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Ottaviano, periferie antiche e nuove. Il Centro ha debiti con la frazione San Gennarello?

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Il sindaco, e cioè l’avv. Capasso, mostra di non sapere che proprio lui è la prova vivente del fatto che la geografia politica della città è cambiata. Il boom dei turisti? Ci sono problemi “diplomatici” sulla ricognizione dei luoghi ipogei del Rosario?

Tutti siamo di una stoffa nella quale la prima piega non scompare mai più (M.D’Azeglio).
Per fortuna la prima piega della mia stoffa è la maleducazione.

In un articolo pubblicato recentemente dal nostro giornale il sindaco di Ottaviano, che, come tutti sanno, è l’avv. Luca Capasso, commentando la notizia di una manifestazione che si terrà a San Gennarello, ha dichiarato: “Dimostriamo, ancora una volta, la nostra attenzione nei confronti di San Gennarello e di tutte le frazioni di Ottaviano. Sarà una serata di aggregazione e partecipazione per tutti”. Lasciamo da parte “l’aggregazione” e lasciamo da parte “tutte le frazioni”. Il giovane sindaco forse voleva dire “tutti i quartieri periferici”, poichè il titolo di “frazione” tocca solo a San Gennarello.

Il “noi” usato dal sindaco potrebbe essere un “noi di maestà”, o piuttosto, considerati il carattere e i modi del primo cittadino, un “noi di umiltà”: ma l’abuso del “noi di umiltà” può generare qualche confusione. Il “noi” è pur sempre la somma di un “io” e di un altro. Ma non è questo il punto. Nelle parole del sindaco mi pare di cogliere l’eco di una “canzone” che ho sentito cantare spesso, ma a intervalli di varia estensione, e da cantanti talvolta stonati: Ottaviano Centro avrebbe debiti, diciamo così, morali con San Gennarello. Questo dice la canzone.

Ottaviano ha debiti certi e pesanti con il quartiere Zabatta: per il secolare problema del rifornimento idrico, che per fortuna ora pare che sia stato risolto, per l’illuminazione, per le scuole, per le strada che collega il quartiere a San Giuseppe e a Terzigno e che è un percorso di guerra, per le strade interne che sono una vera e propria “archeologia” della viabilità. Quali sono i crediti di San Gennarello ? Non so. Vorrei che qualcuno me li elencasse. Negli ultimi 50 anni la “frazione” ha dato sindaci, vice-sindaci, assessori autorevoli, potenti consiglieri delegati, influenti consiglieri semplici. Per decenni le amministrazioni guidate da sindaci democristiani si sono mantenute grazie al sostegno di maggioranze risicate, le famose maggioranze a 16 (16 consiglieri su trenta), in cui ognuno dei 16 era determinante, era il “sedicesimo”. In queste maggioranze il ruolo di consiglieri storici di San Gennarello è stato, ovviamente, di alto profilo.

Le ultime elezioni comunali hanno documentato una novità storica: e sarebbe un paradosso se proprio il sindaco non se ne fosse accorto. Per la prima volta candidati nati e residenti in Ottaviano centro hanno ricevuto dagli elettori della frazione cospicui tributi di preferenze: gli indici e le percentuali ci dicono che il fenomeno non è episodico. Per fortuna: significa, la cosa, che le barriere della divisione e dell’incomprensione, se mai ce ne furono, si sono sbriciolate. I Romani avrebbero detto che il “temenos”, il luogo sacro delle sorti e dei vaticini dell’ Amministrazione Capasso, è la piazza di San Gennarello. E’, per Ottaviano, l’atto finale di un processo storico che si avviò 150 anni fa, quando in tutto il Vesuviano interno i centri del potere politico e amministrativo incominciarono a spostarsi da monte a valle. Non a caso la prima seduta del consiglio comunale dell’era Capasso si tenne nella Chiesa di San Gennarello: vi fu qualche protesta, non perchè la seduta si tenesse a San Gennarello, ma perchè si tenne nella chiesa. Anche gli ottajanesi musulmani, buddisti e miscredenti meritano rispetto. Mi auguro che il presidente del consiglio comunale si sia reso conto della gravità della gaffe.

Lo spostamento del centro di gravità fa sì che i quartieri del centro storico siano la nuova periferia: il Carmine, Sanseverino, la Terra Vecchia, in cui sono compresi gli edifici che affacciano sulla via Palazzo Medici- Piazza Annunziata – Piediterra, e quelli che costeggiano il vallo e gli scavi di via Cesare Augusto. I debiti della pubblica amministrazione verso questi luoghi diventano di giorno in giorno più consistenti. Credo che il sindaco debba modificare la sua visione delle cose, o almeno i suoi slogan. Dovrei parlare di ciò che è successo nei giorni in cui si sono rotti i tubi che ci riforniscono di acqua. Ma su questo punto ci illuminerà direttamente il sindaco, quando lo intervisterò.

I giardini di Palazzo Medici il sabato e la domenica sono stati aperti al pubblico. Grazie al lavoro della Pro Loco presieduta dal sig. Gaetano Sessa. Diciamo che non so quale sia stato l’afflusso dei turisti. Anche se i turisti sono stati solo tre, meritano un grazie i giovani che si sono messi a disposizione della comunità. Gratis. Ma mi auguro che a nessun politico venga l’idea di saltare sul palcoscenico e di suonare la grancassa: si innescherebbe una polemica aspra e rumorosa.

Come si sa, ho chiesto pubblicamente e ripetutamente all’ Amministrazione di chiedere alla Curia il permesso per una ricognizione del cimitero ipogeo della Chiesa del Rosario, in cui sono custoditi, secondo le carte, i resti di membri della famiglia Medici. Mi dicono che un discendente dei Medici ha protestato con gli Amministratori, obiettando che, in quanto discendente, doveva essere avvertito. Domanderò al sindaco, con lettera protocollata, se la notizia è fondata, quali sono i termini della protesta, e chi sono i destinatari. Bisogna trarre il massimo profitto dalle lezioni di stile impartite dai nobili, soprattutto ora che la prima piega della stoffa di cui sono fatto, la maleducazione, si è formata di nuovo, e, spero, per sempre.

Non so se l’Amministrazione continuerà a chiedere alla Curia il permesso per la ricognizione: a questo punto, la cosa non mi importa un fico secco. Mi dispiace per Giuseppe I Medici: lui cercò con tutte le sue forze di farci diventare un popolo “quadrato”, ma lo sapeva che “chi nasce tunno nun more quadro”.

LA CITTA’ INVOLONTARIA

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