iscritti alla Fiom e tenuti a tutti i costi fuori della fabbrica. “ Per il momento non voglio commentare. Posso solo dire che volevo tentare di liberare uomini, lavoratori. Solo questo…”, spiega al telefono, tono tra il deluso e il corrucciato, Di Luca. Impietose le cifre dei risultati elettorali. A Pomigliano Rivoluzione Civile ha ottenuto 915 voti alla camera, il 4,1 per cento, mentre al senato ne ha raccolti 694, il 3,5. Peggio hanno fatto i vendoliani di Sel, con 690 voti alla camera (3,15) e 522 al senato (2,7).
Cifre complessivamente più alte rispetto alla media nazionale. Ma di poco. Da registrare la tenuta del Pd, che ridiventa il primo partito della città, scavalcando il Pdl del sindaco Raffaele Russo, finito al terzo posto, dietro i grillini, travolgenti pure qui, con un media complessiva del 25,5 (circa 5500 voti). Il partito di Bersani fa registrare 6169 voti alla camera (28,19) e 5588 al senato (28,9). Rispettivamente 2243 e 1595 voti in meno rispetto alle politiche del 2008, però. Una notevole emorragia. Comunque inferiore a quella del Pdl, che ha avuto 5088 consensi alla camera e 4311 al senato ma che rispetto alla precedente tornata elettorale ha subito un salasso terribile: oltre 3200 voti.
Intanto Luigi Di Maio, 26 anni, neodeputato pomiglianese del Movimento Cinque Stelle, unico neoparlamentare del territorio, spiega così lo stop della sinistra nella città delle fabbriche: “Pomigliano va ascoltata perchè è figlia delle fabbriche, perchè è commercio in difficoltà, famiglie intere ridotte alla fame, servizi sociali che scoppiano, aziende che falliscono, imprenditori che si uccidono, inquinamento da rifiuti tossici. Se si pensa di interpretarla mettendo in lista un sindacalista di Pomigliano che abita a Napoli ci si sbaglia di grosso. Bisogna vivere il territorio, capirlo, parteciparlo”. Il riferimento è esplicito ed è rivolto alle scelte di Rivoluzione Civile.
Ma Tommaso Sodano, vicesindaco di Napoli e pomiglianese doc, uno dei leader del movimento di Ingroia, fornisce una spiegazione diversa. “Potrei sottolineare che Rivoluzione a Pomigliano ha superato la soglia di sbarramento della camera,ma non è questo il punto – risponde Sodano – è difficile cogliere delle diversità territoriali – aggiunge – il problema è che mettere Antonio Di Luca in lista è stato un modo per mettere al centro la questione operaia,che però è stata totalmente messa in secondo piano in queste elezioni”. Simile l’analisi di Michele Tufano, segretario cittadino del Pd:
“Mentre qui il partito è stato vicino alla Fiom il Pd nazionale è regionale è stato invece assente. Ho scritto una lettera a Bersani sul tema Fiat ma non ho avuto risposta. A ogni modo la questione operaia non ha influenzato più di tanto il voto, anche a Pomigliano, semplicemente perché il tema del lavoro è stato cancellato dalla campagna elettorale”. “La realtà – conclude il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo – è che il voto di protesta non è Ingroia ma Grillo. L’italiano che non ce la fa più ha votato Grillo”.
