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Ma non avevamo detto che la corruzione è un fenomeno tipico del sud?

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Roma, Venezia, Milano, ovunque negli anni si stanno evidenziano casi di corruzione. Quanto è stato fatto non basta, è necessaria più trasparenza della magistratura e certezza della pena per cambiare ciò che Amato Lamberti già evidenziava nel 2009.

Dov’eravamo rimasti? Sì, la mafia è la piaga del sud, la corruzione è la peculiarità caratteriale del meridione e infine rosso di sera bel tempo si spera. C’è quasi un sadico godimento nel notare che i luoghi comuni seppur con lentezza, pian piano tendono a svanire. C’è ancora troppo da fare e purtroppo non c’è niente di cui godere, poichè riscoprire amaramente che la prepotenza mafiosa è un problema anche del nord, ci spinge a pensare quanto la cultura del malaffare faccia ancora intensamente parte del dna politico nazionale. Tangenti legate agli appalti del Mose di Venezia: un giro d’affari incredibile. Tanto, tantissimo denaro caduto come al solito nelle tasche sbagliate. Anche questa è mafia. Non è una questione di terminologie: chiamiamola camorra, chiamiamola ndrangheta chiamiamola mafia, chiamiamola come vi pare, ma questo sistema di corruzione e accumulazione illecita di capitali non è limitato ad alcuni territori meridionali.

Per affrontare un problema bisogna conoscerlo affondo, accettando lucidamente che l’atteggiamento mafioso è tipico del sud esattamente come del nord. Cosa accade quindi ogni qual volta vengono giustamente messi in luce questi disastri? A dircelo è una notizia recentissima, ne riporto un pezzo tratto da “Il fatto quotidiano”: “In sei anni gli investimenti stranieri in Italia si sono più che dimezzati. Nel 2013 sono stati pari a12,4 miliardi di euro, il 58 per cento in meno rispetto al 2007, l’anno prima dell’inizio della crisi. Il motivo va cercato nel “deficit reputazionale accumulato negli anni” dal Paese, “a causa di corruzione diffusa, scandali politici, pervasività della criminalità organizzata, lentezza della giustizia civile, farraginosità di leggi e regolamenti, inefficienza della pubblica amministrazione, infrastrutture carenti”. A rilevarlo è il Diario della transizione del Censis che osserva come questi siano tutti fattori che “fanno salire lo spread tra i nostri ‘fondamentali’ (il made in Italy, le eccellenze manifatturiere, l’ italian way of life, le ‘grandi bellezze’ artistiche e paesaggistiche), che restano solidi, e il giudizio complessivo su di noi””.

Cosa è possibile fare per invertire la rotta? Probabilmente in questo caso, una risposta incisiva e determinante potrebbe essere la certezza della pena, chi sbaglia deve pagare perchè altrimenti a pagare sarà l’intera economica nazionale e di conseguenza il benessere collettivo proseguirà nel suo incessante processo di deterioramento. Un processo che negli ultimi anni tende tristemente ad avere un andamento costante. L’opinione pubblica ne gode, l’Europa ne resta contaminata, la cultura genera nuovi eredi criminali e intanto l’Italia nel caos continua a sognare armonia e trasparenza.

Per fare in modo che la legge sia rispettata e che le pene siano esemplari bisogna tenere sotto controllo anche la magistratura che a quanto pare non ne esce immacolata da questi ultimi scandali. Da settembre 2009 a giugno 2014 quanto è cambiato? Poco, troppo poco, a rivelarlo è un illuminante articolo scritto su questa stessa testata giornalistica dal Sociologo Amato Lamberti. Vale la pensa rileggerlo, vale la pena continuare a capire, vale la pena notare quanto il sistema della corruzione segua una metodologia che nella maggioranza dei tratti resta identica a quella di ormai diversi anni fa. Se è dunque la cultura l’elemento principale da modificare è davvero necessario continuare a mettere in luce i sistemi mafiosi comprendendone le dinamiche criminali esclusivamente per favorirne l’estinzione.

Ecco il testo del Prof. Lamberti, esperto in devianza e criminalità, il pezzo è dolorosamente attuale, nonostante sia stato scritto nel settembre del 2009, in questa riflessione modifichiamo il termine “camorra” in “mafia” e il gioco è fatto, ci sembrerà chiaro quanto il rischio di produrre crimine organizzato sia, tutt’oggi, davvero dietro l’angolo: ” Secondo l’OCSE, l’Italia è tra i paesi industrializzati largamente il più corrotto, a livello di alcuni paesi africani e centro-americani, ed inoltre la corruzione in Italia può essere quantificata in 100 miliardi di euro l’anno.

Qualche economista arriva a sostenere che la tenuta, nell’attuale congiuntura economica, del sistema Italia si regge sulla corruzione polverizzata a livello di massa i cui proventi vanno tutti a sostenere i consumi e quindi, indirettamente, anche la produzione. La corruzione, vale a dire lo scambio tra un atto di potere discrezionale a favore di qualcuno e una prestazione di denaro o di altra utilità, non riguarda più soltanto livelli apicali decisionali ma ogni articolazione decisionale, soprattutto delle pubbliche amministrazioni, comprese quelle che pur non avendo potere decisionale possono giocare sui tempi della concessione di una autorizzazione o del pagamento di una prestazione.

Poichè la corruzione si esercita tra uno o più membri di una amministrazione pubblica e un agente o un operatore esterno, essa può esercitarsi ed operare dovunque esista un soggetto che detiene un potere decisionale, anche di piccolissime dimensioni, che però può gestire in maniera discrezionale in modo da ottenere un qualche rendimento economico o da favorire interessi personali. Gli imprenditori sanno bene, ad esempio, che, per ottenere autorizzazioni, concessioni, finanziamenti, dopo aver effettuato con dispendio economico il passaggio “politico” sono necessari più passaggi “amministrativi”, ciascuno accompagnato da esborso di denaro, per raggiungere il risultato. Non ci sono scorciatoie possibili: se non si paga a ciascuno dei livelli decisionali si rischia solo di ritardare o vanificare il raggiungimento dell’obiettivo.

In questo meccanismo la camorra ci sguazza perchè sembra fatto apposta per favorirne l’operatività. La camorra può fungere da “facilitatore” del sistema di corruzione: il politico o l’amministratore possono avere difficoltà a chiedere tangenti all’imprenditore “pulito”; molto più semplice è il rapporto con le imprese legate alla camorra perchè sono loro stesse a proporre lo scambio corruttivo, anche relativamente ai diversi livelli decisionali. Ma la camorra può fungere anche da “acceleratore” delle decisioni, a proprio favore ma anche in conto terzi, mettendo in campo il suo potenziale intimidatorio ai diversi livelli decisionali che operano resistenza o che giocano al rialzo delle richieste.

In pratica la camorra esercita una funzione di mediazione sia “politica” che “amministrativa” che nel momento in cui viene riconosciuta assume contorni di legittimazione agli occhi degli operatori economici, tanto da diventare il primo riferimento a cui rivolgersi per ottenere credito a livello politico e attenzione rispettosa a livello amministrativo. La camorra diventa così agente e strumento di corruzione e può arrivare a condizionare l’intero funzionamento di una pubblica amministrazione che, come dimostrano tanti decreti di scioglimento per condizionamento mafioso e camorristico di Comuni della Campania, si trasforma in una macchina che funziona solo con la benzina della corruzione.

Naturalmente, quando in un contesto territoriale, come accade in Campania, molti processi decisionali sono segnati dalla corruzione e dalla mediazione camorristica, la spesa pubblica è utilizzata non per soddisfare esigenze collettive ma solo per sostenere rendite di posizione personali e l’allargamento del potere delle organizzazioni criminali”.

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