L’identikit dei nuovi imprenditori tra crisi economica e pastoie burocratiche

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Un’indagine di Unioncamere delinea lo scenario italiano per chi scommette su un’attività in proprio.

Un’indagine di Unioncamere ci racconta l’identikit dei nuovi imprenditori alle prese con la crisi, devastante, e la burocrazia, scoraggiante. Sono in netta maggioranza uomini (74 %) e di questi l’87 % sono italiani. Ma sorprendentemente l’apporto degli immigrati extracomunitari (8%) è superiore a quello degli europei (5%) e dunque comunitari. Il 44 % di loro ha il diploma di scuola superiore ma non è una sorpresa che ci siano pochi laureati: nella stragrande maggioranza dei casi si diventa imprenditori dopo aver compiuto qualche altra esperienza lavorativa e con alle spalle un bagaglio di competenze pratiche a sostegno della nuova attività, oltre alle conoscenze acquisite nel percorso formativo.

Solo il 13% del totale dei nuovi capitani d’impresa non vanta un background lavorativo, il 9% tenta la strada dell’imprenditoria dopo aver perso una precedente occupazione. Ma oggi chi ha i soldi necessari per tentare la strada dell’imprenditoria? In pochi, certamente. Tuttavia oltre la metà dei 172mila neo imprenditori che hanno aperto un’azienda nel 2012 si sono messi in proprio investendo meno di 5 mila euro e lottando ogni giorno con crisi e burocrazia. Questa è per l’appunto la denuncia di Unioncamere a corredo dell’indagine realizzata dal suo centro studi su un campione significativo delle circa 384mila imprese iscritte nei registri delle camere di commercio nel corso del 2012.

Dallo studio emerge che sono quasi 172 mila le «vere» imprese, ossia quelle realtà che non hanno legami con imprese preesistenti. «Non si possono deludere le legittime attese di quanti malgrado tutto continuano a investire su sé stessi – dice il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – occorre rimettere le imprese al centro delle attenzioni di politica e istituzioni». Spirito di iniziativa e fiducia animano i nuovi imprenditori ma nel 23 % dei casi il clima economico generale è stato l’ostacolo maggiore. Il 10, 7 % di chi ha scommesso su un’impresa ha sentito, come un macigno, il peso della concorrenza. I problemi più seri sono riscontrati nell’iter amministrativo da seguire per l’inizio dell’attività e un 5, 8 % sente il peso del sistema fiscale. Il 10 % di quanti hanno partecipato allo studio di Unioncamere ha evidenziato problemi di tipo finanziario, dalla mancanza di capitale di capitale, alla acuta scarsità del credito.

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