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Percossa per non aver saputo recitare a memoria i versi del Corano

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Conoscere il corano è certamente importante, ma picchiare la figlia perchè non sa recitare a memoria i versi è un reato.

La Corte d’appello di Bologna ha confermato la condanna di un cittadino marocchino per il delitto di maltrattamenti e lesioni aggravate in danno della figlia dodicenne, percossa quotidianamente quando non era in grado di ripetere perfettamente a memoria versi del corano (che, riferiscono i giudici del merito, il padre costringeva a studiare fino all’una di notte). Ricorre il marocchino in cassazione.

Secondo il marocchino, i fatti si sarebbero svolti per finalità educative in un contesto culturale e familiare di carattere rigidamente patriarcale, che avrebbero fatto sentire l’imputato legittimato ad agire da “padre padrone”, in modo congruo al proprio codice etico-religioso di riferimento, per cui la sentenza si porrebbe in contrasto con i principi di cui agli artt. 3 e 27 Cost.

In definitiva, secondo il padre ci sarebbe stato un uso controllato della forza per finalità educative. Nella fattispecie, l’estraneità del marocchino al processo di evoluzione del costume e delle scienze pedagogiche dovrebbe scusarlo, essendo irrilevante il diverso comportamento del proprio fratello (lo zio che chiamò i carabinieri dopo che la minore si era da lui rifugiata e l’imputato voleva riprenderla con la violenza).

Il ricorso è inammissibile per la manifesta infondatezza del motivo. Così ha statuito la Cassazione penale, sez. VI, sentenza 30.03.2012 n° 12089.
Questa Corte suprema ha già ripetutamente insegnato – per tutte, la sentenza Sez. VI, sent. 46300 del 2008 che, con sintesi approfondita ed efficace, riassume con chiarezza i termini della questione afferente i cosiddetti reati culturali o culturalmente orientati – l’irrilevanza della cosiddetta ignorantia juris quando le condotte oggetto di valutazione si caratterizzino per la palese violazione dei diritti essenziali ed inviolabili della persona quali riconosciuti ed affermati dalla Costituzione nazionale, che costituiscono la base indefettibile dell’ordinamento giuridico italiano e il cardine della regolamentazione concreta dei rapporti interpersonali.

Come insegnato dalla richiamata sentenza 46300/2008, tali principi costituiscono uno “sbarramento invalicabile” contro l’introduzione nella società civile – di diritto e anche solo in fatto – di consuetudini, prassi e costumi “antistorici” rispetto ai risultati ottenuti nell’ambito dell’affermazione e della tutela dei diritti inviolabili della persona in quanto tale, cittadino o straniero che sia.

La condotta violenta e intenzionalmente vessatoria del cittadino marocchino quale descritta in fatto dalla Corte distrettuale si è posta pertanto come consapevole, e non giustificabile, scelta a fronte di un sistema di valori costituzionali nei suoi tratti essenziali ed indefettibili notoriamente opposto(apparendo in proposito altrettanto significativo il richiamo della Corte di Bologna al diverso comportamento del congiunto intervenuto a difesa e tutela della ragazza). Proprio il consolidato orientamento e l’assenza di novità nelle prospettazioni difensive che, in definitiva, sono ormai del tutto, e con motivazione consolidata, disattesi, impone la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

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