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Nuove cure per i servizi pubblici

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Si riparte dopo una recente sentenza della Corte costituzionale. Tecnici e politici riuniti a Roma per una diversa gestione.

Sarà l’autunno dei servizi pubblici. Ancora una volta il governo centrale è chiamato a giocare la partita dei servizi locali. Quello che la Corte costituzionale smonta, la politica, stavolta con i panni dei tecnici, deve ricostruire.

Da venti anni aziende buone e meno buone sono in balìa di provvedimenti ora definitivi, ora tampone, ora organici, a seconda delle mode e delle convenienze. Tra pochi giorni i rappresentanti (politici) degli Enti locali siederanno al tavolo con i rappresentanti del governo (tecnici). Per fare cosa? Per rimodulare l’intero sistema dei servizi locali intorno al quale girano milioni di euro e di poltrone. L’Europa vigila, però. Si cerca una nuova disciplina dopo che i giudici della Consulta hanno cancellato norme che liberalizzavano le gestioni locali. Monti e i suoi hanno preparato un cronoprogramma che parte dalla creazione di un tavolo tecnico con il territorio. La sede è al Ministero degli affari Regionali.

In fondo non siamo ancora maturi per assicurare servizi efficienti, gestire bene e fare quattrini. É vero, sprechi, inefficienze e malversazioni qualche volta sono bilanciati da buone amministrazioni e guadagni. Ma il sistema complessivamente non è in equilibrio. In Borsa ci sono aziende che fanno e disfanno alleanze a suon di azioni e partecipazioni in crociate. Ma la politica non è silente. Si gioca su confini territoriali, su aree di influenza politica oscurando del tutto il Sud dove i quattrini non ci sono e a nessuno è venuto in mente di fare alleanze strategiche o scambio di pacchetti azionari. I servizi da assicurare, però, sono gli stessi.

Entro Natale bisogna superare molti limiti posti dai giudici costituzionali e gli amministratori locali hanno il dovere di incidere. Su di loro grava la responsabilità, quanto meno strategica, di assicurare trasporti, viabilità, energia, a masse di cittadini. Le norme europee non possono essere eluse. Le gestioni possono essere messe direttamente in mano a società comunali con la discriminante condizione che “la società affidataria sia totalmente pubblica, che svolga la maggior parte della propria attività per l’ente proprietario e che quest’ultimo eserciti un controllo analogo a quello esercitato sui propri uffici”. E poi dal 2014 scatta la soglia dei 200mila euro di giro di affari come importo limite per ogni affidamento diretto.

Generalmente queste norme regolatrici e le alchimie finanziarie sfuggono al cittadino che va in autobus o paga la bolletta. Da qui a Natale le devono, invece, ben considerare tutti coloro che siederanno al tavolo tecnico del Ministero.
(Fonte foto: Rete Internet)

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