“O’ juorno cchiu bell”, come in molti lo chiamano, volge al termine e a bocce ferme si cominciano a tirare le somme. Un bilancio positivo ma ancora tanto è da migliorare.
Non tutti i risultati combaciano e di certo non è colpa della matematica. É tutta questione di prospettiva. Infatti, se da un lato le autorità prendono tempo per fare le proprie valutazioni in merito e di sicuro non saranno mai completamente soddisfatte, dall’altro lato i nolani continueranno ad emozionarsi sempre.
Questo doveva essere l’anno della ripartenza, l’anno del sempre più vicino sigillo Unesco e soprattutto questo doveva essere l’anno del riscatto. E, nonostante qualcuno abbia storto il naso perché gli orari stabiliti dalla Fondazione nel regolamento non sono stati rispettati in pieno (la chiusura della sfilata era prevista per le 5 del mattino ed invece l’ultimo giglio, quello del Sarto è arrivato in piazza Duomo alle 8), per le strade di Nola si respira aria di “vittoria”. Lo dice la gente, quella che, in piazza domenica mattina sotto il sole cocente, si commuove alla vista il busto di San Paolino che sfila tra gli obelischi; quella che in nome della fede e della tradizione, con fatica, sudore e passione imbraccia "o’ verretiell" e culla i gigli.
E lo dicono i tanti commenti sui vari social network, commenti che la Fondazione festa dei gigli e l’amministrazione comunale dovrebbero leggere perché è lì che sono raccolti gli umori della Nola che vuole crescere e migliorare, è lì che ci sono critiche e consigli che potrebbero servire alle autorità competenti per aggiustare il tiro della regolamentazione dell’edizione 2014. Il pensiero generale per quella appena passata è che miglioramenti se ne sono visti tanti e, anche se c’è ancora da lavorare, si è riuscito a dimostrare che la sfilata pomeridiana lungo il percorso storico può essere effettuata in tempi ridotti e lo hanno dimostrato i primi gigli che l’hanno completata in circa sette ore e che la festa è un momento di gioia e di fede condiviso e non una gara di forza per il titolo di “paranza alfa”.
Ma non manca qualche appunto che va soprattutto al piano sicurezza: pochi controlli, venditori ambulanti e vetri rotti per le strade, pericolosi per i passanti; gli impianti audio, decisamente migliorati rispetto agli anni precedenti, a detta dei più devono essere regolati con maggiore precisione. Insomma orari sforati, qualche piccolo inconveniente durante il percorso, qualche angolo da smussare e ancora tanto da perfezionare, ma nonostante questo, quest’anno Nola ha vinto la scommessa con se stessa, si è rifatta dallo spiacevole accaduto dello scorso anno e, come la Fenice, è risorta dalle sue ceneri.

