Venerdì, poca gente. Gli assenti si son persi la “voce” straordinaria di Anna Merolla. Sabato la piazza era piena, ad applaudire le creazioni dello stilista Mimmo Tuccillo e la comicità di Ivan e Cristiano. Perfetta la cucina.
Del luogo, abbiamo già detto: piazza San Giovanni è un ricamo di pietre, è un raffinato santuario del dio Tempo, è un odeon. L’ assessore alla cultura dovrebbe farne la sede stabile di un Festival delle arti e della gastronomia. I responsabili della sagra di quest’anno hanno deciso, con l’approvazione di padre Savino, parroco di San Giovanni e di San Lorenzo, di voltar pagina, ma come spesso accade, la pagina nuova ha creato, al di là delle buone intenzioni, qualche problema.
Gli ingredienti della “serata” di venerdì 20 erano raffinati, ma il piatto è risultato fiacco. La televisione detta legge: è una moda portare sul palcoscenico i ragazzi, a cantare, a recitare, a danzare, e anche a cucinare. Talvolta, lo ammetto, lo spettacolo può risultare brioso: a patto che il regista conosca l’arte del ritmo e dei tempi, e sappia annodare le sequenze: se no, vien fuori un garbuglio che danneggia prima di tutto i giovani artisti, irrita i genitori e i nonni, svuota la piazza. Venerdì sera Anna Merolla è salita sul palco dopo le 23, che sarebbe un orario anche normale, se però la serata fosse stata un “crescendo”.
E tuttavia, i pochi spettatori che avevano deciso di aspettare, e di sfidare le insidie dell’aria che si faceva sempre più fresca, sono stati ricompensati dalla voce flessuosa della cantante che, su richiesta di Peppe Miranda, esperto anche di canzone napoletana, ha meravigliosamente interpretato “Ammore annascunnuto”, portata al successo da Cèline Dion. Tra i molti meriti di Vincenzo Caldarelli c’è anche questo, di aver fortemente voluto la presenza di Anna Merolla sulla scena della sagra. Se desidera che i suoi meriti crescano ancora, Vincenzo dovrà riportare la cantante in piazza San Giovanni, per un récital tutto suo: c’è una magica corrispondenza tra questa piazza odeon e l’incanto della voce di Anna Merolla.
Sabato 21 la piazza, piena di gente, è diventata scena di arte popolare e passerella per forme di raffinata eleganza. Nessuna nota stonata. San Giovanni accoglie con simpatia istintiva i canti e la musica del gruppo folkloristico “La Ginestra” di Somma Ves.na, perché per secoli ha ospitato manifestazioni di cultura popolare, e trova un punto di contatto tra l’ironia beffarda dei sangiovannari e la comicità degli “opposti” di due protagonisti di “Made in Sud”, di Ivan che “ mett’’a lengua int’’o pulito” e di Cristiano che ne rovescia concetti e toni attraverso l’artistica “cafonaggine” della lingua napoletana. I due interpretano una nuova, spesso spassosa, versione del tradizionale “contrasto” comico tra il signorino e il tàmmaro zampruosco.
Da applausi anche il cabaret di Maria Bolignano, che trafigge con “punte” plautine luoghi e genti del Vesuviano, e incomincia a sfruttare il vasto repertorio di tipi comici che il nostro territorio mette a disposizione di chi ha l’occhio e il fiuto necessari per scovarli.
Un tempo in questa parte della Campania si diceva, talvolta con pura ammirazione, spesso con malcelata invidia, che gli Ottavianesi avevano gusto, erano colti, erano “signori”. Le creazioni di Mimmo Tuccillo portano il segno della raffinatezza “vesuviana”: l’aggettivo non è riduttivo, ma è un incremento di valore, perché la bellezza “vesuviana” nasce dall’armonia di forme classiche e di note nuove e originali: un’armonia che è equilibrio ed è tensione, che rasserena e nello stesso tempo sollecita a riflettere. E mi pare che questo sia il fascino della vera bellezza.
L’hanno dimostrato, con la loro non scolastica bellezza, le indossatrici. Ma riprenderemo l’argomento, anche per parlare dei bijoux disegnati dalla signora Amabile. Le cuoche e i cuochi della sagra sono ormai dei Maestri: mani, occhi, movimenti, cenni formano un sistema perfetto, uno spettacolo nello spettacolo. Con questa edizione della sagra hanno conseguito il dottorato in una disciplina cardinale della cucina napoletana: la pizza fritta. Credo che sia venuto il momento di approntare menù a tema, di dedicare già dall’anno prossimo un omaggio completo a singoli “protagonisti” della tavola della tradizione: il pane, per esempio, o il pomodoro, o la melanzana. E così via.
Le fotografie che corredano l’articolo sono di Peppe Miranda. Se ho dimenticato qualcuno, prendetevela con lui.




