In un comunicato stampa l’analisi del voto nella città del “Mariglianese D.O.C.”
A Marigliano le politiche della recente tornata elettorale sono state senza dubbio stravinte dal Movimento 5 Stelle che con il 22,6% alla Camera (3.646 voti) e il 20,7% al Senato (2.924 voti) conferma la tendenza nazionale a suo favore che per i due rami del Parlamento gli assegna rispettivamente il 25,5% e il 23,8%.
Per quanto riguarda la lista che abbiamo sostenuto, Rivoluzione Civile – Ingroia, i risultati nazionali sono stati deludenti (2,2% alla Camera, 1,8% al Senato) e non siamo riusciti a raggiungere l’ambìto 4% alla Camera che ci avrebbe garantito una rappresentanza istituzionale dopo 5 anni di assenza dal Parlamento. A livello locale il dato deludente è stato riconfermato dal fatto che, a eccezione della città-operaia di Pomigliano d’Arco e di pochi altri comuni del territorio non siamo riusciti a superare quella soglia del 4%.
A Marigliano, città certamente non rossa ma democristiana fin nel profondo dell’indole, Rivoluzione Civile è riuscita perlomeno a mantenere la maggior parte dei propri consensi di sinistra totalizzando il 3,2% (514 voti) alla Camera e il 2,9% (414 voti) al Senato, grazie ad un elettorato proveniente, come è possibile dedurre da un confronto con le votazioni delle regionali del 2010, in maggioranza da Rifondazione Comunista e Verdi, e solo in piccola parte da Italia dei valori, l’altro partito sostenitore della lista di Ingroia, pressoché assente sul territorio mariglianese, che però aveva ottenuto alle regionali del 2010 ben 601 preferenze. È assai probabile dunque che, di queste, circa 400 e passa siano state intercettate dal Movimento di Grillo (negli anni scorsi molto vicino a Di Pietro) il quale intanto ha strappato voti anche alla sinistra comunista e ambientalista.
Se allora è possibile ipotizzare che circa 500 voti siano pervenuti al M5S dalla sinistra e dall’Idv ci resta da rispondere ad una importante domanda: ma da dove vengono le altre 2.500 preferenze e oltre totalizzate da Grillo?
Il “fattore Tommaso Barbato”
Sempre da un confronto con i dati delle regionali 2010 potremmo affermare in prima battuta che i due grandi partiti, figli dello sciagurato bipolarismo, Pd e Pdl, abbiano non solo confermato le loro prestazioni ma le abbiano addirittura incrementate di qualche centinaio di voti: il Pd passa dai 3.400 del 2010 ai 3.657 delle politiche (al Senato) e il Pdl passa dai 4.182 del 2010 ai 4.304 delle politiche (ancora al Senato).
Potremmo così concludere sbrigativamente, ma finora le deduzioni non hanno tenuto conto del pesante “fattore Tommaso Barbato”, il sempiterno onorevole memorabile per le sue intemperanze salivari. D’altro canto in passato abbiamo con forza sostenuto che l’orientamento elettorale del cittadino mariglianese standard, “il Mariglianese D.O.C.”, non può prescindere dalle indicazioni di voto dei personaggi Paolo Russo e Tommaso Barbato. Ma mentre per il primo tralasciamo questa volta di soffermarci, per il secondo ricordiamo che alle scorse regionali aveva ottenuto, in coalizione con il centro-destra, ben 1752 voti, candidando nella lista Noi Sud – Libertà e autonomia il giovanissimo figlio Francesco, campione di preferenze (e poi i grillini si lamentano che i partiti candidano pochi giovani!): che fine ha fatto allora quel bel pacchetto?
Dal momento che in occasione delle recenti politiche Tommaso Barbato ha dichiarato il suo appoggio al partito di Bersani (cosa che molti sostenitori del Pd hanno considerato, più di un beneficio, un danno per il proprio partito) ciò vuol dire che almeno 1000 voti del suo pacchetto (gli altri saranno andati al centro-destra) sono passati ai democratici provocando il conseguente slittamento di circa 1000 voti verso il M5S. Ecco allora da dove proviene il grosso delle preferenze grilline: dal Pd, il quale secondo questa lettura avrebbe confermato i consensi del 2010 solamente grazie all’apporto dei voti di Barbato. Le altre preferenze grilline poi provengono dal centro-destra e dal centro le cui coalizioni in fin dei conti, al di là dei dati dei singoli partiti, hanno perso altre centinaia di voti.
L’importanza di una presenza politica di sinistra
In calce a questi approssimativi ma significativi calcoli ci resta da dire che siamo felici per l’affermazione del M5S il quale ha presentato nel suo programma molti dei punti che la sinistra sostiene da anni (la trasparenza istituzionale, il reddito minimo garantito, il no agli inceneritori, la difesa della gestione pubblica dell’acqua, il no alla Tav e alle grandi opere, il taglio delle spese militari) e speriamo possa convergere in futuro sulle nostre posizioni anche quando si parlerà di opporsi all’aumento dell’età pensionabile (anche se dalle ultime dichiarazioni sembra che Grillo voglia tagliare le pensioni insieme agli stipendi dei dipendenti pubblici!), di ripristinare l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori (anche se sappiamo che Grillo ha dichiarato di voler abolire i sindacati!), di sostenere l’antifascismo (anche se Grillo e alcuni dei suoi deputati hanno mostrato preoccupanti tendenze razziste e revisioniste!), di istituire una tassazione sui grandi patrimoni che non colpisca solo i politici (anche se Grillo vuole considerarli i principali esponenti della “casta” eliminando con questa categoria il concetto di “classe”!) ma anche i ricchi manager, i dirigenti, gli imprenditori e i milionari in generale, classe a cui appartengono gli stessi Grillo e Casaleggio.
Crediamo dunque nella necessità della presenza politica e istituzionale della sinistra organizzata che ha espresso ben prima di Grillo molte delle istanze sociali portate avanti oggi dal M5S ma anche tante proposte progressiste ignorate da un movimento che, dicendo di prescindere da impostazioni ideologiche e dalla distinzione di destra e sinistra (una superficiale teoria che costituisce essa stessa una nuova ideologia) ha cancellato la storia e diffuso tra la gente un’illusione. Eppure Antonio Gramsci, un comunista oltre che un intellettuale, ci ha insegnato che «L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva; la storia insegna e non ha scolari». Soprattutto oggi gli scolari rimasti rappresentano una piccola minoranza del popolo italiano. Una minoranza destinata però a farsi avanguardia.





