La tanto annunciata inaugurazione del reparto di medicina multi specialistica ed oncologia all’ospedale S. Maria della Pietà di Nola prevista per oggi pomeriggio (venerdì 22 febbraio, ndr) alle 16 è stata rinviata.
E mai scelta appare più giusta e corretta (sia per motivazioni “terrene” che “divine”). Un’inaugurazione, ad onor del vero, quasi “strategica” se si considera che mancano quarantotto ore al via della competizione elettorale di domenica 24 e lunedì 25 febbraio.
Da autorevoli fonti ospedaliere inoltre, trapela che non si sarebbe trattata nemmeno di una vera e propria inaugurazione, quanto piuttosto di una semplice benedizione, in quanto operativamente il reparto andrà a regime agli inizi di marzo, una volta sanata la carenza di personale infermieristico (ammesso che sulla questione si riesca in tempi brevi a trovare la quadra tra direzione generale, politica e sindacati). Una buona parte del personale infermieristico infatti dovrebbe essere trasferito dall’ex ospedale di Pollena Trocchia, attuale sede del reparto. Le mancate decisioni sulla riorganizzazione del vecchio presidio ospedaliero di Pollena, dove la presenza di diversi ambulatori (analisi, endoscopia) rendono lo stesso né un distretto né un ospedale, creano gravi disagi anche al nosocomio di Nola.
Il personale del nosocomio di Pollena (nelle more della trasformazione) dovrebbe essere riassegnato in maniera più razionale. Tuttavia, all’interno dell’ospedale di Nola c’è chi, oggi, è meno pessimista del passato, perché dopo quarant’anni dalla sua apertura il presidio vede aumentare per la prima volta la sua cubatura con la ristrutturazione e l’ampliamento del pronto soccorso; è indispensabile però sanare anche le altre questioni ferme da anni e sempre sul punto di essere risolte come il completamento dei lavori della nuova rianimazione e la ristrutturazione delle sale operatorie. Alla situazione strutturale bisogna mettere mano anche con la riorganizzazione dei servizi e del personale; non basta un’oculata direzione sanitaria, per la verità molto attenta al quotidiano.
Gli operatori del settore chiedono (almeno fino ad oggi invano) un ricambio generazionale, il completamento degli organici, la revisione delle invalidità; non è possibile infatti che in qualche reparto ci siano ancora altissime percentuali (80%) di invalidi. Sul fronte della strumentazione si chiede con insistenza la risonanza magnetica, far funzionare bene l’esistente e soprattutto che le promesse fatte – reparto di neurochirurgia o di chirurgia vascolare e dell’emodinamica – si realizzino.





