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Napoli. Port’Alba, la protesta dei librai e la soluzione temporanea

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L’amministrazione concede l’occupazione del suolo pubblico ma è un provvedimento provvisorio

 Accordo a metà, questa la «soluzione temporanea» – come fortemente sostengono i librai, che si auspicano, invece, una soluzione definitiva e a loro favore – per dirimere la questione circa la chiusura delle bancarelle dei libri, nella storica via della cultura. I commercianti di Port’Alba, nei giorni scorsi, sono stati multati in quanto l’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico era ormai giunta a scadenza dei termini.
Ieri, giovedì 10 luglio, a Palazzo San Giacomo, c’è stato un incontro per presentare e discutere, insieme a tutti i librai, le proposte di lavoro definite dall’assessore alle Attività produttive Enrico Panini. Stamattina, soltanto pochissime librerie facevano mostra delle bancarelle e gli umori dei librai si rifacevano tutti ad un’unica logica: che il Comune non si perda nelle maglie della burocrazia.

Le sovraintendenze e gli assessorati di competenza sostengono che gli espositori dei libri devono essere sì incentivati ma secondo le forme e nelle misure indicate dalla legge, sicuramente la municipalità deve trovare una soluzione al più presto che permetta a tutti gli operatori culturali di aprire le librerie e tenere aperti gli espositori. “Port’Alba non può e non deve chiudere, è un luogo troppo importante per Napoli e per la sua gente, noi librai non siamo un supermercato, una fredda catena commerciale che rivende libri, noi librai abbiamo un certo rapporto confidenziale con i clienti, noi vendiamo cultura …” questo è l’accorato appello che unisce i commercianti della storica via dei libri.

Port’Alba è, in effetti, un luogo affascinante che profuma di carta, è un tesoro dove gli scrigni sono vecchie bancarelle di metallo, che come sirene incantano i passanti che osano volgere lo sguardo verso di esse e verso le copertine dei libri.
Si narrano leggende metropolitane, secondo le quali c’è chi, andando a comprare un libro, sia ritornato il giorno dopo, ammaliato dalla fascinazione dei libri.
L’«andar per libri» è lo sport preferito dei librofili, di coloro che amano leggere e i libri in sé, ed è un’attività molto apprezzata dai napoletani e da tutti coloro che hanno la fortuna di passeggiare per questa bellissima via.

Port’Alba è un luogo storico, è sempre stata (ed è) una via affollata, piena di gente, di turisti, di vita, e vederla vuota, senza le sue tipiche bancarelle colme di volumi, mette una certa tristezza ai passanti, non abituati a tale scenario deserto. Senza libri, Port’Alba cambia volto e colori. Essa è un luogo poetico, dove si fa sosta per poter anche solo sfogliare i libri, è la cultura a portata di mano e di tasca, dato che si tratta di libri «usati», letti già da qualcuno e in attesa di qualcun altro che li faccia riprendere vita, inoltre, vi si trovano delle vere chicche letterarie e a pochissimo prezzo. Port’Alba è la cultura a portata di tutti e deve essere preservata, tutelata, valorizzata.

Per colpa della crisi già alcune librerie, come la storica libreria Guida, sita in questa stessa via, è stata chiusa, nel dicembre dello scorso anno, dopo quasi cento anni di attività, quindi sarebbe un doppio fallimento vedere questa strada, perla del centro storico, come San Gregorio Armeno, svuotata della sua essenza.
Anche i social network si sono mobilitati. L’appello lanciato su Change.org ha raccolto in poco tempo moltissime firme per la petizione dei cittadini a difesa delle bancarelle, inoltre è stata creata anche una pagina Facebook che ha raccolto 3549 «Like», dal titolo «Che il suolo pubblico di Port’Alba sia occupato dalle bancarelle dei libri».
“Ai librai e alle libraie, ovunque, che non si stancano mai di vendere sogni.” (dedica tratta dal libro «La libreria dei nuovi inizi» di Anjali Banerjee).

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