La raccolta dei rifiuti si fa al rallentatore. Nessuno informa e nessuno protesta, la giunta e tutti i consiglieri restano in silenzio. Da anni gli Ottavianesi non vanno al mare, in estate: è un popolo che anticipa le tendenze.
In questi giorni le strade di Ottaviano, quelle praticabili nella loro interezza e quelle dimezzate, i muri, le inferriate, le cancellate, le siepi, i cespugli sono un gigantesco spazio espositivo di sacchetti gialli e bianchi, pieni, si dice, di monnezza, e di bustoni, colmi, si dice, di plastica, e di scatoloni zeppi, si vede, di carta, e di secchi gonfi, si sente, di umido. Si dice che la quotidiana raccolta di rifiuti procede a rilento perché non ci sono mezzi, e non ci sono soldi.
Gli Ottajanesi più fantasiosi arrivano a dire che i mezzi messi a disposizione degli operatori ecologici non entrano, nemmeno a strascinarli, nelle strette stradine del centro storico, sono troppo grandi e per niente flessibili: e perfino che alcuni camion non sono coperti da polizza assicurativa. É un passeraio di chiacchiere, direbbero i Toscani. Da settembre, deis iuvantibus, racconteremo, in 20 articoli, la storia della N.U. a Ottaviano, dal 2005 ad oggi, e quella dell’ edilizia privata: sgombreremo il campo dai cicalecci e dalle manfrine, e lo lasceremo alle carte e ai documenti. Chiacchiere e tabacchere ‘ e legno, ‘o Banco ‘e Napule nun ne ‘mpegna.
Credo che sia venuto il momento, per noi Ottajanesi, di mettere un tappo definitivo in bocca a questa Mania, che spesso ci strega, di fantasticare, di astrologare, di blaterare. Eppure siamo un grande popolo, e la cospicua esposizione di sacchi sacchetti buste borse scatole – scatole intere, scatole rotte, cartoni chiusi, pacchi spalancati – lo dimostra ampiamente. Dimostra, prima di tutto, che molti Ottajanesi sono rimasti a casa. No, non è per la crisi. Ma che crisi! Gli Ottajanesi restavano a casa, in agosto, anche quando le tasche degli Italiani e dei Vesuviani confinanti erano rimpinzate di soldi fino a scoppiare. Restavano a casa, perché – non mi si accusi di campanilismo – hanno sempre anticipato le tendenze.
Gli altri cedevano alla moda consumistica delle vacanze di massa e correvano ad abbrustolirsi nell’afa di spiagge calabresi, sicule, sarde e perfino egiziane, e già gli Ottavianesi preferivano ciò che oggi è moda, la collina invece che il mare, le città d’arte invece che i soliti luoghi da cartolina, Positano, Maratea, Portofino. E perciò restavano e restano a casa, perché Ottaviano sta in collina, gode di una piacevole frescura – a Ottaviano si sta freschi, insomma – ed è città d’arte: e infatti la Regione Campania la classifica come città turistica di prima classe, la mette nella fascia che comprende Capri, Sorrento e Amalfi: e spero che nessuno leggendo si consenta smorfie di ironia. Inoltre, sono rimasti a casa, gli Ottajanesi, perché li ha incuriositi la promessa del nuovo assessore, che lo spettacolo del 15 agosto sarebbe stato condito di sorprese.
Una promessa audace e attraente per un popolo che si è sorpreso l’ultima volta nel 1661. E questa è la riflessione prima. Riflessione seconda. Immaginate cosa sarebbe successo a Somma, a Sant’Anastasia, a Pollena, a San Sebastiano, se la monnezza fosse rimasta abbandonata per le strade, e se i sindaci non avessero chiesto scusa, e non avessero informato i loro concittadini del perché e del per come, e dell’inizio e della fine, con manifesti, volantini, megafoni mobili e pubblici bandi. Sarebbe successo, diceva mia madre, l’anticristo: proteste di popolo, associazioni in subbuglio, consiglieri di maggioranza all’erta, consiglieri di minoranza sulle barricate. A Ottaviano, invece, niente di tutto questo. I membri della giunta e i consiglieri di maggioranza pensano, credo, alla campagna d’autunno, i consiglieri di minoranza non lo so a che pensano: non riesco a immaginarlo, per quanto mi sforzi.
Gli uni e gli altri fanno bene a non affiggere altri manifesti: tanto, lo vediamo da noi che la monnezza sta per strada, e poi tabelle e muri già sono afflitti da troppi papielli: che si staccano, scivolano a terra, sporcano, inquinano. Anche per questo i nostri consiglieri, di maggioranza e di minoranza, meritano un applauso, e meritano, soprattutto, se qualcuno di loro si candiderà di nuovo, che gli elettori non dimentichino.
Gli Ottajanesi non protestano, perché il loro senso estetico – è un senso assai sviluppato – dice che questa esposizione di sacchi sacchetti bidoni scatole e cartoni può essere un’opportunità, può essere la svolta: può diventare una Esposizione Permanente di Opere d’Arte, un magnifico Arredo Urbano, un omaggio alla tendenza neo-pop che va sotto il nome di “pattern painting“ e agli epigoni di Rauschenberg Tinguely Kounellis Beuys, che usano come strumenti e materiali non pennelli e colori, ma rifiuti solidi urbani.
Ottaviano capitale delle Avanguardie: ci pensate? Ma, prima di tutto, bisognerebbe variare il colore dei sacchetti: il giallo, quel giallo plastica, è un colore poco nobile, è una tinta mortuaria.
(Quadro: Joseph Beuys, Fat chair, 1963)



