Nella civilissima Inghilterra la situazione penitenziaria è molto simile a quella italiana: al di là del canale della Manica ci si lamenta per il rigore perduto. Di Simona Carandente
Sovraffollamento, popolazione carceraria, esigenze di tutela della collettività: terminologie iper diffuse, a tratti abusate da mass media ed organi di stampa, utili ad evidenziare problematiche onnipresenti e per le quali, a prescindere dalle forze politiche schierate in campo, sembra sempre più improbabile e lontana una soluzione in via definitiva.
Eppure, al di là dei discorsi fatti e rifatti, sempre uguali a se stessi, l’opinione pubblica non immagina che in altri paesi europei, quali ad esempio la civilissima Inghilterra, la situazione penitenziaria non sia tanto lontana dalla realtà italiana, pur con alcuni aspetti peculiari e fortemente caratterizzanti. Secondo pacifica ammissione del ministro della Giustizia inglese, pigra e noiosa è l’esistenza di buona parte della popolazione carceraria, posto che sono ben pochi coloro che riescono a svolgere nell’istituto di pena qualsivoglia attività lavorativa. Addirittura, in un comunicato del sindacato delle guardie penitenziarie dell’aprile 2008, si lamenta l’eccessivo permissivismo e lo scarso rigore in cui i detenuti espiano la pena detentiva, potendo accedere liberamente a televisione, tavoli da biliardo, stereo ed addirittura playstation.
Libertà estrema, inoltre, sarebbe garantita ai detenuti in regime di "Open Prison" (una sorta di nostrana semilibertà), dove il detenuto passa l’intera giornata al di fuori dell’istituto, in piena libertà, con il solo obbligo di trascorrere la notte all’interno del penitenziario. Secondo l’opinione comune, tale permissivismo carcerario sarebbe figlio del sovraffollamento carcerario, posto che in pochi anni il numero di detenuti accolto nelle carceri di Inghilterra e Galles sarebbe addirittura raddoppiato. Responsabile in tal senso l’intero sistema detentivo anglosassone, dove le misure alternative alla detenzione sono rare e qualunque tipo di reato, anche il meno grave, viene sanzionato facendo ricorso al carcere, con eccezionale incremento dei costi di gestione dell’intero sistema.
Negli ultimi anni, una triste piaga affligge il sistema carcerario inglese: il terrorismo che, dopo i numerosi attacchi (in particolare quello alla metropolitana del luglio 2005) è presente in misura massiccia nella realtà detentiva nazionale. Si conta che, allo stato, più del 10 per cento della popolazione carceraria sia di derivazione islamica, con numerose cellule estremiste ed in assoluto crescendo.
Curioso, poi, è il fenomeno del costante aumento della comunità dei fedeli di Allah all’interno dei penitenziari. Le conversioni in tal senso sarebbero, secondo le stime, di natura utilitaristica e finalizzate a godere della protezione della comunità stessa, oltre che della fruizione di pasti diversi e di migliore qualità, nonché del venerdì libero dagli orari del penitenziario per consentire le preghiere di rito. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)





