Sabato 15 novembre festa patronale per la città dei Gigli. Tra gli appuntamenti della tradizione e le iniziative dei commercianti del centro, il consueto messaggio per la comunità nolana dal Vescovo Depalma.
Tutto pronto a Nola per la festa patronale in onore di San Felice, riconosciuto come primo vescovo e martire della chiesa nolana e celebrato ogni anno con l’impetrazione del miracolo della manna. Come da tradizione, la rituale processione del busto argento del Santo per le vie della città, accompagnato dalle autorità religiose e civili e dalle congreghe e arciconfraternite locali, avverrà alla vigilia della solennità che cade il 15 novembre, ovvero venerdì 14 alle 18,30.
Al mattino seguente, durante la prima messa del giorno celebrata nella cripta dedicata al santo della cattedrale, centinaia di fedeli si raduneranno per assistere al miracolo della manna, solitamente atteso anche l’8 dicembre. La manna, il liquido prodigioso il cui manifestarsi o meno è interpretato dai Nolani come segno di benevolenza di San Felice verso la città, sgorga dalla parete retrostante l’altare, comunicante con il luogo dove leggendariamente si pensa siano stati sepolti i resti del santo.
Tra i festeggiamenti civili è atteso l’appuntamento ogni anno proposto dalla Pro Loco di Nola, la Sagra del Tutero e dell’Ombrello, che si terrà sabato 15 a partire dalle ore 20 presso la sede in via Ciccone; quella stessa sera, inoltre, i negozi del centro storico prolungheranno l’orario di apertura fino alle 22, proponendo una serie di iniziative speciali per i clienti. Altro appuntamento in tema con la festività è inoltre la mostra già in corso nella sala San Giovanni della cattedrale, “Felicis Imago. Il Santo, l’Arte, la Città”, un excursus tra le testimonianze artistiche e documentarie sul santo, promosso dalla diocesi di Nola.
In occasione della festa patronale, come di consueto il Vescovo Depalma ha rivolto un messaggio alla comunità di Nola, invitando a riflettere sui modi di vivere la fede e sugli esempi a cui sono esposti i giovani. “Quando incontro qualcuno che, senza alcun margine di dubbio, esclama “Io credo!”, resto sempre perplesso e sorpreso – esordisce così Depalma nel testo del suo messaggio – Mi chiedo come sia possibile essere così sicuri della propria fede. Altro sentimento provo invece quando incontro giovani, adulti, bambini, che mi dicono con un tratto di dolcezza e inquietudine: “Io desidero credere, io voglio conoscere Gesù”. È l’umiltà di sapersi in cammino. La consapevolezza che la fede è un dono, non un diritto né una conquista che passa attraverso tappe decise a tavolino.
“Gesù affascina, Gesù accattiva, Gesù è un modello di perfezione umana che desta ammirazione. Ma non ne vediamo traccia autentica nelle ‘vostre’ chiese, non ne vediamo traccia in famiglia, a scuola, sui posti di lavoro…”: non sono le osservazioni dei giovani intorno al ’68, i giovani di oggi ci dicono queste stesse cose. Sono osservazioni giuste, provate da fatti, perché noi adulti, dentro e fuori la Chiesa, abbiamo peccato tanto e oggi scontiamo un deficit enorme di credibilità con le nuove generazioni”.
Ed ancora: “Oggi, nel terzo millennio, dobbiamo essere tutti consapevoli di una grande verità: credere è difficile, difficilissimo; ma allo stesso tempo il desiderio di credere è enorme, spaventosamente grande rispetto alle nostre povere forze. Ed è spesso un desiderio latente, nascosto tra le domande, tra i silenzi, tra le grida, nella rabbia, nello scetticismo, nell’insofferenza”. Depalma non tradisce il suo stile umile e non esita ad assumere sulle sue spalle eventuali mancanze e responsabilità della chiesa nolana:
“La Chiesa di Nola in Sinodo deve mettersi di fronte a questa sfida: aprirsi ai giovani, con amore autentico, pazienza e costanza, per prendere tra le mani e portare dolcemente dinanzi ai loro occhi il desiderio di Dio inscritto nel loro cuore; per riuscire in questa impresa, dobbiamo abbattere il peso delle strutture ingombranti, delle parole pietrificate, del rigore formalistico, del gelo umano che si registra al tatto nei nostri ambienti ecclesiali. I giovani non vanno avvicinati con giochi di prestigio o, peggio, con presenze opprimenti e manipolatorie, ma “sfidati” ad un tempo nuovo, da costruire insieme. Innanzitutto dobbiamo avere il coraggio, la “faccia”, di incontrarli uno ad uno. Poi dobbiamo essere capaci di vivere un momento penitenziale nei loro confronti, di porgere le nostre scuse sincere per ciò che dovevamo essere e non siamo stati. E poi invitarli a edificare una casa nuova, dove siano se stessi e non ospiti scomodi da ridurre ai nostri cliché”.
Monsignor Depalma ha poi concluso: “Abbiamo parlato tante volte di riorientare l’intera nostra pastorale alle persone, alle famiglie e ai contesti di vita. Ciò vale in modo speciale per i giovani. Una Chiesa a loro misura è una Chiesa trasformata sin dalle basi. Trasformata sin dall’impostazione del catechismo per la Prima comunione, che oggi genera – al netto di rare eccezioni – una vera e propria catastrofe di false idee sulla fede e sulla Chiesa cui seguono abbandoni e allontanamenti – sia dei ragazzi che delle famiglie – il minuto dopo la ricezione del Sacramento.
Le risorse per cambiare davvero ci sono: le famiglie sono disposte a collaborare, le scuole non sono affatto sacrari impermeabili a ciò che accade fuori, le associazioni (in particolare quelle che si occupano più direttamente e meritoriamente di ragazzi e giovani, Azione cattolica, Agesci…) sono pronte ad una sinergia sempre più profonda con la pastorale parrocchiale.
Nel giorno in cui la diocesi di Nola celebra Felice, il suo primo vescovo, non c’è modo migliore di fare memoria del suo martirio, sul quale è fondata la nostra fede. Assumiamoci un impegno nuovo e profetico perché le nuove generazioni, attraverso le nostre vite, riscoprano il desiderio di avere Dio come compagnia della loro esistenza. È possibile, se abbiamo coraggio e amore per il Vangelo”.






