No alla vendita di frutta e ortaggi delle aree inquinate: petizione a quota 11mila

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Il sito Change.org ha lanciato nella province di Napoli e Caserta la petizione che punta a bloccare la vendita dei prodotti agricoli provenienti dalle zone inquinate: Acerra, Caivano, Giugliano ed area casalese in testa.

Sono già 10670 le firme raccolte da Change.org per fermare la commercializzazione dei prodotti agricoli provenienti dai siti inquinati della Campania. Siti che sono indicati in una speciale mappa della Regione Campania. La petizione è rivolta al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, ai ministri dell’Interno, delle Politiche Agricole, dell’Ambiente e della Salute.

A loro si chiede di individuare le aree in cui si trovano le falde acquifere compromesse, di delimitare le aree dove ci sono discariche legali e sversamenti abusivi garantendo che all’interno della distanza di sicurezza sia impedita la coltivazione agricola, di destinare i terreni insistenti sulle falde acquifere compromesse e limitrofi a siti di discariche legali e di sversamenti abusivi alle sole colture non alimentari come canapa, sugherete, faggete per la produzione di carta e a qualsiasi altra coltivazione compatibile con il clima del territorio. Altri obiettivi: rendere disponibili fondi europei per incentivare, in collaborazione con le organizzazioni agricole, i proprietari dei terreni alla coltivazione di prodotti non alimentari, operando per costituire l’indispensabile filiera produttiva.

“L’introduzione di questo limite – si legge ancora nel testo della petizione – servirà a salvare in futuro molte vite umane che inconsapevolmente acquistano e consumano prodotti ortofrutticoli provenienti da coltivazioni attigue a discariche, legali o abusive, irrigate con l’acqua di falde irreversibilmente contaminate”. La norma potrà inoltre agire da deterrente nei confronti di chi, dietro offerta di denaro, accetterà di ospitare sui propri terreni nuove discariche abusive. L’idea insomma è di quelle costruttive e anche praticabili. Ad Acerra per esempio c’è un’ordinanza del comune risalente al 2005 che vieta l’uso a scopo agricolo dell’acqua di falda, ormai contaminata in modo pesante da un pezzo.

Un’ordinanza che però è stata palesemente violata senza che le autorità preposte muovessero un dito per controllare la più che visibile inottemperanza. Il risultato è che i prodotti di queste campagne compromesse dall’ecomafia vanno a finire sulle nostre tavole senza che il consumatore abbia neppure diritto a riconoscerne preventivamente la provenienza.
(fonte foto:rete internet)

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