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Manca poco all’inizio del campionato e i tifosi rispolverano riti e atti scaramantici: tavole imbandite intoccabili fino alla fine delle partite, posti sul divano prestabiliti e tramandati. Sciarpe, cappelli e tute degli Azzurri.

«Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». E di Maradona. Non si ripeta più che le immagini sacre di San Gennaro e della Madonna di Pompei vengano spostate dal San Paolo. Lo sanno tutti, due anni fa per questo motivo il Napoli perse diverse partite: rischiare ancora non è il caso.

Appena giunti sul campo di gioco, i calciatori si fanno il segno della croce, alcuni, per scaramanzia, toccano addirittura il prato. E non solo. Prima della partita lo stadio intona «’O surdato ‘nnammurato» e un coro di migliaia di voci accoglie gli sportivi all’ascolto dei nomi scelti per la formazione. I tifosi sfegatati sono così, fedeli alla squadra del cuore fino alla morte. Possono restare delusi da un incontro andato male, ma difenderanno sempre i loro beniamini. Sono scelte di vita: da un lato i comuni mortali, dall’altro gli Ultras della mitica Curva B, protagonista indiscussa della canzone di Nino D’Angelo, che dagli anni ’80 ci ha rappresentati con degno sentimento di appartenenza. Un tempo era il Napoli Soccer con la Magica (Maradona, Giordano, Careca), e l’insuperabile Carnevale.

L’antico splendore di un capitolo chiuso targato Ferlaino, poi sette anni fa il divino De Laurentiis fondò la SSCN riportando la squadra degli Azzurri in serie A. ¬¬¬¬La partita è un fatto sociale. Con il fischio d’inizio l’intero popolo napoletano gioca accanto ai calciatori. Da casa si urlano accurate indicazioni e, se oltre il piccolo schermo il messaggio non arriva chiaro, si procede in dialetto «Mamma mia, e ch’’e cumbinato!». Ma subito dopo è competizione pura, corrono potenti dribblando gli avversari sotto la rete. Se è goal, si capisce subito: un terremoto di gioia invade anche chi non segue l’incontro; se si prende il palo, con sgomento, mani al viso e due parole: «Maronna mia!», ma se si è verificato un fallo ai danni del Napoli, l’atteggiamento nei confronti dell’avversario è intransigente, non ci sono dubbi: «Jttatelo ‘a via ‘e fora!»

L’arbitro merita un approfondimento. Sul divano, dove ognuno occupa posti prestabiliti, gelosamente conservati nel tempo, si valuta se è «amico» o meno. Nel primo caso gli elogi abbondano, «È preciso e rigoroso», e se concede un po’ di grazia altrove viene perdonato, perché «Non può far vedere, deve bilanciare»; nel secondo, il destino era tracciato: «Proprio chiste?» ad indicare che con lui la partita è compromessa dall’inizio. È difficile restare seduti, chi ha problemi di cuore rischia grosso, per questo preferisce affacciarsi ogni tanto entrando e uscendo dalla stanza. Qualcuno decide anche di osservare un improvviso digiuno, o di lasciare la tavola imbandita, perché se si sparecchia potrebbero cambiare le circostanze: si è sempre fatto così ed è meglio non sostituire la via vecchia con quella nuova.

Si indossano tute, rigorosamente della squadra, berretti e sciarpe. Tutto fa brodo, pure il nonno: l’udito non l’aiuta, ma ci deve stare. Se un goal viene segnato proprio quando una persona si è assentata è severamente vietato il suo ritorno, porta iella. La famiglia si basa sull’amore e il rispetto, ma se un componente ha deciso di tifare una squadra diversa è un traditore, va trattato con distacco e guardato con sospetto. Non è detto che non accada l’inconcepibile: da genitori partenopei può nascere un figlio milanista o juventino? Una vera sfortuna, una disgrazia così in casa non doveva capitare. Quando la sconfitta incalza palese, i rapporti sentimentali tra marito e moglie potrebbero degenerare, persino il caffè più buono e intenso diventa irrimediabilmente amaro e la tristezza riempie le giornate, ripensando all’accaduto. In ogni caso non è mai colpa della squadra, che è stata ovviamente sfortunata.

Sabato ricomincia il campionato e domenica scenderà in campo il Napoli con gli idoli Hamsik, Higuain e Insigne. Pronti ad accogliere le manie speciali dei calciatori: un goal segnato viene dedicato al nascituro posizionando il pallone sotto la maglia, a Dio con le dita verso l’alto, o al paese d’origine inscenando una danza tipica. Chissà quale altra proposta riserveranno alla tifoseria. Certo è che quest’anno la SSCN intende valorizzare le giovani proposte, per la gioia di tanti ragazzi che guardano, sognano e imitano soprattutto acconciature e tatuaggi.

Accanto a loro, le donne, più appassionate dei compagni e dei conoscenti. Leggono quotidiani, ascoltano le ultimissime sulla squadra, s’intendono di calciomercato. Anche se Cavani ha deluso tutti, la grande famiglia azzurra gli vuole un gran bene e con orgoglio riparte più forte di prima assecondando il coro di Palombella: «Nella mia vita ci sono due colori che a me mi fan soffrire; nella mia mente un ideale e nel mio cuore Napoli».
(Fonte foto: Rete Internet)