La camorra si ciba di silenzi. Il ponte che congiunge il ricordo con l’azione è fatto con la forza d’animo di chi, non dimenticando, agisce per fare in modo che certi eventi non possano più accadere.
Com’è giusto che sia, a distanza di oltre trent’anni, sono in tanti quelli che ricordano il Sindaco Marcello Torre, ucciso dalla mano vigliacca della camorra. Si è saldata negli anni l’idea che quest’uomo sia l’esempio per eccellenza di come la pubblica amministrazione debba difendere la propria comunità di appartenenza. Ciò che pubblicamente, su una testa giornalistica, viene probabilmente messo meno in evidenza è il fatto che questo ricordo è stato alimentato negli anni con la linfa della tenacia da parte della moglie e della figlia dell’Avvocato Marcello Torre.
Va dato atto alla Signora Lucia, così come ad Annamaria, di essere state capaci di modificare il lutto personale nella realizzazione di un canale per trasmigrare il “solito” omicidio di camorra in un modello sociale in cui identificarsi per condividere la percezione di valori quali senso di responsabilità, rispetto, coraggio e voglia di coesistere in una realtà migliore. E’ scontato dire che queste due donne avrebbero piacevolmente evitato di combattere per questo obiettivo preferendo una totale estraneità ai fatti e continuando a vivere con Marcello nella serena vita di una Pagani tranquilla. La vita è stata differente dalle aspettative e il loro impegno è stato degno del testamento morale lasciato da Marcello.
Pagani non era una città senza camorra. Pagani non è una città senza camorra.
Oggi però, la coscienza collettiva di chi ha saputo ascoltare il messaggio è stata nel tempo modificata con la percezione di eroismo e di dignità che ha contraddistinto la figura di questo Sindaco: processo fondamentale per la costruzione dell’identità campana, utile soprattutto a ristabilire nuovi metodi per agire concretamente con una lotta fatta di denuncia al crimine e di sostegno nei confronti di chi è vittima.
Credo vivamente, che a prescindere dalle piazze o dalle sale dedicate, la memoria debba restare viva nell’animo di chi vuole crescere poichè chi si estranea dalla cultura della camorra ha già contribuito all’eutanasia di questo male apparentemente inguaribile. A tutti noi spettano le azioni, anche le più piccole per fare in modo che i compartimenti mafiosi non possano ulteriormente dilagare, per rendere possibile un aiuto valido a chi ha bisogno di sostegno.
Spetta a noi decidere se restare bestie rilegate nell’ignoranza e nell’indifferenza o se interiorizzare il messaggio diffuso nel tempo da Lucia e Annamaria. L’insieme di tutte le persone che quotidianamente si occupano di lotta al crimine organizzato attraverso il ricordo e il pensiero di Marcello Torre e degli altri eroi, devono in un armonico accordo agire affinchè il messaggio non sia travisato: ciò che è accaduto a Marcello non deve essere interpretato come l’idea che chi lotta muore ma piuttosto come l’idea che nessuno più deve soffrire per colpa dei vigliacchi. Il vero atto di responsabilità infatti, sta nel voler restituire la vita al Sindaco Torre agendo ognuno con un adeguato rispetto per la collettività. Così facendo il sacrificio non sarà stato invano.
Per evidenziare ulteriormente il significato di questo ricordo, ripropongo una riflessione già espressa su facebook: Ieri e oggi ho vissuto l’esperienza del Premio Nazionale Marcello Torre. Credo vivamente una cosa, secondo me importante: gli eroi effettivamente spaventano e questo non è del tutto sano. Deve passare un messaggio fondamentale, chi è morto per aver lottato difendendo i diritti di tutti, merita un significato privilegiato in cui, paradossalmente, è l’entusiasmo a dover essere il motore necessario per dare un valore unico, moderno e contemporaneo a chi si è sacrificato anni fa. La forma, il tipo di comunicazione deve raggiungere lo stato d’animo prima che l’intelletto. Non è vero che non è cambiato nulla in trent’anni, è cambiato tanto ma c’è ancora tanto da fare.
E’ la percezione dell’idea di vitalità che deve essere messa in risalto, in una perfetta contrapposizione ad una morte susseguita dalla violenza di dementi. Vanno prese le distanze con sdegno gridato a gran voce contro i corrotti e allo stesso tempo va sostituito lo sconforto con la fiducia e con sostegni concreti. Ciò che forse dovrebbe essere messo maggiormente in risalto è che questi uomini sono stati ammazzati non per essere impolverati dal rimpianto ma per diventare apripista di modelli mentali differenti. In questo caso, nel nome di Marcello Torre, ciò che deve interessare a noi tutti, è che quest’uomo si ostina con determinazione, ancora oggi, a farci capire che dobbiamo vivere la nostra realtà con più entusiasmo e partecipazione, senza troppi protagonismi o gesti eclatanti, basta anche solo una seria riflessione su quanto ognuno di noi può fare, nel quotidiano, per non lasciarsi coinvolgere dal modus operandi della prepotenza.
Ciò che tiene in vita Marcello Torre sono ad esempio i ragazzi, che riescono a non vedere in questa figura un mito aulico e irraggiungibile ma piuttosto un padre intelligente che serenamente ci dice: “Ragazzi, state lontani dalla merda della corruzione. Ci sono passato io, ‘sti bastardi contaminano i sorrisi. Vivete la vostra vita con condivisione ed entusiasmo, pensando al fatto che agendo nella correttezza si è liberi dalle caste fisiche e mentali. Prima di essere un Sindaco, un Politico, un Avvocato, io sono Marcello e sono un uomo corretto che vi invita a godere dei benefici dell’estraniazione da ogni forma di prepotenza”. E’ così che immagino le parole di Marcello Torre in un’utopica scena in cui tutto timoroso del suo ruolo mi avvicino per presentarmi, mentre lui, ridimensionando la forma, mi mette a mio agio proponendomi il suo messaggio e facendomi una carezza. Considerando il suo coraggio, credo che sia questa la sua idea di libertà.





