Comunicato al vetriolo della Fiom: “Avevamo ragione noi: trasferirono la sede legale da Pomigliano a Varese per sfuggire all’indagine”. Per i metalmeccanici Cgil il ridimensionamento Fu una “punizione leghista”. La Fim: “Via la politica dall’industria”.
Le ultime rivelazioni dell’inchiesta Finmeccanica stanno facendo indispettire i sindacati e i lavoratori campani dell’Alenia. Ieri la Fiom e la Fim hanno diramato due comunicati. Quello dei metalmeccanici della Cgil è al vetriolo.
“Restituiteci il maltolto: la sede legale di Pomigliano e il patrimonio industriale”, il messaggio lanciato alla politica e all’azienda dai metalmeccanici di Pomigliano. “La politica deve togliere le mani dall’Alenia ”, il comunicato della Fim. Secondo quanto emerso finora dall’indagine, che ha portato all’arresto dell’ad Finmeccanica, Giuseppe Orsi, il trasferimento all’Aermacchi di Venegono, in provincia di Varese, della sede legale di Pomigliano sarebbe stato il prezzo politico pagato alla Lega nonché l’occasione per sottrarre alla procura di Napoli la titolarità dell’inchiesta consentendone il passaggio alla procura di Busto Arsizio. Era stato proprio Franco Bruno, della segreteria provinciale Fiom, in un’intervista a “Il Mattino”, a ipotizzare, nell’autunno del 2011, quanto adesso sta venendo alla luce. Quelle dichiarazioni suscitarono ire e malumori.
“Del resto – aggiunge la Fiom nel comunicato – era stata l’Alenia a dirci, in sede di trattativa, che le ragioni di quel trasferimento andavano chieste a Finmeccanica anche perché si trattava del solo spostamento di un telefono e di una scrivania”. Furono settimane convulse. L’Alenia aveva dichiarato 747 esuberi, 450 dei quali concentrati nei soli impianti napoletani di Pomigliano, Nola, Casoria e Capodichino. L’Alenia decise anche di chiudere lo stabilimento di Casoria. L’impianto dovrà cessare le produzioni a giugno. “Contestammo con scioperi e manifestazioni questa punizione leghista – aggiunge Bruno – ma l’azienda portò a termine il compitino”. Nel testo dell’accordo che ne seguì, l’8 novembre 2011, non c’è traccia del trasferimento della sede legale.
L’intesa puntò a gestire gli esuberi con cassa integrazione e mobilità in grado di accompagnare fino alla pensione i lavoratori da estromettere. “E ora – conclude la Fiom – c’è il rischio che il mercato internazionale ci collochi nella lista nera degli inaffidabili”. La Fim poi aggiunge che “l’ipotesi emersa dall’inchiesta costituirebbe il fallimento del consiglio di amministrazione della holding di Stato, perché verrebbe meno la sua ragione sociale. Finmeccanica non deve e non può essere un contenitore per accontentare le mire di questo o quel politico: l’unica logica che deve prevalere è quella industriale”.






