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Ottaviano: chi è l’erede del passato prossimo? Il farmacista o l’avvocato?

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L’erede è il dott. Nocerino che corre il rischio di accollarsi i debiti politici del PD, o è l’avv. Capasso, membro di un’opposizione che è stata spesso distratta, e quasi sempre salottiera?

Sabato 6 aprile è stato, per me ottajanese, un giorno di frustrazione. Dall’alba a notte inoltrata ho sentito l’ esultanza dei fuochi artificiali con cui i sommesi tutti manifestavano il loro amore per la Montagna e il loro profondo rispetto per le tradizioni.

Nel pomeriggio Franco Ammirati, Alfonso Cepparulo, Salvatore Borriello e altri amici hanno ricordato gli anni belli del Giugno Popolare Vesuviano nell’aula consiliare del Comune di San Giuseppe, gremita di gente: e gremita di gente era la splendida piazza, e viva di giovani, e luminosa di forme eleganti. In mezzo, Ottaviano, con lo scarrupo del suo silenzio e dei suoi vuoti. Ma non dirò mai più che il mio paese ha concluso la sua storia. Risorgeremo. Il “ voltar pagina “in politica è cosa ambigua. Chi propone di voltar pagina spesso desidera solo far dimenticare il suo passato e metterci una pietra sopra.

A Ottaviano non è possibile voltar pagina subito, poiché sulla pagina da voltare è posato un macigno: e il macigno è la somma dei meccanismi amministrativi, dei modi di pensare e di operare, dei centri di potere, delle filosofie di gestione che due Amministrazioni guidate dal dott. Iervolino, per nove anni, ininterrottamente, hanno costituito ex novo, o ereditato, condiviso e consacrato come legali e legittimi. E lo sono certamente: ci mancherebbe. Ma nove anni sono tanti: e il tempo, al di là delle intenzioni più pure degli uomini, forma incrostazioni e nasconde sorprese. Il Pd ha la colpa di aver avallato fin quasi all’ultimo giorno certe scelte politiche e certi metodi di gestione da cui sono stati prodotti i guasti che sono sotto gli occhi di tutti.

Quando la manifesta gravità della situazione e le proteste dell’opinione pubblica hanno costretto il partito ad aprire gli occhi, il mea culpa pronunciato da un consigliere comunale a nome di tutto il PD in una delle ultime sedute del Consiglio è risultato troppo sommesso per essere incisivo. Nemmeno oggi il PD trova il coraggio di ammettere pubblicamente i suoi errori: che sono molti, e che ho già elencato e ancora elencherò. Puntigliosamente. Faccio solo un esempio. Quando iniziarono i lavori di riqualificazione dell’asse viario Viale Elena – Via C. O. Augusto, insomma gli scavi della nuova Pompei, il PD si attribuì, con un trionfale manifesto, il merito dell’opera: ma davanti al disastro ha dimenticato non solo di chiedere scusa, ma soprattutto di spiegarci, con un manifesto, i perché del disastro. Era il primo dei doveri, è l’abc della politica.

Ma mi pare che il PD di Ottaviano abbia smarrito grammatica e sintassi della politica: e anche i “bignamini“. Non so se il PD sosterrà ufficialmente il dott. Andrea Nocerino, e in che termini e fino a che punto il dott. Nocerino accetterà questo sostegno. Non so quale vantaggio egli possa trarre dall’ appoggio manifesto e dal simbolo di un partito frastornato, lacerato, scosso dai risultati delle politiche. Tra l’altro, da quando alle amministrative si può esprimere una sola preferenza, il “peso“ elettorale di candidati e di sostenitori viene misurato non solo dal numero dei voti che essi “portano“, ma anche dal numero dei voti che la loro presenza fa perdere allo schieramento.

L’avv. Luca Capasso, candidato sindaco, nelle dichiarazioni rese a Francesco Gravetti accusa il centro- sinistra di aver “disamministrato“ Ottaviano. “Gesù ! Gesù!! Gesù!!!“ ho commentato: mi pare, infatti, che la durissima accusa, lanciata da uno che è stato fino a ieri autorevole consigliere di opposizione, esponga l’accusatore al contropiede. Una maggioranza che “disamministra“ è una catastrofe per la città, ma è una pacchia per l’opposizione: le offre il “canzo“, l’occasione, di battaglie infuocate nell’aula consiliare, di arringhe in piazza e comunicati stampa e dichiarazioni incandescenti, e di una “spasa” quotidiana di manifesti. Insomma, tutto quello che fa l’opposizione a Somma, per esempio, e a Sant’ Anastasia: e per di più contro amministrazioni di cui mi pare che non si possa dire che “disamministrano“.

A Ottaviano l’opposizione ha fatto tutto questo? E se non l’ha fatto, la macchia della “disamministrazione“ non unge e non tinge anche l’opposizione? Sul sindaco di questo centro- sinistra, e su un consigliere comunale di questo centro – sinistra si è concentrata recentemente l’attenzione della magistratura: e non per quisquilie. In altri Comuni, nelle stesse circostanze, un candidato sindaco espresso dall’opposizione avrebbe tappezzato di manifesti i muri. Mi pare – ma forse la memoria mi inganna- che il dott. Iervolino non sia stato tenero con il dott. D’ Ambrosio, che gli aveva conteso la poltrona di sindaco, quando il dott. D’ Ambrosio è stato colpito dai provvedimenti della magistratura.

L’avv. Capasso ha ritenuto di non dover ricorrere a forme chiassose di polemica politica: se l’ha fatto per le ragioni dello stile, ha fatto bene. Ma in consiglio comunale l’opposizione ha mai affrontato la questione della N.U.? Se sì, qualcuno mi può dire in quale seduta? Che il servizio N.U. costituisse un problema – un serio problema politico – , era cosa nota a molti: il problema era evidente, grosso: anzi, ingombrante. Prima di voltarla, la pagina, la dobbiamo leggere e commentare fino in fondo. A partire dal primo rigo, dove sono indicati il primo dato di fatto e la prima proposizione. Il primo dato di fatto è che le Amministrazioni guidate dal dott. Iervolino sono nate dalla “contaminatio“ di ingredienti diversi: un po’ di centro-sinistra, un po’ di centro, un po’ di destra.

E’ probabile che anche l’avv. Luca Capasso attinga candidati e sostenitori da quelle che furono le maggioranze e i “contorni“ del dott. Iervolino. Vedremo. E diremo. La prima proposizione è semplice e lineare: quali sono stati i contributi dati dall’opposizione sulle questioni cruciali ? Quale era il suo progetto di città? Le risposte, chiare e concrete, le aspettiamo, dunque, non solo dal PD, ma da tutti coloro che sono stati consiglieri comunali in questi anni. La chiarezza e la concretezza gioveranno alla città di Ottaviano. E al prossimo sindaco.

Se il prossimo sindaco, chiunque egli sia, si illude di potersi sottrarre all’obbligo di raccontaci le storie del PUC e delle licenze edilizie, e di raccontarcele per filo e per segno, meticolosamente, in tutti i dettagli, quelli belli, quelli brutti, quelli spassosi, e anche quelli pericolosi, se ce ne fossero – ma non ce ne sono -, e senza dimenticare i personaggi: se dunque il prossimo sindaco è capace di nutrire questa illusione, allora è capace di tutto: anche di prometterci che porterà le Olimpiadi a Ottaviano.

A commento dell’articolo di Francesco Gravetti sulle valutazioni formulate dalla gip Roberta Zinno intorno al rapporto tra amministratori del Comune di Ottaviano e la ditta Alfacomecol scrissi che, per fortuna di tutti, la logica della legge è diversa dalla logica dei sofisti. Nell’ articolo di martedì prossimo, deis iuvantibus, tornerò sul tema.

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