Da Pomigliano il segretario generale della Fiom avverte l’ esecutivo Letta. E fustiga la Fiat: “Non vende perchè, a differenza di tutti gli altri, non investe”.
Investimenti veri, contratti di solidarietà, rotazione e meno tasse a chi fa ricorso a questi strumenti. Questo per dare occupazione sia alla Fiat che a tutta l’industria in coma profondo. Sono solo alcune delle rivendicazioni che Maurizio Landini rilancia da Pomigliano, in un palazzo dell’Orologio, centro storico, ieri pieno come un uovo.
Qui centinaia di lavoratori, molti quelli in cassa integrazione, sono fermi ad ascoltare il leader della Fiom, che in mattinata aveva partecipato a un’assemblea dell’indotto auto rimasto in ginocchio, davanti alla Marelli di Poggioreale: 750 addetti senza futuro e con la cassa in scadenza a luglio. Ma prima che Landini parli si consuma un fuori programma. Alle dieci, nel salone dell’Orologio, irrompono i Cobas degli operai licenziati e in cassa integrazione Mimmo Mignano, Marco Cusano e Rosario Monda. “Il reparto confino di Nola è morto, è morta la Irisbus, la Marelli sta morendo, come la Fma di Avellino. Basta con le chiacchiere – urlano a squarciagola i quarantenni attivisti dei comitati di base – subito uno sciopero di due ore alla Fiat: dobbiamo bloccare le produzioni Panda”.
Andrea Amendola, segretario regionale della Fiom, si avvicina e torna la calma. Mario Di Costanzo interviene poi dal microfono. “Prima di dare il via agli scioperi dovremo parlare a fondo con i lavoratori che stanno da tempo nella catena di montaggio”, chiarisce uno dei metalmeccanici della Cgil, che grazie alla battaglia giudiziaria ingaggiata contro il Lingotto hanno potuto fare rientro in fabbrica, sia pure per un breve periodo e a distanza di “sicurezza” dai raparti dove sono concentrate le produzioni. Amendola quindi ricorda la sparatoria di palazzo Chigi: “Un disperato ha colpito chi non c’entra: dobbiamo interrogarci sul perché”. E avverte la Fiat: “Non ci fermiamo: andiamo avanti con le cause e con le iniziative”. Prossima tappa: il corteo di Roma organizzato dalla Fiom per il prossimo 18 maggio.
Tra i promotori anche il neosenatore di Sel Giovanni Barozzino, rsu di Melfi licenziato. “Quando sono andato in tribunale – l’episodio ricordato dal parlamentare – un dirigente della Fiat mi ha urlato che non è detto che il figlio di un operaio debba andare all’università”. “Con la vicenda Fiat abbiamo toccato il punto più basso delle relazioni sindacali e intanto la povertà avanza – aggiunge Federico Libertino, segretario generale della Cgil di Napoli – dobbiamo sfidare il governo sui contenuti”. E Franco Tavella, segretario regionale della Cgil, mette in chiaro che “non è solo il caso Pomigliano un caso nazionale” ma che “è tutta la Campania l’emergenza italiana: fondamentale una mobilitazione”. La sensazione è che i dirigenti sindacali non abbiano un’ostilità pregiudiziale verso il governo Letta.
E’ un atteggiamento che si avverte anche ascoltando gli umori della folta platea. Ma le diffidenze di sempre restano intatte. “C’è una contraddizione tra la soluzione politica e il voto, c’è un problema di coerenza e credibilità – osserva Landini – ma il nostro atteggiamento verso questo governo è di verificare fino in fondo se c’è una possibilità di cambiamento. Dobbiamo sfidare il nuovo esecutivo sui contenuti ma se continuano con le politiche di Monti e Berlusconi noi non saremo d’accordo”. Perplessità inoltre circa l’accordo in vista Cgil-Cisl-Uil sulla rappresentanza: “L’accordo deve dire che il contratto è valido se c’è il si della maggioranza dei lavoratori”. Impietosa poi l’analisi su Fiat e politiche industriali:
“Ho fatto le scuole basse ma c’è poco da capire: chi non investe non vende e questo è il motivo per cui hanno venduto solo 400mila vetture finora. Inoltre l’assenza di politiche industriali ha fatto il resto. E allora: investimenti seri, innovazione, ricerca, legalità, sicurezza, rotazione, contratti di solidarietà, rifinanziamento della cassa integrazione e sua estensione a tutti i settori produttivi. E ancora: nuove forme di reddito, come il reddito di cittadinanza, che tutela chi oggi è ricattato”. Infine la promessa: “Il piano di Marchionne è di limitare la libertà di ogni lavoratore per cui manifesteremo il 18: ogni giorno andremo dal governo a chiedere conto delle nostre rivendicazioni”. Nel pomeriggio però i Cobas annunciano: martedì picchetti alla Fiat.


