Lo stato di salute della nostra società nelle parole del Cardinale Bagnasco. Intanto, procede il lavoro della Scuola diocesana all”impegno socio-politico. Di Don Aniello Tortora
Puntuale, come sempre, il riferimento allo “stato di salute” della società italiana, nell’ultima Prolusione del Cardinale Bagnasco al Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale italiana (Roma, 23 – 26 gennaio 2012).
Riferendosi alla “crisi economica che da almeno quattro anni sta scuotendo il mondo” il Presidente della Cei ha affermato che «il capitalismo sfrenato sembra ormai dare il meglio di sé non nel risolvere i problemi, ma nel crearli, dissolvendo il proprio storico legame con il lavoro, il lavoro stabile, e preferendo ad esso il lavoro-campeggio (cfr Bauman): si va dove momentaneamente l’industria sta meglio come se l’ “altro” non esistesse. E per “l’altro” è in primo luogo da intendersi proprio il lavoratore».
«La “fluidità” di valori, relazioni e riferimenti, non impedisce affatto – semmai favorisce – il formarsi di coaguli sovrannazionali talmente potenti e senza scrupoli, tali da rendere la politica sempre più debole e sottomessa. Mentre invece dovrebbe essere decisiva, se la speculazione non avesse deciso di tagliarla fuori e renderla irrilevante, e quasi inutile. Ed è quel che sembra accadere sotto gli occhi attoniti della gente. Quando il criterio è il guadagno più alto e facile possibile e nel tempo più breve possibile, allora il profitto non è più giusto, ma diventa scopo a se stesso giocando sulla vita degli uomini e dei popoli. Al di là di ogni ventata antipolitica, va detto che la politica è assolutamente necessaria, e deve mettersi in grado di regolare la finanza perché sia a servizio del bene generale e non della speculazione».
«Non è possibile vivere fluttuando ogni giorno nella stretta di mani invisibili e ferree, voluttuose di spadroneggiare sul mondo. Il dubbio è che si voglia proprio dimostrare ormai l’incompetenza dell’autorità politica rispetto ai processi economici, come se una tecnocrazia transnazionale anonima dovesse prevalere sulle forme della democrazia fino a qui conosciuta, e dove la sovranità dei cittadini è ormai usurpata dall’imperiosità del mercato».
Accennando, poi, al problema dell’ICI, Bagnasco ha affermato che “la Chiesa non ha esitazione ad accennare questo discorso, perché non può e non deve coprire auto-esenzioni improprie. Evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso questo è addirittura motivo di scandalo”. Nella Prolusione il Cardinale fa anche un accenno al Sud. “Sta crescendo – ha detto -nel Meridione la speranza di potersi liberare un giorno non remoto dal giogo della malavita organizzata, e non è un caso probabilmente che questa si stia spingendo verso le città del nord, che faranno bene a rinforzare la vigilanza e moltiplicare gli anticorpi”.
Riflettendo su queste precise “provocazioni” del Cardinale Bagnasco, io penso che tutti conveniamo sul fatto che la crisi economica, che sta scuotendo il mondo, non solo mette in crisi l’idea ingenua di un progresso illimitato e quasi automatico, ma svela pure la radice di un processo che, prima che economico e politico, è etico e culturale.
Un altro aspetto mi piace, qui, sottolineare. Il Cardinale, analizzando la crisi economica, ha evidenziato il crescente divario tra la finanza e il lavoro. Questo scarto che è all’origine del drammatico fenomeno della disoccupazione giovanile, che nel Sud ha raggiunto livelli insostenibili, chiama in causa la responsabilità politica.
E sollecita un impegno di laici cristiani in politica che sappiano farsi interpreti credibili dei principi della dottrina sociale della Chiesa. L’Italia ha bisogno di “una nuova generazione” di politici, i quali antepongano il bene comune agli interessi di parte. È anche questo lo scopo della Scuola diocesana all’impegno socio-politico, che con l’on.le Raffaele Cananzi, ha avuto un autorevole inizio con due incontri, interessantissimi, sulla Costituzione (Nascita e Princìpi della Carta Costituzionale).
(Fonte foto: diocesinola.it)

