Parolisi spera ancora in un ribaltamento della sentenza che lo ha condannato all’ergastolo. La famiglia Rea: “Il colpevole è già in carcere”.
Mentre slitta a mercoledì 2 ottobre il DL sul femminicidio che doveva approdare a domani nell’aula della Camera, a L’Aquila si consuma l’ennesimo atto della vicenda iniziata due anni fa con l’omicidio della giovane mamma di Somma Vesuviana, Melania Rea con la prima udienza del processo in Corte d’Assise d’Appello in cui è imputato il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, marito di Melania, condannato in primo grado all’ergastolo.
Come ha spiegato il procuratore generale della Corte d’Appello, Romolo Como, al termine delle tre udienze la Corte si pronuncerà sulle istanze di nuove perizie presentate attraverso una memoria dai legali di Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile. Como ha chiesto la conferma dell’ergastolo, incluse le aggravanti, per Parolisi. Dal canto suo la difesa ha annunciato che presenterà istanze preliminari e richieste di inserimento di nuove perizie. «Noi abbiamo anche sollecitato la Corte in tal senso, ci sono delle impronte di calzatura, che parlano di qualcosa di diverso rispetto alla ricostruzione, il giudice con un gioco di prestigio le ha trasformate in mani, noi chiediamo alla Corte, se vuole realmente accertare la verità, di sciogliere questo dubbio – ha detto Nicodemo Gentile alle telecamere di Skytg24- è un dubbio decisivo, è il cuore del processo, chi vuole arrivare alla verità dei fatti dovrebbe sollecitare la Corte a fare tutto ciò».
Salvatore Parolisi si è presentato in aula con jeans e giubbotto nero su camicia a righe rosse, dimagrito rispetto a undici mesi fa quando, il 26 ottobre 2012, nell’aula del Tribunale di Teramo, fu letta in primo grado la sentenza di condanna all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea. Presente anche Michele Rea, fratello di Melania, il quale come molte altre volte ha ribadito: «Vogliamo la verità, la giustizia, in primo grado tutto questo è arrivato ma non perché cercassimo un colpevole qualunque, volevamo il colpevole ed è stato trovato in Salvatore Parolisi». Michele ha poi chiuso dicendo che «le indagini hanno portato a lui, le alternative sono state battute e si ritorna a lui. Ci aspettiamo la stessa condanna anche in secondo grado».
L’udienza si è tenuta a porte chiuse per decisione del presidente del tribunale, èd è iniziata alle nove. Fuori dal tribunale, una selva di cronisti e telecamere. Sarà la Corte a riunirsi in camera di consiglio a decidere. Se le istanze della difesa, che probabilmente riguarderanno nuove perizie su due macchie di sangue – una nel boschetto e una sul corpo di Melania – dovessero essere respinte, si andrà avanti velocemente, con la sentenza che potrebbe arrivare già nell’udienza di lunedì 30, dopo quella fissata venerdì prossimo. In quel caso, ci sarebbero nell’ordine le repliche di Procura generale, parte civile e difesa. Alla fine di questi interventi Parolisi potrebbe rilasciare una dichiarazione spontanea.
«Abbiamo affrontato un processo in primo grado nel quale l’accusa ha portato una ricostruzione dei fatti, un movente che, grazie anche all’attività istruttoria fatta dal giudice e proposta dalla difesa, è stato totalmente respinto dal giudice – ha spiegato l’avvocato Biscotti, uno dei legali di Parolisi – lo stesso ha poi fatto una propria ricostruzione. Oggi ci troveremo a contrastare punto per punto quella che è stata la ricostruzione del giudice, proprio per dimostrare, così come abbiamo fatto in primo grado, l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria. Riga per riga dimostreremo come la ricostruzione fatta dal giudice è fantasiosa e non aderente ai fatti e ai dati emersi durante il processo». «La partita processuale sulle aggravanti è molto importante».
Così esordisce invece Mauro Gionni, legale della famiglia Rea al termine della prima parte dell’ udienza del processo d’appello. E continua, in riferimento alle istanze di approfondimento delle indagini presentate dai legali di Parolisi: «Sono state già oggetto di discussione in primo grado e comunque le nuove prove non possono essere chieste dalle parti, dipende solo dalle decisioni dell’ufficio. Non esiste infatti un potere delle parti, può esserci solo una sollecitazione sulla rinnovazione delle prove». In relazione al nuovo faccia a faccia tra Parolisi e i familiari di sua moglie Melania Rea e sul possibile nuovo momento di tensione, l’avvocato ha spiegato «di aver guardato i giudici, essendo Parolisi coperto dai suoi legali e i familiari della mia assistita alle spalle quindi non mi sono preoccupato di questo aspetto».
«È chiaro – ha continuato Gionni – che ogni volta che c’è un incontro con Parolisi da quello che mi riferiscono, l’atmosfera e le sensazioni si aggiungono a cose che non scompaiono mai, immagino che sia stato così anche oggi anche se non abbiamo avuto il tempo di parlarne». Finita l’udienza, erano circa le 17, 45, Parolisi è uscito dalla porta secondaria del tribunale, coperto dai carabinieri on le porte del cellulare aperte e attaccate al portone. Poi è partito, scortato dalla polizia penitenziaria, per Teramo dove sta scontando la reclusione nel carcere di Castrogno.

