Un dramma che si è concluso nel peggiore dei modi. Caterina Adinolfi, detta Katia, 40 anni, è morta dopo essere rimasta gravemente ustionata nell’esplosione avvenuta il 24 agosto all’interno di una palazzina di Cassino. La donna era ricoverata nel reparto di rianimazione del Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma.
Originaria di Nocera Superiore e operatrice socio-sanitaria, Katia aveva riportato ustioni su circa il 70% del corpo. Una situazione clinica estremamente delicata che aveva richiesto cure specialistiche e anche un complesso intervento chirurgico. I sanitari hanno provato a salvarla, ma le conseguenze della deflagrazione si sono rivelate troppo gravi.
Nello stesso episodio era rimasto coinvolto anche il compagno, Carmine Sirica, 54enne infermiere di San Valentino Torio. Anche per lui le ferite riportate erano risultate gravissime. Dopo cinque giorni di agonia, l’uomo era deceduto, trasformando quanto accaduto nella palazzina in una tragedia che ora conta una seconda vittima.
Tutto era cominciato nella mattinata del 24 agosto. Erano circa le 8.40 quando un forte boato aveva improvvisamente squarciato l’edificio. L’esplosione aveva provocato il crollo e reso necessario l’intervento dei soccorritori.
Tra le ipotesi prese in considerazione per spiegare la deflagrazione figura quella di una possibile fuga di gas. Gli accertamenti sulla causa dell’esplosione sono fondamentali per ricostruire con precisione quanto avvenuto.
Per Katia erano seguiti giorni di speranza e apprensione. Le gravissime ustioni avevano però reso fin dall’inizio particolarmente difficile il percorso clinico. La notizia della sua morte chiude tragicamente quella battaglia e si aggiunge al dolore già provocato dalla scomparsa del compagno Carmine.


