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L’anno è nuovo, ma la storia è sempre la stessa

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Un giornale del gennaio 1995 pare scritto oggi: ci sono Berlusconi, le elezioni, la Lega ballerina, le congiure, le tavole imbandite della politica, le banche che comprano aziende:.

E’ il tempo della paura. Tra un paio di giorni è Capodanno, tra due mesi si vota, non c’è politico che non prometta e giuri che ora si volterà pagina, che l’Italia cambierà, verrà ridisegnata, che inizierà una nuova era. Lo dicono con una convinzione così intensa e così originale che incomincio ad aver paura.

Vuoi vedere che questi fanno sul serio ? Non mi rassicurano nemmeno le facce, che pure sono, in gran parte, già note. Sono carte conosciute. Ma dicono i giocatori di bigliardo che talvolta proprio la palla spaccata fa il sei. Corro al solito rimedio, alla collezione di giornali e riviste, tiro fuori, a caso, una copia dell’ “ Espresso “: la mano è stata felice: è il numero del 20 gennaio 1995. Il 23 dicembre del 1994 nella casa romana di Bossi si erano riuniti Bossi, Buttiglione, segretario del PPI, e D’ Alema, capo del PDS. Avevano firmato un patto per mandare a casa il primo governo Berlusconi, e il capo leghista aveva offerto ai nuovi alleati una lauta cena: sardine in scatola, lattine di birra e pan carré.

Da qui il nome epico di patto della sardina. Nel numero dell’ “ Espresso “ di 18 anni fa l’ “ antitaliano “ Giorgio Bocca bastonava non solo il Cavaliere, ma anche i congiurati della sardina, i quali spingevano la Lega a fare la crisi “ perché hanno una concezione berlusconiana del potere “: il potere per il potere. Non vogliono cambiare nulla. Vogliono solo sedersi al posto del Cavaliere. Lui andava a tenere discorsi nel “ cabaret di Emilio Fede “, Bertinotti faceva comizi nella trasmissione “ Harem “ ( il nome è tutto un programma ) e D’ Alema e Buttiglione lanciavano proclami dal salotto di Funari. Di Pietro smentiva i giornali che gli attribuivano l’intenzione di fondare il partito “ Mani pulite “ ( chi di mani pulite ferisce, di mani pulite ferisce ).

Emilio Fede storpiava i nomi dei nemici del Cavaliere: per ridicolizzarli. Oggi lo fa anche Beppe Grillo. Andrea Barbato commentava le preoccupate riflessioni del cardinale piacentino Silvio Oddi, il quale era un ammiratore del Cavaliere e quindi si augurava che Buttiglione agisse “ secondo l’ispirazione che riceve dallo Spirito Santo “ e che non portasse “ i credenti sulla cattiva strada “. Oggi pare che lo Spirito Santo si stia schierando con Monti: e solo gli animi indemoniati riescono a sospettare che c’entri qualcosa l’IMU. Il Ministero della Pubblica Istruzione ammetteva che erano stati spesi 700 milioni per un seminario delle Accademie, e quasi 300 milioni per un seminario sulle arti visive ospitato dalla “ splendida Naxos “.

La presidente della Rai, Letizia Moratti, disponeva che nel giorno dell’Epifania Raiuno trasmettesse “ tre ore di messa solenne “: durante la quale messa il Papa ordinò vescovo Javier Echevarria, “ numero uno “ di Opus Dei. Il Cavaliere non voleva un governo tecnico, voleva elezioni anticipate, e cercò di convincere D’ Alema: si incontrarono, ovviamente, a casa di Letta, davanti a “ una pasta al pomodoro “, che D’ Alema apprezzò, ma non tanto da cedere alla pressione del Cavaliere. Tra il 9 e l’11 gennaio, raccontava ai lettori dell’ Espresso il misterioso Minister, il Cavaliere convocò tutti i suoi nel salone di rappresentanza al terzo piano di Palazzo Chigi, per uno spuntino in piedi intorno a un lungo tavolo imbandito con zuppiere di rigatoni vassoi di roastbeef torta alla crema e vino Chianti: ma l’on. Berlusconi era nervoso, e sebbene gli ospiti avessero fame, la mensa fu sgombrata alla svelta.

Tutti i talk show, avvertiva Carlo Gallucci, e persino “ Non è la Rai “ di Ambra “ hanno iniziato la campagna elettorale pro Silvio “. Sgarbi si accanì contro Maroni, che aveva spinto la Lega a rompere con il Cavaliere: “ i leghisti sono inesportabili, provinciali e cafoni, e Maroni è un ignorante supremo e irrimediabile “ (p. 46). Il 9 gennaio Ernesto Galli della Loggia ammonì, sul Corriere, che il “ miglior alleato del Cavaliere è chi lo attacca troppo.”.

Ma “L’ Espresso“ non ascoltò il monito: anzi domandò ai più importanti storici stranieri se la democrazia in Italia correva qualche rischio. George Mosse rispose che non era peccato parlare al popolo, Fukuyama garantì che il Cavaliere non era un nuovo Zhirinovskij, “ non è abbastanza pazzo “, Gilles Martinet osservò che “ si stava peggio nel 1920 ”, Edward Luttwak dichiarò che chi “ violava le regole “ era Scalfaro, il Presidente della Repubblica, Denis Mack Smith giurò che lui, se fosse stato italiano, avrebbe votato Berlusconi, Ernst Nolte confessò di non vedere all’orizzonte un “ De Gaulle italiano “. Solo Peter Schneider fu impietoso: vedeva l’ Italia “ nella trappola di un guaritore.”.

A pag. 78 Gianni Perrelli raccontava la bancarotta del Messico, e indicava cinque paesi a rischio: l’ Argentina, il Canada, la Spagna, la Francia, e l’Italia. Da Tokio Norihiro Mitsuhashi diceva che l’industria si salva solo se può attingere impiegati e operai da una massa di disoccupati quarantenni “ vigorosi, preparati e ricchi di idee”. Massimo Riva esortava Antonio Fazio a stare attento, “ a non farsi scappare i capitali “: il che non era cosa facile, visto che il ’94 era stato l’anno nero dei titoli di Stato, ed era stato anche l’anno in cui le banche avevano comprato ricche collezioni di aziende e di quote societarie. E chi sa chi sta pagando i debiti che si accumularono su banche e su capitalisti a causa di questa “ febbre dello shopping”.

Nella “ bustina di Minerva “, che chiudeva il numero, Umberto Eco scrisse una riflessione corrosiva sulla mania dei sondaggi, una mania di cui soffrivano tutti i giornali, e non solo Berlusconi.” Manovrato con disinvoltura, il sondaggio diventa una semplice arma propagandistica…Anche chi non se ne intende di queste cose capisce che un sondaggio che non mette in pubblico i propri criteri metodologici non ha nessun valore..”.

Alla fine, mi sono calmato. Non ci saranno novità. Anche se Bersani riuscirà a perdere una partita che i sondaggi e lui considerano già una vittoria del PD, non sarà una novità. Dimenticavo. A pag. 15 la rubrica “ Riservato “ faceva i complimenti a Clemente Mastella, ministro del Lavoro: nel ’94 l’Italia aveva conquistato il record europeo per la disoccupazione: il 12 %.
(Foto: Quadro di S. Dalì, L’ora triangolare, 1933)

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